Domenica 1 giugno si terrà la festa popolare multietnica che trasforma la Bolognina nel punto di riferimento di una città che si riscopre laboratorio di convivenza e di scoperta del prossimo. Dopo aver ospitato la figlia di Che Guevara pochi giorni fa, Fondo Comini si prepara a essere ancora protagonista di un momento di partecipazione
di Andrea Femia, digital strategist cB
Da qualche tempo, grazie all’intermediazione del Fulgido Direttore di questa testata, ho avuto modo di entrare in contatto con il mondo delle Cucine Popolari, e se dovessi definirne il momento personale più bello legato a questa ormai lunga conoscenza, non ho dubbio che la memoria si pianterebbe su quella volta in cui, con il mondo che si riprendeva pienamente dalla batosta del Covid, in un’edizione di “Indovina chi viene a pranzo” ci ritrovammo proprio con il Cavalier Moscato e la sua band a cantare canzoni di varia natura, tra tutte una lunghissima versione di Rockin in the free world di Zio Neil Young, che lui e Dio ci perdonino. Era una giornata di un bellissimo sole, in Bolognina. Era Indovina Chi Viene a Pranzo.
Domenica 1 giugno a Fondo Comini si terrà ancora una volta Indovina Chi viene a Pranzo, che non è più solo il nome di una festa, ma l’idea stessa che si possa individualmente e socialmente partecipare a una delle esperienze più autentiche e significative che Bologna abbia da offrire, almeno tra quelle che chi scrive ha la fortuna di conoscere.
Da quindici anni la Bolognina ospita questa iniziativa che riesce a trasformare un pranzo in un’opportunità di incontro, di dialogo e di crescita collettiva. È un po’ come se il quartiere si trasformasse per un giorno nel punto di riferimento di una città che si riscopre laboratorio di convivenza e scoperta del prossimo dove tutti e tutte hanno un posto a tavola. O comunque nel parco di Fondo Comini, poi le tavole uno se le deve pure immaginare. Dopo aver ospitato la figlia di Che Guevara pochi giorni fa, la Casa di Quartiere che si affaccia proprio sulla sede centrale delle Cucine Popolari in via del Battiferro si prepara a essere ancora protagonista di un momento di partecipazione
Nel corso degli anni il Navile ha vissuto un’evoluzione radicale. Se un tempo, che al sottoscritto è stato solo raccontato essendo arrivato in città non da troppi anni, le sue vie erano percorse principalmente dai bolognesi nati e cresciuti in città, oggi le stesse strade sono attraversate da persone che arrivano da ogni angolo del mondo. Famiglie giovani, immigrati, nuove culture si sono intrecciate con la tradizione, creando un mix ricco di storie, speranze e desideri.
La grande questione di questo tempo e di tutti gli altri rimane come superare la diffidenza e come fare a mettere in un angolo buio gli eventuali pregiudizi. La risposta, sorprendentemente, può arrivare dalla cucina, quella popolare, per definizione. La cucina che si fa cultura, tradizione, si mescola tra le storie degli uomini e delle donne che popolano un luogo pur avendo le radici in un altro luogo che è chiamato altrove.
Da anni diverse migliaia di persone si ritrovano a condividere cibo, parole e risate, creando momenti di confronto che uniscono davvero le generazioni e le culture. Qui non c’è posto per l’esclusione: letteralmente qualunque persona è benvenuta.
Se quando si organizzano iniziative e le relative pubblicità degli eventi cittadini si pensa a quali siano i target, questa tipologia di festa si basa sul vecchio paradigma tipico dei villaggi, o comunque dei paesi più piccoli. Con la capacità però, di guardare a un futuro che in ogni modo la si veda è già presente a noi stessi e alle persone con le quali ci confrontiamo quotidianamente. Non è un evento pensato per un pubblico specifico, ma per la città tutta, una grande festa che invita chiunque a sedersi attorno allo stesso tavolo e a scoprire le differenze che ci arricchiscono, decisamente più interessanti e numerose rispetto a quelle che ci dividono.
La festa si può costruire soltanto con l’aiuto di un numero enorme di persone, in un percorso partecipato che dura mesi. Ogni anno gruppi giovanili, associazioni locali, educatori e mediatrici sociali collaborano per dar vita a laboratori, progetti creativi e momenti di scambio. È così che si crea, si impara e si cresce insieme. La cucina diventa il centro di tutto: non solo per il piacere di gustare piatti provenienti da tradizioni lontane, ma anche per l’occasione di raccontarsi e scoprirsi.
E se cercate un momento musicale di alto, anzi altissimo rilievo, nel pomeriggio suonano gli Onderocs del già citato direttorissimo fulgidissimo. Si vola alto.
