Per una Resistenza consapevole, pacifica e collettiva

Ottant’anni dopo la Liberazione viviamo un tempo sconcertante e sconvolgente, di ritorno alla guerra portata avanti dai nazionalismi e dai fascismi. Mai come oggi la memoria del 25 aprile ci deve dare la forza morale e civile per resistere e per rilanciare i principi costituzionali della nostra Repubblica democratica, fondata sulla sovranità popolare, sulla giustizia sociale, sul ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. 

di Vincenzo De Girolamo, presidente Anpi Calderara di Reno e giornalista


Questo il discorso che ho pronunciato alle celebrazioni del 25 aprile a Calderara di Reno. Ringrazio Cantiere Bologna che lo pubblica come testimonianza di un momento importante per la città e per il Paese

Intanto voglio rassicurare, se qualcuno mai ne avesse bisogno, che Anpi sa essere sobria e discreta, non abbiamo bisogno di raccomandazioni. Oggi, l’ottantesimo anniversario della Liberazione diventa un grande ricordo di tutte e tutti coloro che in tanti casi hanno sacrificato la propria vita, la propria giovinezza per un Paese finalmente libero e liberato. La Costituzione del 1948 è il frutto di questa lotta e resta un dettato civile che riguardava e riguarda tutti, abbracciando principi di libertà e eguaglianza, di solidarietà e lavoro, di pace e dignità della persona, come ha predicato per tutto il suo pontificato Papa Francesco, espressi attraverso una piena democrazia fondata sul pluralismo e la giustizia sociale.

Il 25 aprile di ottant’anni fa fece sentire gli italiani liberi e liberati: liberi dopo vent’anni di dittatura fascista, liberati dal tallone di ferro nazista e dai complici fascisti di Hitler, liberati dal massacro della seconda guerra mondiale che ha contato decine di milioni di morti, macerie materiali e morali, liberati dall’inaudito carico di violenza, distruzione, deportazione e sterminio, tutto prodotto dal fascismo e dal nazismo.

Ottant’anni dopo viviamo un tempo sconcertante e sconvolgente, di ritorno alla guerra portata dai nazionalismi e dai fascismi. Mai come oggi la memoria del 25 aprile ci deve dare la forza morale e civile per resistere e per rilanciare i principi costituzionali della nostra Repubblica democratica, fondata sulla sovranità popolare, sul ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Mai come oggi ricordiamo con affetto e riconoscenza chi ha combattuto e ha sacrificato la vita in quello straordinario evento storico chiamato Resistenza. Mai come oggi c’è la necessità di consegnare alle nuove generazioni l’orizzonte di futuro che ha avuto negli occhi il popolo della Resistenza in quell’aprile del 1945. Tutto per affermare che di nuovo è tempo di Resistenza, una Resistenza consapevole, pacifica, collettiva.

Di nuovo dobbiamo difendere quotidianamente i diritti, le libertà e le protezioni che essa ci assicura. Diritti e libertà hanno una lunga storia, spesso travagliata. In Italia tuttavia c’è un passaggio che conta persino più degli altri: la lotta armata contro il regime fascista da cui è sorta la Costituzione repubblicana del 1948. Certo, ottant’anni dalla Liberazione potrebbero cominciare a essere parecchi e, quindi, la memoria potrebbe offuscarsi e soprattutto faticare a raggiungere i più giovani, come succede con ogni grande evento storico. Invece, la Liberazione nata dalla Resistenza può ancora ridare forza alla democrazia, oggi sotto attacco in tutto il mondo, se ancora discussa, ricordata, persino rimessa in scena. Non solo, può essere un ottimo antidoto alla pigrizia e ritrovare lo slancio esistenziale per immaginare il futuro come nel 1945 fecero le donne e gli uomini usciti da venti mesi di guerra civile e da venti anni di dittatura fascista.

Le lotte di ieri e quelle di oggi devono essere pensate per stare assieme e dare slancio al nostro domani: proprio di ciò si tratta, prima che sia troppo tardi. In quest’ottantesimo anniversario della Liberazione se ne sente particolarmente il bisogno. Noi ci proviamo. Noi dobbiamo contrastare in modo sempre più fermo la politica dell’estrema destra italiana e delle forze analoghe in tutta l’Unione Europea, e non solo, perché unite da una progressiva propensione autoritaria.

A sostegno della nostra Repubblica nata dalla Liberazione si portano tre priorità da perseguire: pace, democrazia e un’Unione Europea federale, politica e sociale, radicalmente diversa dall’attuale Unione Europea e che affondi le sue radici proprio nell’idea di base del Manifesto di Ventotene.

Infine, sentiamo necessario un pensiero. Per costruire la concordia tra i popoli, oggi, ci piacerebbe pensare che sulla scena politica comparissero uomini capaci di fare gesti edificanti di Pace, proprio come fece il 7 dicembre del 1970 a Varsavia il cancelliere tedesco Willy Brandt inginocchiatosi, silenziosamente, davanti ai resti del muro del ghetto ebraico di quella città, per chiedere perdono dei crimini perpetrati dal regime nazista. 

W la Resistenza 

W la Liberazione 

W la Costituzione 

W la Repubblica!


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