Dandy Bestia, eri uno Skianto

Fabio Testoni ci ha lasciati. Una delle ultime vere rockstar ha smesso di vivere dopo una vita vissuta al massimo da chitarrista e artista. Un amico caro, una presenza costante della vita di tanti di noi. Genio e sregolatezza. Capace di tutto. Se ne è andato presto ma ha fatto quello che ha voluto sino all’ultimo. L’addio nel giorno del compleanno di Gianni Gherardi, critico musicale che lo ha seguito sin dagli inizi (qui). A suo fratello Luca, a sua moglie Simonetta Scala e alla band le condoglianze più sentite

di Giampiero Moscato, direttore cB, amico caro di Fabio


Caro Fabio. Anzi Fabiolino: così, con molto amore dolce e accento petroniano, ti chiamava tua mamma. Caro “Dandy Bestia”, questo il tuo nickname da rockstar, quello che ti ha reso celebre. Mentre scrivo il web è inondato da una quantità incredibile di messaggi di cordoglio per il tuo addio alla vita. Sei uno di quei personaggi che fanno notizia solo esistendo. Hai suonato col mondo. Sei uno dei fondatori degli Skiantos. Sei un grande. Un’icona. Un must. Figurati cosa succede a Bologna, e non solo, quando decidi di abbandonare la scena. Eppure una quindicina di giorni fa mi avevi detto che, a parte gli acciacchi e un ricovero, stavi abbastanza bene. Eri fatto così, del resto.

Non scrivo da giornalista. Non avrebbe nessun senso. Arriverei comunque dopo la terribile notizia. Scrivo con la penna di uno che sta male come un cane, da quando da Michele Pompei, su Facebook, tramite Oderso Rubini, ho saputo quello che da qualche giorno oramai era certo che purtroppo sarebbe successo. Presto. Troppo presto. Prestissimo, come ora è evidente. Sto male come quando mi ha lasciato mio fratello, Tancredi Andrea. Tancreduccio. Duccio per tutti. Duccio per te. Per me. È grazie a Duccio, il tuo compagno di classe al liceo Righi, che ti conosco. Dal 1968.

Vorrei, se mi permetti, parlare di vicende personali. Non per farmi bello grazie a te. Piuttosto per dire quanto mi è piaciuto avere la fortuna di esserti amico e di avere condiviso bei momenti. È il mio ricordo enorme di te che vorrei condividere. Con te soprattutto. Con tuo fratello Luca, il “Tornado” degli Skiantos, chitarrista e fonico formidabile. Con chi ti ama e ha l’occasione di leggermi. Se adoro la musica, se suono la chitarra, con risultati ovviamente meno lusinghieri dei tuoi, lo devo soprattutto a te, a Luca, a Duccio. Ai vostri impasti vocali, alle vostre chitarre, al vostro amore per i Beatles.

Quando ti conobbi avevi il volto smilzo e gentile di un collegiale Usa. Bello. Solare. Molto dotato. Di voce e di mani. Di tante cose. Con me e Luca ci chiedesti di provare un giorno, in casa vostra in via Boccaccio – sarà stato il 1972 – una canzone per me stupefacente. Era “Carry on”, dei Crosby, Stills, Nash & Young. Fui felice anche solo di averci provato. E poi una notte, era la fine del 1976, a Funo di Argelato, venni a vedervi suonare in una balera a una festa di Capodanno. Eri con Duccio, con Mauro Ferri, con Marzio Frazzoni. Mi fece andare giù di testa la vostra versione di “Summertime Blues” degli Who. Eravate davvero bravi.

Stavi per fondare gli Skiantos. Con cui diventasti grande. Mi dicesti anni dopo che, con i diritti di una sola delle vostre hit, ricevesti una cifra importante, per gli anni ’70. Ci si compravano appartamenti grandi, con quei soldi. Ad agosto li avevi spesi tutti, dicesti, un po’ indeciso su come definire quello sperpero. Ma avevi il tono di George Best, quel talento del calcio che disse che il 90 per cento dei suoi cospicui introiti li aveva spesi in alcol, donne e macchine veloci e il resto lo aveva “sputtanato”.

Hai vissuto come hai voluto, magari non volendoti bene come avresti meritato, ma senza rimpianti. Con te ho avuto la fortuna, inspiegabile data la differenza di talento, di suonare in una band formidabile, almeno in potenza. Eravamo i “Beach Toys”, cover band dei “Beach boys”, sempre con Luca, con Galeazzo Frudua, Giorgio Colomba, Daniele Donati, Antonio Diez, Massimo Cappa. E poi, sempre con Cappa, e con Maurizio Morini, Andrea e Giovanni Marcheselli, Federico Bigi accettasti di far parte degli Schianti, cover band degli Skiantos, per alcuni vostri brani celebri.

Non hai idea (ma no, ce l’avevi) della gioia che provavamo a suonare con te i vostri successi. Una cover band con uno della band delle cover. Una gioia tale che ti si perdonava tutto. I ritardi alle prove a casa tua, in via delle Tovaglie, addirittura l’assenza al nostro concerto a Cà de’ Mandorli, comunicata a concerto finito. Eri genio e sregolatezza, del resto.

Partisti militare mentre eri in quinta liceo perché, nonostante le avvertenze di tuo papà, ti dimenticasti di fare il rinvio per motivi di studio. Venimmo a trovarti, Duccio e io, alla Cecchignola, a Roma, caserma dei Bersaglieri, ma potemmo vederti solo in sala visite. Eri in cella di rigore, senza lacci e senza cintura. Eri stato punito per motivi disciplinari. Eri fatto così.

Ti ricordo anche per una delle serate musicali più belle che ho visto in vita mia, al circolo Arci Pavese di via del Pratello. Tu, Ricky Portera e un terzo chitarrista che mi sfugge vi alternaste alla Fender, al basso e alla batteria. Una serata rock, come il rock deve essere. Tu lo sapevi fare. Tu eri una rockstar. Una delle ultime rockstar in circolazione. Mi manchi già da impazzire.

Condoglianze a chi ti ama. A Simonetta Scala. A Luca “Tornado”. Alla band. E anche a me. Ti prego, torna a suonare con Duccio, lassù.


3 pensieri riguardo “Dandy Bestia, eri uno Skianto

  1. Ho apprezzato molto il suo ricordo e le belle parole spese in ricordo di Fabio un altro della Bologna all’ avanguardia e dei bei tempi che abbiamo avuto la fortuna di vivere.

  2. Bellissimo ricordo di un vero Protagonista della nostra epoca, della Musica e della nostra Bolognesità. Le maiuscole sono volute. Un abbraccio a Giampiero nel ricordo di Dandy.

  3. Molto profondo il tuo ricordo Giampiero, e ripenso alle ore passate con lui che mi spiegava la genialità del Beatles.

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