Si può parlare di un flop incredibile per l’iniziativa voluta e promossa dal movimento antiabortista a Bologna. Le pochissime persone presenti in favore degli organizzatori sono state numericamente surclassate dagli antagonisti. Non è esattamente una novità, era già successo quarantatré anni fa con il referendum
di Andrea Femia, consulente digitale cB
Non è sempre detto che la maggioranza sia nel giusto. Questa cosa deve essere chiarissima sempre, anche perché c’è gente che proprio in quanto rappresentativa di maggioranze spesso relative è capace di dire e fare le peggiori cose.
Esiste un piano in cui il significato della parola “giusto” si affranca da quello che vuole il maggior numero di persone. Altrimenti le piazze favorevoli a Hitler e Mussolini gli avrebbero eternamente concesso quantomeno il beneficio del dubbio sulla bontà delle loro azioni, che invece erano insindacabilmente sbagliate, a meno di non avere delle scimmie urlatrici nel cervello.
Ciò premesso, esiste un valore abbastanza rilevante nel volere del popolo, non solo perché è lì che si annida la spinta propulsiva alle dinamiche legislative dei paesi che hanno scelto la democrazia rappresentativa come forma del vivere civile. C’è un valore rilevante nel procedere a comprendere cosa sia giusto per un popolo e cosa non lo sia, e in questo l’Italia è stata capace di dare le piste agli amici occidentali, scegliendo con acume nelle fasi di costruzione della Legge Fondamentale dello Stato, cosa poteva e cosa assolutamente non doveva finire tra le mani del popolo, non sempre adeguatamente erudito per poter decidere di materie enormemente complesse.
La materia dell’interruzione volontaria di gravidanza rientra tra quelle che delineano da che parte si muovono gli individui che vivono un luogo. È importante sapere, non solo per le donne coinvolte ma in generale per cittadini e cittadine, che lo Stato difenda alcuni livelli di libertà e ne limiti degli altri. E molto spesso questi livelli di privazione e di elastica permissibilità sono naturalmente contrapposti, al punto che ti chiedi se la contrapposizione sia principalmente ideologica o prettamente sanguigna.
Signore, dobbiamo parlare dei Pro Vita.
A partire da una domanda molto serena. Chi sarebbero i Contro Vita? La domanda sostanziale dalla quale partire è se preferire la stabilità emotiva, affettiva, salutare, tutto quello che vi pare è un elenco infinito, di una donna che ha scelto di abortire è essere contro la vita, o se contro la vita sono coloro che si definiscono pro, in questo intrigante specchio riflesso che funzionerebbe anche in un asilo nido.
La cosa molto bella è che, usando una sineddoche banalissima, potremmo selezionare due particolarità che parlino in termini rappresentativi per il tutto di questi strani movimenti.
The Revenant, Donald Trump. Fatto fuori politicamente, odiato da tutti, addirittura sparato, e ora favoritissimo a riprendere in mano il governo degli Stati Uniti. Tra i repubblicani l’aborto è uno degli argomenti più diffusamente discussi. Ovviamente in larga parte sono schierati contro, in quanto straordinariamente favorevoli a quel concetto di amore e di armonia che si lega alla parola VITA. A ruota fanno spesso seguire discorsi di varia natura pacifica e tranquilla, direte voi.
Il primo, di norma, è che se ti azzardi a limitare l’utilizzo delle armi sei un pazzo. Nonostante il tuo candidato presidente sia andato a millimetri dal morire per un colpo di un fucile tra i più comunemente venduti negli Stati Uniti. Il secondo è che con il nuovo governo ci si auspica e ci si aspetta letteralmente la più grande deportazione di massa della storia (non è un’esagerazione retorica, sono i cartelli promozionali della campagna Trump – Vance che si sono visti nell’ultima convention).
Concetti armoniosi, musicali quasi come il battito di un feto riprodotto in una piazza vuota sotto 38 gradi.
Un altro esempio ce l’abbiamo in casa: è quel generale Vannacci che ha firmato il manifesto antiabortista dei Pro Vita. Fate conto che pochi giorni fa Vannacci è stato ritenuto troppo estremista e pericoloso da persone notoriamente equilibrate come Marine Le Pen e Viktor Orbán. Una persona così innamorata della vita che ha scritto e detto a ruota libera su chiunque faccia parte di minoranze, teorizzando ancora il concetto di normalità.
Torna, deciso, il concetto di maggioranza e minoranza.
È proprio qui che si può chiudere con un fatto. In piazza, a Bologna, non c’era praticamente nessuno di loro. Non gliene fregava nulla a nessuno di ascoltare il battito di un feto perché è giusto che nel 2024 siamo arrivati al punto che gli aborti, per qualsivoglia motivo avvengano, vanno messi in Costituzione tra le leggi degli stati evoluti. Quarantatré anni fa il 68% delle persone votanti si è detto a favore dell’aborto come diritto sancito dallo Stato probabilmente più cattolico tra quelli esistenti. All’epoca la Democrazia Cristiana era ancora il primo partito d’Italia, non era quindi un illuminismo neobolscevico a guidare le masse.
68%. Più di 2 su 3.
Replicate questo “più di due su tre” sui grandi numeri. Vuol dire che in una piazza, l’uno neanche lo vedi, perché sarà surclassato dai due. È quello che è successo a Bologna, è quello che continuerà a succedere contro queste forme di passione per gli specchietti retrovisori che mirano con nostalgia a un mondo che abbiamo fortunatamente lasciato alle spalle.
Photo credits: DiRE.it

Buongiorno, aggiungerei i Pro Vita di chi gli pare.
Mai sentito queste persone spargere una sola lacrima per le vittime di incidenti stradali evitabili, per i suicidi in carcere, per le persone morte in mare per colpa di una legislazione criminogena sull’immigrazione condivisa per giunta da tutti i “civilissimi” Paesi europei, ecc. ecc.
No, le vite da salvare per loro sono gli embrioni (ritenuti non senzienti già da Sant’Agostino, dottore e padre della Chiesa) e persone in sofferenza, attaccate ad un macchinario, che in piena coscienza vogliono porre fine alle loro sofferenze…o Dio non ci ha dato il libero arbitrio ?
PS Una persona può considerare la propria sofferenza come un esempio per gli altri, perfino come un aiuto, laica o credente che sia; ma, appunto, deve essere una scelta individuale e soprattutto libera