I risultati dei ballottaggi in provincia hanno scatenato le ire fin qui sopite delle correnti Pd. A farne le spese potrebbe essere Federica Mazzoni, che fu chiamata a garantirle. La salvezza, con vista su viale Aldo Moro, potrebbe però arrivare da Roma. Chi vivrà, vedrà
di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB
A fare i paravento, alle volte, succede che un gioco imprevisto di correnti opposte ti sradichi dal terreno e ti getti lontano. Nulla di grave, finché sei un fascio di canne o un telo di plastica. Ma quando il paravento è in carne e ossa, ne converrete, il rischio di farsi male è, inevitabilmente, molto più elevato.
Non me ne voglia il suo main sponsor Aldo Bacchiocchi (qui), ma è quello che credo stia capitando a Federica Mazzoni, “sventurata” segretaria provinciale del Pd che, mentre giustamente festeggia i risultati europei ottenuti da Aosta a Lampedusa, sotto le torri pur restando primo partito perde migliaia di voti e due ballottaggi su tre alle amministrative.
Come accade per le selezioni nazionali, la colpa del fallimento non ricade mai tutta sulla guida tecnica. Ma è nella logica delle cose che, dinnanzi a una sconfitta epocale, il primo nome a traballare sia proprio quello del cittì. A maggior ragione se la nomina, a suo tempo, è stata il frutto di un accordo tra i due che, per spessore politico superiore alla media, comandano su questo fazzoletto d’Emilia.
Che la tregua tra Andrea De Maria e Matteo Lepore fosse armata, dopo l’ultimo Congresso, è una notizia che ha valenza equivalente alla scoperta dell’acqua calda. Che potesse esplodere primariamente a causa di un gruppo di fuoriusciti di Casalecchio un tempo vicini a Mazzoni, invece, appartiene alla categoria degli “scherzi del destino”: la riprova ulteriore che le pezze, soprattutto in politica, sono spesso peggiori del buco. E alla fine arriva sempre il conto.
Poiché a pagare e a morire si fa sempre in tempo, non è detto che Mazzoni finisca vittima del fuoco incrociato che, con ogni probabilità, sprigioneranno da qui in avanti i due campi contrapposti. Soprattutto se, da Roma, dovesse arrivare l’aiuto che serve per raggiungere le bianche torri della Regione, racchiuso in quel nome invocato per ben tre volte, quasi fosse un mantra, nelle poche righe di commento affidate a Eleonora Capelli di Repubblica. Oltretutto la Nera Signora – che a tempo debito avrà un nome e un volto, mi auguro – non sembra granché interessata alle dinamiche di potere spicciolo interne al Pd. Salvarsi, insomma, è ancora possibile.
Così com’è stato ancora possibile, per l’area De Maria, raggiungere la salvezza a Casalecchio, per quanto sofferta. Checché ne dica il sindaco uscente Massimo Bosso, 6.173 voti (-2mila rispetto al primo turno) e un’affluenza del 38% in una città di quasi 36mila anime non è esattamente un risultato di cui andare fieri. E a poco serve, davanti a questi numeri impietosi, telefonare in redazione da Argelato: la linea è disturbata. Sarà la nebbia fuori stagione, o forse la deontologia professionale…
Restano invece a terra Gurgone – candidato riformista Pd sconfitto dagli sbarbi di “Cose Nuove” a Castel Maggiore – e il giovane Marco Zuffi di Pianoro. Se a Castello la teoria è quella di essere arrivati a Samarcanda per mano del cantautore Roberto Vecchioni (bah…), a Pianoro la faccenda è un po’ più complessa ma pur sempre inserita nell’alveo dei rapporti personali, che tanto hanno inciso su questi ballottaggi.
Coraggio, Marco. Da lassù, sono sicuro che il compagno Malaguti si stia facendo una risata delle sue. Del resto, si sa, soltanto alla morte non c’è rimedio.

Buongiorno. A caldo mi viene da dire che i recenti esiti elettorali non vadano tutti letti con un’unica lente. Soprattutto credo non vadano ascritti tout court alla segreteria metropolitana. Concordo che la gestione Mazzoni della ‘convivenza correntizia’ non sia stata del tutto efficace. Credo che anche a fronte della difficolta’ della situazione (che pero’ non puo’ sempre essere una giustificazione) un intervento politico piu’ energico, e con le idee piu’ chiare su obiettivi e percorsi, poteva essere fatto. Mi riferisco emblematicamente a Casalecchio. Sul calo dei consensi a Bologna farei invece maggior riferimento agli effetti dell’amministrazione. Il Sindaco e la Giunta hanno fatto scelte coraggiose, che hanno pero’ creato malumori e insofferenze, a volte ( Bologna 30 e interventi urbanistici sulla viabilita’) legati alla fase transitoria di percorsi che daranno effetti positivi sul lungo periodo, a volte (gestione flussi/presenze turistiche) ad una insufficiente attenzione alla qualita’ dell’impatto oltre che alla quantita’. Sono solo due esempi che emergono dalla ‘vox populi’ diffusa.
La brutta vicenda delle dinamiche retrostanti l’elezione di Guazzaloca non credo sia una chiave di lettura esaustiva. Lasciando da parte Samarcanda, dove il fascino dei giovanssimi che prendono le redini ha avuto la meglio (e al riguardo ritengo interessante anche l’esito di Vergato) su Pianoro rimane veramente l’amaro in bocca. Li’ si’, purtroppo concordo con quanto rilevato nell’articolo.