Una mostra di installazioni floreali e una tavola rotonda all’Archiginnasio affrontano il tema del paesaggio
di Maurizio Marinelli, editore e presidente di Bottega Finzioni
Il paesaggio non esiste. Senza gli uomini e le donne che lo hanno narrato e lo narrano, con il racconto, il ricordo, le arti (musica, pittura, fotografia, cinema, ecc) il paesaggio non esisterebbe. Di questo racconterà una mostra di installazioni floreali organizzata dal Garden Club “Camilla Malvasia” intitolata “Paesaggi narrati. Fiori e parole raccontano una regione” in programma al Quadriportico dell’Archiginnasio venerdì 11 aprile (ore 10-19) e sabato 12 (ore 10-18), dedicata ai paesaggi dell’Emilia-Romagna coniugati alle parole di chi li ha narrati. Da Tonino Guerra ad Andrea Zanzotto, da Corrado Govoni a Khalil Gibrian, da Attilio Bertolucci a Giorgio Bassani.

Compositori e compositrici utilizzano fiori e specie vegetali diverse con massima attenzione all’armonia tra forme e colori, e applicano le tecniche floreali alla luce dei principi fondanti del Garden Club di salvaguardia e cura della natura, della biodiversità e della bellezza.
Il tema sarà anche al centro di una tavola rotonda dal titolo “Sguardi sul paesaggio” sempre nella giornata di venerdì 11 alle 16.30 al Cubiculum Artistarum dell’Archiginnasio, programmata immediatamente dopo l’inaugurazione della mostra. Dopo l’introduzione di Domenico Celadin, architetto, presidente Garden Club Camilla Malvasia, interverranno Paola Bonora, geografa, già docente ordinaria Unibo, past-president Garden Club Cm Bologna, Raffaele Milani, filosofo dell’arte e della natura, già docente ordinario Università di Bologna, Anna Letizia Monti, agronoma, past-president nazionale Aiapp e, infine, l’autore di questo articolo, editore, presidente della Fondazione Bottega Finzioni Ets.
L’iniziativa ha l’ambizione di confrontarsi con l’idea complessa di paesaggio intrecciando le forme degli immaginari visuale e letterario in un itinerario di reinterpretazione e arricchimento.
Il paesaggio non è la natura. È un prodotto della percezione umana, modellato dalla nostra capacità di descrivere, raccontare e attribuire significati. La natura esiste indipendentemente da noi, ma il paesaggio è una costruzione culturale, una sintesi di elementi fisici e immaginari che la nostra mente organizza in un racconto personale e coerente.
Ogni paesaggio è il risultato di stratificazioni storiche, mitologiche e simboliche. Un bosco non è solo un insieme di alberi: può essere la foresta sacra degli antichi, il rifugio dei briganti, il luogo delle fiabe. Una montagna non è solo una formazione geologica: può essere il confine tra mondi, la dimora degli dei, il simbolo di una sfida. Il mare è tanto una distesa d’acqua quanto l’orizzonte dell’ignoto, l’epopea dei viaggiatori, il mistero insondabile.
Questa capacità narrativa trasforma la natura in paesaggio. È un processo che attraversa arte, letteratura, religione e tradizione orale. Le vedute dei pittori, le descrizioni dei poeti, le mappe degli esploratori: tutto contribuisce a costruire un immaginario collettivo in cui il paesaggio diventa specchio dell’identità culturale.
Anche la memoria gioca un ruolo fondamentale. Il paesaggio è ciò che ricordiamo e raccontiamo, non solo ciò che vediamo. Un borgo abbandonato può evocare la storia di chi lo abitava, un campo di battaglia porta impresse le tracce del passato, una valle può essere il simbolo di una nostalgia. Così, il paesaggio si forma attraverso il racconto. Non è solo spazio fisico, ma spazio vissuto, interpretato e trasformato dal pensiero umano. La natura è materia prima; il paesaggio è la storia che ne facciamo.
Ce ne stiamo rendendo conto, più che in passato, perché lo stiamo modificando in modo profondo, soprattutto negativamente: siamo l’unico essere vivente che distrugge la natura che lo circonda e che ne garantisce la vita.
