Lettera 11 – Siamo tutti come Andrea che, a 13 anni, lasciò tre fiori sulla tua lapide

Per ragionare sulla figura politica e umana di Berlinguer, a quarant’anni dalla scomparsa, Casadeipensieri, ScriptaBo e Cantiere Bologna hanno chiesto a scrittori, personalità, cittadini di scrivere una lettera aperta allo storico segretario del Pci e dirgli perché lo hanno nel cuore. Le lettere verranno lette dagli stessi autori domenica 8 settembre, alle 18, all’Arena Centrale della FestUnità provinciale di Bologna, nella serata dedicata a questo leader indimenticato e indimenticabile

di Franco Foschi, scrittore


Gentile Enrico Berlinguer, io c’ero, quando c’era lei. Sa quando si fa qualcosa in casa e si ascolta la radio o la tv con un orecchio solo? Beh, quando però parlava lei io alzavo la testa, non continuavo a fare. C’era qualcosa di speciale, in quella voce.Instancabile, timido, introverso, dicevano. Ma io dico: perché non sopportava la notorietà, non incoraggiava gli aneddoti. Pochi sono riusciti a intervistarla, e sempre fallendo nella caccia alla sua vita privata. Ascoltava musica? Boh, Wagner, Bach, forse.

Instancabile, timido, introverso, dicevano. Ma io dico: perché non sopportava la notorietà, non incoraggiava gli aneddoti. Pochi sono riusciti a intervistarla, e sempre fallendo nella caccia alla sua vita privata. Ascoltava musica? Boh, Wagner, Bach, forse.

E come andava al liceo, al suo paese? Così, normale.

E l’intervista di Minoli a Mixer, ricorda? «Dicono che lei è triste» – «Ah, non mi piace quando dicono che sono triste, e sa perché? Perché non è vero!», disse lei splendendo. E ricordiamo come lei rideva, al Pincio, in braccio a Roberto Benigni.

E Biagi che le chiede se è credente, e lei risponde di no. Chissà se è vero che tutte le domeniche accompagnava sua moglie a messa e l’aspettava fuori dalla chiesa, leggendo il giornale. Che sensibilità, che rispetto!

E poi che dire quando propose, quasi deriso, un convegno di «futurologia» per immaginare il mondo: voleva parlare di governo mondiale, di femminismo e donne nella vita sociale, di centralità dell’ambiente, di questione morale, di pace… Quarant’anni fa, come facevamo a non capire che lei era il più avanti di tutti?

Poi lei muore, in coda all’ultimo comizio pieno di parole memorabili («Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini…»), esemplare anche nella morte: il famoso cimitero del Verano, accanto a Togliatti e Longo? No, meglio uno piccolo e decentrato.

Sulla lapide che doveva chiudere la sua tomba trovarono un biglietto con tre garofani rossi, lasciato la mattina presto: «Sono un ragazzo di tredici anni e nonostante la mia modesta cultura politica ti ho sempre stimato. Quindi ti dono questi tre fiori con tutto il mio cuore. Andrea».

Ora la saluto, caro Berlinguer, e le dico che tutti siamo quell’Andrea.


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