Quella bandiera che manca manda segnali ambigui

In Israele tanti cittadini lottano contro Netanyahu, invocano la fine della guerra a Gaza, lo vogliono processare. Possiamo far finta che non esistano e dar pure l’impressione di dimenticare la macelleria del 7 ottobre? È chiaro che il sindaco stia chiedendo la fine dei massacri a Gaza perché la caccia agli stupratori di Hamas non giustifica lo sterminio di un popolo. Ma omettere un vessillo a Palazzo sembra scaricare le colpe di tutto su un solo Stato che parte del mondo mediorientale vuole distruggere

di Giampiero Moscato, direttore cB


La guerra fa schifo. È la dimostrazione (non la sola, purtroppo) del male nell’umanità. È abietta, orrenda, vomitevole. Fa talmente schifo che la nostra sacra Costituzione dispone all’art.11: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Chiedo, tra mille dubbi: fa schifo solo nel caso in cui siamo noi a dichiararla? Oppure fa orrore anche quando a cominciarla sono popoli per i quali sentiamo vicinanza e ne appoggiamo le istanze di emancipazione? Ma poi, quando guerra è, non c’è differenza tra chi la combatte per liberarsi da un dominio e chi invece ha in mente di annientare uno stato e un popolo?

Cantiere Bologna è un giornale aperto, lo ricordo, a chiunque voglia contribuire al dibattito sulla città. Anche se scrive da destra (e questo ci costa pure insulti grevi). È un giornale fondato da persone di vari orientamenti. Infatti ora parlo a nome mio, non del gruppo. Ci siamo schierati ufficialmente solo in due occasioni: a favore del centrosinistra nelle Comunali e poi di Matteo Lepore nelle Primarie per il candidato di questa parte politica alla guida della città. Lo ricordo per spiegare che su tante altre questioni non abbiamo una linea dibattuta e condivisa. Per esempio non abbiamo discusso su come trattare la scelta del sindaco di esporre da Palazzo d’Accursio prima la bandiera palestinese e poi, dopo polemiche e proteste non solo della comunità ebraica, anche quella della Pace.

Avevo pensato di proporre a chi compone con me il giornale di pubblicare solo contributi spontanei dei nostri liberi corrispondenti, di qualunque parte, piuttosto che scrivere noi di Cantiere. Non ho fatto in tempo a fare questa proposta che un fondatore, Andrea Femia (qui) ha mandato un testo per dire la sua sulla scelta di Matteo Lepore (che dal suo canto la spiega, encomiabilmente, qui), condividendola. E anche altre persone del gruppo si sono schierate col sindaco, sulle loro pagine sociali. A quel punto ho pensato di dover dire la mia, dato che ho qualche sfumatura di pensiero diversa. Il testo di Andrea è bellissimo e, sia chiaro, lo sottoscrivo in tutte le sue parole. Così come l’intervento di Matteo in Consiglio Comunale.

Sono chiaramente schierato contro la guerra, per la soluzione del conflitto mediorientale attraverso la convivenza di due Stati nel presupposto del riconoscimento reciproco. Aborro la violenza. Sono dunque al fianco di Lepore e Femia, nelle loro intenzioni. Sottoscrivere un testo però non impedisce di pensare che forse si sarebbero dovute aggiungere altre parole, altri gesti. Ciò che manca nell’articolo del collega e nell’intervento del sindaco è il completamento del ragionamento. Certo che si può, anzi si deve essere partigiani nella vita. Ma ci sono conflitti in cui è difficile scegliere. Sono da sempre fautore della nascita di una Palestina libera. Ma quale Palestina? Quella di Yasser Arafat? O quella di Hamas? Posso dire di Israele che il Governo Netanyahu non è il meglio che quel Paese ha espresso e che quando a governarlo c’era Yitzhak Rabin le speranze di pace erano a un passo dal loro soddisfacimento mentre ora c’è l’inferno? Posso dire che a Oslo si sfiorò l’accordo e che se saltò non fu per colpe “sioniste”? Posso pensare che se la guerra la vincesse Hamas la situazione peggiorerebbe? Mi è consentito credere che l’esposizione di una singola bandiera, tardivamente affiancata da quella della Pace, sia un gesto che inevitabilmente mette in difficoltà non Netanyahu, che infatti se ne frega, ma persone pacifiche e dialoganti come la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche Noemi Di Segni e del presidente della comunità ebraica bolognese Daniele De Paz? E crea problemi al fronte progressista israeliano?

