La torre? C’è chi la saprebbe spostare

L’epica impresa di Aristotele Fioravanti

di Gustavo Zandonella Necca, giornalista


«Nell’anno 1455 Aristotele Fioravanti, Bolognese, con nuovo ardimento qui trasportò intatta, per ispazio di più che 13 metri, la torre di S.Maria della Magione, alta 25 metri, che fu demolita nel 1825». A distanza di 568 anni, con una delle torri più amate della città attualmente a rischio, recita così la lapide collocata in strada Maggiore 82 per ricordare la celebre opera di ingegneria, incredibile data la tecnologia dell’epoca, completata proprio da Fioravanti.

La Torre della Magione sorgeva un tempo accanto alla chiesa di Santa Maria del Tempio, all’angolo tra le attuali strada Maggiore e vicolo Malgrado, ma fu spostata sotto richiesta di Achille Malvezzi, rettore della chiesa di San Giovanni Gerosolimitano. Andrea Malossini, giornalista e scrittore esperto di tradizioni popolari che cura la pagina web “Torri di Bologna”, spiega come il motivo dell’insolita richiesta fosse apparentemente dovuto, oltre al desiderio di migliorare la circolazione, al fatto che la torre coprisse al rettore la visuale verso Porta Maggiore. I maligni tuttavia erano certi invece che Malvezzi cercasse in realtà un tesoro templare sepolto sotto la torre, che non venne mai trovato. Fioravanti, all’epoca quarantenne, venne ingaggiato da Malvezzi per la missione, che a tutti sembrava impossibile, e sicuro delle proprie capacità si mise subito all’opera.

L’architetto Giuseppe Guidicini, nelle sue ‘Cose Notabili della città di Bologna’ pubblicato nel 1868, racconta, tramite la testimonianza oculare del mastro muratore del progetto, Gaspare Nadi, le modalità dell’impresa. «Cominciò l’ingegnere dal fare il nuovo fondamento nel luogo dove voleva trasportarla largo piedi 13 e oncie 8 per ogni lato, e profondo piedi 7 e oncie 6, indi fece staccarla dall’antica sua base, e raccomandarla sopra una solida platea di legname, sotto della quale eran distribuiti fortissimi cilindri di rovere cerchiati di grosse lamine di ferro. La torre fu guernita per l’alto, d’una armatura, e di funi, per mantenerla a perpendicolo, mentre altre funi proporzionate al loro uffizio erano raccomandate agli argani, che agendo le tiravano da una parte, e le allentavano dall’altra. Disposto cosi il meccanismo, e scavata una fossa a debita profondità per dove doveva percorrere la torre dal suo antico al nuovo posto in distanza di piedi 35 si vidde li 12 agosto 1455 camminare questa mole larga piedi 11 e oncie 2 1/2 per ogni lato, alta piedi 65 e oncie 6 sopra terra, e piedi 13 e oncie 8 di vecchio fondamento, e maestrevolmente condursi per l’indicata fossa mentre suonavano a festa le sovraposte campane».

Tuttavia, durante lo spostamento «sopravenne un furioso temporale, che quassò la fossa, danneggiò le macchine, e riaperse certi pertugi di sorgenti, che eran stati diligentemente turati. Arrivata la torre rimpetto la porta della Chiesa si schiacciarono due cilindri, che piegarono la torre per circa tre piedi verso settentrione. L’architetto Fioravanti non si scoraggiò per questo che anzi provide a tutto tranquillamente, e con sommo plauso dei numerosi circostanti, collocandola perpendicolare al suo posto».

Mai, prima di allora, si era vista o immaginata una simile opera. La riuscita di questo complesso intervento portò immediatamente grande fama ad Aristotele Fioravanti, sia a Bologna sia in tutta Europa, e le autorità cittadine si congratularono con lui ricoprendolo di doni. Le idee ingegneristiche di Fioravanti e le sue idee urbanistiche fecero di lui un faro per le nascenti grandi città del Continente tanto che fu chiamato in Russia, non solo a Mosca, per dare il suo apporto al disegno delle nuove metropoli: un patrimonio di ingegno che, in qualità di potenziali eredi, potrebbe ispirarci per ripensare la Bologna del ventunesimo secolo.

L’articolo è stato realizzato per InCronaca, rivista del Master in giornalismo dell’Università di Bologna.


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