Il fondatore di Wikileaks si dichiara colpevole, davanti al tribunale statunitense di Saipan (Isole Marianne Settentrionali), di “cospirazione per ottenere e diffondere informazioni sulla Difesa degli Stati Uniti”, patteggia la pena in cinque anni, già scontati nella detenzione anticipata in Gran Bretagna e vola in Australia ponendo fine a un calvario iniziato 14 anni fa. Il nostro giornale si è battuto perché fosse giudicato da uomo libero: almeno ora lo è ritornato
di Giampiero Moscato, direttore cB
Julian Assange ha posto fine al suo calvario, ha ottenuto la libertà e ora è nella sua Australia da uomo libero. Qui c’è la notizia con cui due giorni fa l’Ansa ha trattato l’argomento.
Dopo quattordici anni di calvario, con un trattamento indecente per un giornalista che ha sollevato il coperchio su fatti militari statunitensi bollati come crimini di guerra, per uscire dalla cella che lo rinchiudeva in Gran Bretagna ha confessato un unico delitto tra i tanti di cui era accusato, in particolare la “cospirazione per ottenere e diffondere informazioni sulla difesa nazionale”. È l’esito del patteggiamento cui l’attivista e giornalista australiano era stato ammesso dal Presidente Joe Biden.
Cantiere Bologna esulta: si è battuto per la liberazione di Assange, come dimostrano tra l’altro un mio intervento (qui) e gli articoli di Andrea Femia (qui) e Vincenzo De Girolamo (qui).
È bellissima la coincidenza per cui la scarcerazione di Assange sia avvenuta alla vigilia della 44mo anniversario della strage di Ustica, che ricorre oggi. Viene spontaneo l’accostamento tra Assange e Andrea Purgatori, il giornalista del Corriere della Sera che dal giorno dell’abbattimento del jet Itavia e fino all’ultimo istante della sua vita si è battuto perché fossero scoperchiati quei segreti militari in base ai quali l’aereo di Linea diretto da Bologna a Palermo si sarebbe inabissato in mare per un cedimento strutturale, e non in seguito a una guerra aerea in tempo di pace che troppe potenze militari volevano fosse nascosta. A proposito di libertà di stampa: Purgatori è stato intimidito, minacciato, querelato ma nessun giudice italiano si è mai sognato di arrestarlo. Grazie soprattutto a lui anche i familiari delle vittime hanno potuto apprendere fatti che non avrebbero mai saputo, organizzarsi per costituirsi in associazione e chiedere verità e giustizia.
Ora ognuno di noi avrà una sua propria opinione sul fatto che Assange sia colpevole o meno di violazione di un segreto e ciascuno di noi avrà un’idea di quale sia il limite oltre il quale il cronista non deve andare. Di una cosa sono certo. I giornalisti esistono anche e soprattutto per violare il segreto: è quella sottile linea rossa che distingue i sistemi democratici (che consentono, o dovrebbero farlo, di sorpassarla in nome del diritto di cronaca) e i regimi, che i giornalisti che “sgarrano” li sbattono in galera o al cimitero.
Da sempre ho sostenuto che Assange andasse certamente processato ma senza l’onta di una carcerazione preventiva messa in atto per giunta con modalità barbare, come fosse un mafioso o un terrorista. Oggi è un bel giorno per scrivere.
