Dall’inizio di una “nuova Hera” abbiamo tutto da guadagnare

Dopo le mobilitazioni dei mesi scorsi, è arrivata la firma sul “Patto del buon lavoro” tra l’azienda e i suoi dipendenti. Un accordo fondato sulla buona volontà che dovrà essere realizzato intervenendo sull’organizzazione e che offre prospettive industriali interessanti per tutti

di Tobia Desalvo, dipendente gruppo Hera


Dopo la mobilitazione dei lavoratori nei mesi scorsi – di cui avevamo riferito anche su questa rivista (qui) -, la trattativa tra il Gruppo Hera e le organizzazioni sindacali ha imboccato una strada condivisa con la sottoscrizione de “Il Patto del buon lavoro”: un sincero ringraziamento va alle colleghe e ai colleghi che, da entrambe le parti del tavolo, hanno saputo con passione e determinazione ricomporre una fase di sana e legittima conflittualità.

L’accordo segna un passaggio generazionale delle relazioni industriali e apporta elementi di conforto per chi attendeva con fiducia gli esiti del negoziato: la comune buona volontà, la condivisione del quadro valoriale entro cui agire, la volontà di sanare le situazioni più critiche segnalate dalle organizzazioni sindacali, maggiori spazi di flessibilità sullo smart working, la previsione di incontri di confronto periodici ravvicinati e di una maggior partecipazione dei lavoratori alla vita dell’azienda tramite i gruppi di lavoro paritetici e i comitati di partecipazione.

Siamo tutti d’accordo che la persona debba essere posta al centro. La mia opinione è che il ruolo centrale della persona vada inquadrato all’interno del modello di business e non solo nelle iniziative di welfare e di tempo libero, perché la chiave di volta per sviluppare le attività nei prossimi decenni risiede nell’affiancare alla solidità top-down una vivacità creativa bottom-up.

Il Gruppo Hera nasce per essere soggetto gestore all’interno del perimetro del proprio patrimonio, che si è via via allargato attraverso una strategia a minimo rischio grazie alle opportunità offerte dalla liberalizzazione del mercato energetico e da una dimensione tale da renderci un “centro di gravità” per realizzare acquisizioni nel panorama nazionale. Capacità distintive si sono rivelate la specializzazione delle competenze tecniche e la sapiente ingegneria societaria, che ha conseguito importanti successi nel comporre sensibilità e desiderata politico-territoriali diversi rafforzando allo stesso tempo le prospettive di sviluppo impiantistico e industriale, in particolare nel settore ambiente.

Il Gruppo ha prosperato in un momento storico in cui le riforme del mercato del lavoro nazionale, invece di modernizzare con coraggio i contratti collettivi, hanno assecondato una competitività al ribasso fondata sulla proliferazione di forme contrattuali a minori salari e tutele, rese accessibili al mercato tramite le catene di appalti e subappalti. Sarebbe interessante poter disporre con trasparenza di dati che confrontino la nostra dinamica salariale con quella del Paese: a tal fine, l’azienda potrebbe condividere con i rappresentati dei lavoratori un database completo (depurato dai dati sensibili, s’intende) della serie storica dell’evoluzione di inquadramenti e stipendi, distinti per struttura di appartenenza e data di assunzione, anche per misurare l’equità redistributiva e aiutarci a riconoscere meglio le nostre persone.

Il presidio dei business si è conformato a questo quadro di contesto, nazionale e aziendale, strutturandosi attraverso silos organizzativi che, nel tempo, si sono variamente combinati per territori e ambiti di attività: al dipendente viene richiesta una specializzazione verticale e assegnato un ruolo di pedina all’interno della pluralità di procedure, mentre il ruolo di software lubrificante è generalmente affidato a terzisti e consulenti, oltre che alla buona volontà diffusa. La crescita professionale delle persone sembra principalmente legata alla meccanica rotazione degli ingranaggi, che procede al ritmo dei pensionamenti, e alla consuetudine dell’ingresso di consulenti in posizioni ad alto potenziale e di responsabilità.

Per mettere al centro la persona occorre esercitare con fiducia reciproca la comune volontà sottoscritta nel Patto e condividere un’analisi delle dinamiche profonde del contesto organizzativo e dell’evoluzione del modello di business. La collaborazione tra livelli gerarchici diversi può risultare determinante affinché le lodevoli iniziative sullo sviluppo della leadership non si riducano a esercizi di ottimismo della volontà di qualcuno, ma si trasformino in strumenti di lavoro quotidiano adeguati a intervenire con efficacia sull’organizzazione e a cui ciascun lavoratore possa aderire per promuovere una vera e propria call to action diffusa, che combini la crescita professionale delle persone con le prospettive del Gruppo.

Dall’inizio di una “nuova Hera” abbiamo tutto da guadagnare e, a ben guardare, anche da divertirci.

Photo credits: Ansa.it


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