In prospettiva del prossimo centenario, nel 2026, del linciaggio del quindicenne, additato da una squadraccia fascista quale autore di un fallito attentato al Duce (che fosse lui lo sparatore non fu mai provato) in primo luogo sarebbe ora di ricordarne degnamente la memoria. Si è in grave ritardo. Inoltre si provveda a spostare la lapide sul palazzo sotto il quale fu massacrato. E non si venga a dire che non fu possibile per la contrarietà della proprietà della palazzina. La si convinca
di Angelo Rambaldi, “Bologna al Centro – L’Officina delle Idee”
Quando passo dall’incrocio centrale tra via Ugo Bassi, piazza Nettuno, via Rizzoli e via dell’Indipedenza, volutamente do una occhiata a una lapide, piuttosto malmessa e trascurata, che ricorda la tragica fine del giovinetto Anteo Zamboni: aveva 15 anni.
Quasi cento anni fa, il 31 ottobre 1926, Benito Mussolini, oramai dittatore italiano, dopo una giornata trionfale a Bologna, dove fra l’altro era stato inaugurato il nuovo stadio, che verrà detto il “Littoriale”, con un’auto guidata dal ras fascista bolognese Leandro Arpinati, proveniente dalla via Rizzoli, stava imboccando via dell’Indipendenza, diretto alla stazione ferroviaria. Nel frastuono della folla si udì un colpo di pistola. Mussolini fu mancato solo per un paio di millimetri. Immediatamente una squadraccia di fascisti credette (o volle credere!??) di aver individuato lo sparatore in un giovanetto. Si chiamava Anteo Zamboni, che fu bestialmente linciato a suon di coltellate.
Anteo Zamboni era un ragazzetto, fra l’altro di famiglia che viveva dignitosamente e non era ostile al regime, salvo la sorella della madre, che viveva in famiglia. Lei era di sicura fede antifascista. E nella stanza del povero ragazzo furono trovati scritti fortemente ostili, in senso generale, contro i dittatori.
Sull’attentato aleggiavano, e qualche prova vi era, di una cospirazione del fascismo radicale che non amava la svolta “moderata” (si fa per dire) di Mussolini ormai al potere. Ma il regime ostacolò questa pista (su cui indagava un ufficiale dei carabinieri, il capitano Cannone) e le indagini puntarono a un irrealistico complotto familiare degli Zamboni, che avrebbero irretito il giovanissimo Anteo (occorre tener presente che vi erano altri due fratelli di età maggiore) ad armarsi la mano. Roberto Vighi, antifascista avvocato a difesa della famiglia, sostenne sempre, anche dopo la caduta del regime nel secondo dopoguerra, l’innocenza del giovane.
In epoca fascista la famiglia sostenne che il giovane Zamboni non c’entrasse nulla con l’attentato a Mussolini, dopo il 1945 ne sostenne invece l’eroismo. Uno dei massimi storici del fascismo, Renzo De Felice, scrisse che il nome dell’attentatore che sparò a Mussolini a Bologna, nel 1926, sarebbe rimasto un mistero.
La Resistenza “ufficiale” è sempre stata freddina verso il martirio di Anteo, raramente una corona di fiori o un ricordo. Vi fu però un’intitolazione ad Anteo Zamboni di un piccolo vicoletto. Un paio di anni fa un’eccellente storica, Brunella Dalla Casa, fu autrice di un lavoro scientifico, dal titolo “Attentato al duce – Le molte storie del caso Zamboni”. Marco Macciantelli, allora assessore alla cultura in Provincia, si fece promotore di alcuni incontri con l’autrice: altri tempi, altri assessori. Resta il fatto che comunque, al di là e oltre le responsabilità del giovane Zamboni, il ragazzino fu un martire della brutale violenza fascista.
In prospettiva del prossimo centenario, nel 2026, in primo luogo sarebbe ora di ricordare degnamente la memoria di questo adolescente. Si è in grave ritardo. Inoltre si provveda a spostare la lapide dal lato giusto dell’incrocio. E non si venga a dire, come fu detto al sottoscritto, che non fu possibile per la contrarietà della proprietà della palazzina. La si convinca.

Due considerazioni se è stato veramente Anteo a sparare al Duce è sotto ogni profilo un martire perché sia che uccidesse Mussolini, sia che lo mancasse la sua vita sarebbe stata stroncata in ogni caso e questo fa di lui un eroe.
Se come credo il fallito attentato aveva una matrice interna al partito, la svolta di Mussolini arrivato al potere, aveva adirato molti ras del partito Farinacci in testa, allora il povero Anteo è stato vittima innocente la sua morte è servita per depistare le indagini. Perché al capitano Cannone gli fu imposto di chiudere l’inchiesta? Povero Anteo la tua morte una volta in più ha dimostrato la crudeltà e la viltà dei fascisti