Toscano classe 1992, laureato all’Accademia, lavora con diversi media artistici tra cui la fotografia, il collage, la pittura e la musica. Ma è con la street art satirica e i suoi piccoli personaggi che ormai è conosciuto in tutto il Paese
di Sara Papini, operatrice della comunicazione
Oggi torno a parlarvi di arte e di uno dei personaggi più citati e amati degli ultimi anni a Bologna e non solo. Stiamo parlando di Claudiano, conosciuto ai più per i suoi “lillipuziani” disseminati per le città.

Classe 1992, Claudiano nasce in Toscana e si trasferisce per motivi di studio a Bologna. Laureato all’Accademia, lavora con diversi media artistici tra cui la fotografia, il collage, la pittura e la musica.
Giusto qualche giorno fa, presa ormai dalla irrefrenabile voglia di conoscere questo mago della satira street, decido di incontrarlo nel suo studio, curato e profumato di incenso misto palo santo, dove mi accoglie con un gran sorriso. Alle pareti e appoggiati per terra, manco a dirlo, quadri con i suoi più svariati personaggi.
Cosa succede le settimane dopo che posizioni una tua opera?
In realtà io scopro cosa succede a tutti loro tramite i social e le stories delle persone. Quasi ogni giorno mi taggano oppure mi scrivono e così riesco anche a controllare se sono ancora in vita o no. Per esempio oggi mi è arrivata la foto di uno dei miei ultimi lavori, quello sul senso critico, che ho appeso l’altra notte e non c’è già più. È stato letteralmente graffiato via, a volte succede. Più spesso di quanto credi negli ultimi tempi rispetto a quando ho iniziato. In certe zone più di altre. A Napoli, per esempio, durano moltissimo, c’è molto apprezzamento. A Milano, invece, ho portato degli esperimenti ultimamente, come le sagome di legno. Ne ho fatte fare sei dal mio falegname, che dopo questo lavoro ha comprato un attico – ride – e anche loro sono durati un po’. Di sei dovrebbero a oggi esserne rimasti due. Basta che il muro sia leggermente storto perché la colla si alzi e diventi più facile rubarli. Alcune tematiche poi toccano più di altre e alcuni di loro rischiano più facilmente di venire staccati. Per esempio quelli a tema politico. Altri invece non capiscono la mia ironia. Una volta, mentre stavo attaccando il Salvini con lo squalo, un signore anziano mi ha sgridato urlandomi «che schifo Salvini», senza cogliere il messaggio. Però ho pensato «dai, alla fine abbiamo le stesse idee».

Progetti per il futuro?
Ci sono vari progetti in ballo al momento, tra questi una serata live painting e musica al Cassero. Poi un progetto con Faema, azienda che produce caffè, e una mostra personale in una galleria di Salerno a settembre. È una prima volta con i “lillipuziani” anche se già in Sala Borsa, tra gennaio e febbraio 2023, le mie opere erano state esposte e inaspettatamente molto amate: solo al vernissage sono arrivate 700 persone. In quell’occasione non ho avuto una curatrice ma una guida, che è sia un’artista sia una mentore ed è anche colei che mi ha spinto ha realizzare i lillipuziani. Ai tempi mi consigliò di fare qualcosa che potesse riunire tutte le mie passioni e che potesse darmi “gusto” a farlo. Tra me e me pensai: ma io ti ho dato davvero 70€ per farmi dire questa cosa? Invece mi è servito, perché da lì sono nati i lillipuziani.
La serata al Cassero si inserisce in un progetto musicale più ampio?
Il progetto è in divenire. Finora abbiamo fatto solo canzoni molto indie: siamo la versione brutta e povera della Garrincha dischi. Il produttore, molto valido, ci ha consigliato di trovare una connessione più forte con la street. Anche la musica dovrebbe riuscire ad arrivare al pubblico tanto quanto le mie opere, per questo faccio mostre o eventi e cerco sempre di incastrare i due mondi. Al Cassero porterò il mio dj così come feci in Sala Borsa. In live, spesso, porto video sui lillipuziani, se c’è la possibilità di utilizzare dei ledwall. I primi due concerti li abbiamo fatti al DumBo con Indie Power e sono andati molto bene.
E la fotografia?
Prima di fare i lillipuziani facevo molta fotografia. In particolare ho giocato molto con i ritratti e la street art. Ti mostro una cosa di cui vado molto fiero – si alza ridendo e mi porta una copia di Vanity Fair contenente una bellissima foto scattata alla fumettista e attivista catanese Fumettibrutti – l’ho fotografata in quel periodo per rifarmi un po’ il portfolio, poi le foto hanno iniziato a girare ovunque e mi ero illuso di poter far successo, invece non cambiò nulla. Ho lavorato per le discoteche per un po’ e alcuni dei volti che ho immortalato sono diventati dei lillipuziani. Spesso li fotografo qui – mi indica il muro dietro di me – oppure in esterna se è estate e ci sono 100 gradi, poi li scontorno.
Chiacchieriamo ancora, di molti progetti che lo hanno reso fiero negli ultimi anni, come quelli legati più alle questioni politiche o alla sensibilizzazione di temi sociali. Di altri che sicuramente prenderanno forma nel futuro e che spero nascano in fretta per poterli vedere in giro, sui muri o in qualche galleria. Rimarrei ad ascoltare Claudiano per giorni ma è ora di lasciarlo mangiare. In effetti, sono ormai le 21 inoltrate…