A Gerusalemme e Tel Aviv ci sono cittadini che lottano contro Netanyahu e come me invocano la fine della guerra di massacro in atto sulla Striscia di Gaza e pensano che debba essere processato anche per crimini di guerra. Possiamo far finta che non esistano? Possiamo anche solo dar l’impressione di dimenticare la macelleria del 7 ottobre? È chiaro che il sindaco stia invocando la fine dei massacri a Gaza e Andrea lo appoggi perché la caccia agli stupratori di Hamas non giustifica lo sterminio di un popolo. Ma dar l’impressione di omettere il diritto di Israele a esistere nonostante Netanyahu e la guerra di Gaza forse non aiuta la soluzione.

A proposito di partigianerie, nel secondo conflitto mondiale chi voleva la fine del nazifascismo non esitò a schierarsi con chi bombardava l’Italia, uccidendo anche bambini innocenti. E lo rivendichiamo nella nostra sacra Costituzione, quella che ripudia la guerra. Ho in mente altre battaglie partigiane alle quali partecipai: quella, per esempio, che sosteneva la rivoluzione islamica in Iran dell’ayatollah Khomeini contro lo Shah di Persia: ero convinto di essere dalla giusta parte. Reza Palhavi sembrava indifendibile ma quello che è venuto dopo è molto peggio. Oggi, ogni volta che una donna viene picchiata e addirittura imprigionata o uccisa dalla “polizia morale” del regime teocratico, solo perché non indossa il velo, mi vergogno molto.

Per non ripetersi bisogna essere chiari. Sì alla Palestina, no a Hamas, che vuole l’estinzione di Israele, sì anche a Israele, nonostante le azioni del governo attuale. Non basta darlo per scontato, soprattutto se si denunciano con chiarezza solo i crimini di Netanyahu.


8 pensieri riguardo “Quella bandiera che manca manda segnali ambigui

  1. Ottima riflessione, che condivido completamente. E aggiungo: il sindaco è ancora in tempo a esporre anche la bandiera d’Israele e a prendere le distanze da Hamas oltre che da Netanyahu. In caso contrario, a tanti bolognesi non resterà che il famoso detto andreottiano: a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.

  2. Analisi lucida e frutto di reale conoscenza storica del conflitto arabo palestine nel quale, dopo le improvvide elezioni dei primi anni duemila (la democrazia non e’ prodotto facilmente esportabile) , si e’ affermata Hamas. Forte di un voto popolare, mai piu’ ripetuto, perche’ se si potesse rivotare oggi, sono convinto, Hamas sarebbe perdente in quanto i cittadini palestinesi non ne possono piu’ di sangue, violenza e miseria; avendo anche capito che fine hanno fatto i miliardi di dollari di aiuti ricevuti dalla comunita’ internazionale negli ultimi venti anni. Vogliono solo un futuro migliore.
    Tornando al tema, Moscato con sapienza analitica fissa con chiarezza il discrimine tra il ragionamento e slogan gridati nelle strade tanto per urlare qualcosa.
    Mi sono espresso sul vostro giornale in maniera assai critica sull’iniziativa del sindaco Lepore, non so se siano o meno arrivati degli insulti. Se ritenete vi autorizzo a pubblicarli perche’ non mi sentiro’ offeso da chi al ragionamente non oppone altro che l’invettiva.
    Cordiali saluti.
    Valter Giovannini

  3. «A tutti i cittadini israeliani e ai componenti della comunità ebraica che vivono e studiano nella nostra città va la nostra vicinanza e solidarietà, perché sappiamo che loro stessi stanno subendo una situazione grave e molti di loro non condividono le scelte del governo israeliano» (Matteo Lepore, in occasione della scelta di esporre la bandiera palestinese). Per me basta questo a fare chiarezza contro ogni strumentalizzazione del gesto.

  4. A forza di voler dare un colpo alla botte e uno al cerchio per “giustizia” paritetica si va ad eguagliare l’atto terroristico perpetrato da un gruppo esecrabilissimo con un genocidio di stato portato avanti con fredda determinazione dal capo politico di uno Stato per spirito di vendetta e per affermare se stesso prima dello Stato che governa. E poi…se un po’ di dietrologia è concessa, chi soffia sui gesti di Hamas? Da quanti anni Israele non solo si rifiuta di riconoscere la Palestina ma ne erode continuamente con illegittimi insediamenti territorio e risorse vitali?

  5. Le bandiere . Così come durante la seconda guerra mondiale la nostra bandiera italiana fu compromessa e infangata nell’alleanza con Hitler, oggi la bandiera di Israele si copre del sangue di tante vittime civili delle decisioni politiche di Nethanyahu. Sono gli Israeliani che ne devono riscattare l’ onore, come fecero i nostri padri resistenti.

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