Adolescenza, questa sconosciuta

Troppo spesso si parla di adolescenza senza lasciare parola a chi la vive. CB è lieto di offrire il suo spazio alle riflessioni di un ragazzo delle Scuole Superiori di Bologna che ha messo in ordine un paio di pensieri

di Ludovico, studente


Immergersi nella mente degli adolescenti è un’impresa tutt’altro che semplice. Basta un attimo di disattenzione per perdersi in un labirinto di emozioni contrastanti e pensieri intricati.

Mi chiamo Ludovico, ho 17 anni e vivo quotidianamente a stretto contatto con i miei coetanei. Essere parte di questo mondo significa essere testimoni e spesso protagonisti di un vero e proprio bombardamento emotivo: gelosia, ansia, euforia, tristezza e un’altalena costante di sensazioni che ci accompagna giorno dopo giorno. Vivere questo dall’interno è difficile, ma a volte provo a osservare le dinamiche da una prospettiva esterna, quasi come se fossi uno spettatore, e mi accorgo di quanto sia complesso il sistema di pensieri che regola la nostra età.

Oggi vorrei condividere alcune riflessioni personali su ciò che accade nella nostra mente, nella speranza che possano offrire uno spunto utile a chi, giovane o adulto, cerca di comprendere meglio la realtà adolescenziale.

La paura di essere se stessi

Credo che noi adolescenti viviamo all’interno di una sorta di bolla. Un mondo parallelo, lontano e spesso incomprensibile per chi non ne fa parte, soprattutto per i nostri genitori. Anche se cercano di capire, finiscono spesso per trarre conclusioni affrettate, basandosi su segnali troppo deboli per cogliere la complessità del nostro universo.

Questo mondo ha le sue regole non scritte, le sue mode, i suoi codici linguistici e i suoi modelli da seguire. E guai a chi non si adegua. È un sistema spietato: se non segui i trend, se non indossi i marchi giusti, se non parli nel modo “giusto”, rischi di essere etichettato come “sfigato”.

Purtroppo è così. Io stesso in passato ho giudicato persone solo perché vestivano in modo diverso o non seguivano certe tendenze. Crescendo, ho capito quanto fosse superficiale quel pensiero. Ognuno dovrebbe sentirsi libero di esprimere se stesso, senza paura.

Eppure, nonostante questa consapevolezza, continuo ad adeguarmi. Indosso le stesse marche, uso lo stesso linguaggio, mi comporto nello stesso modo. A volte dico cose che non penso davvero, altre volte faccio cose che non mi rappresentano, solo per non abbassare la guardia. Per non essere il bersaglio.

E non sono l’unico: la maggior parte dei miei coetanei vive questa doppia vita, tra ciò che è e ciò che “deve” sembrare.

La sete di prevalenza

Non tutti, ma una parte significativa degli adolescenti sente un bisogno costante di prevalere sugli altri.

Negli ultimi anni è emerso il termine maranza, usato per indicare quei ragazzi che cercano di imporsi con atteggiamenti da duri, spesso emulando modelli di criminalità e arroganza. Il bullismo, in questi casi, diventa uno strumento per ottenere rispetto e controllo.

La logica è semplice e inquietante: il potere sta in mano a chi incute timore. Lo dice la storia, la politica, persino la filosofia. E molti giovani lo hanno capito perfettamente.

Quello che spaventa è che questi ragazzi non sono ingenui. Sono svegli, intelligenti, e imparano in fretta. Più desiderano rispetto, più affinano le loro strategie per ottenerlo. A volte chi oggi esercita il potere è lo stesso che, fino a poco tempo fa, subiva umiliazioni. Non è sorprendente: per difendersi, alcuni passano all’attacco. Chiedere aiuto, per molti, è sinonimo di debolezza.

Non dico che sia giusto, ma è così che la pensano in molti.

La vita perfetta

Un altro aspetto che ci caratterizza è l’ossessione per la “vita perfetta”. L’immaginazione è uno strumento potente, ma quando viene alimentata continuamente da modelli irraggiungibili come influencer, cantanti e atleti, finisce per ritorcersi contro.

Capita anche a me di confrontare la mia vita con quella di chi, sui social o in televisione, mostra solo successi, lusso e perfezione. E ogni volta questo confronto mi fa sentire in difetto.
In realtà sarebbe più utile concentrarsi sui propri punti di forza, valorizzarli e costruire la propria felicità su ciò che si ha davvero. Ma è difficile farlo quando si è costretti a rincorrere standard che non ci appartengono.

E so di non essere solo. Osservo tanti ragazzi nella mia stessa situazione, e c’è persino chi vive questa pressione in modo ancora più intenso e dannoso.

Essere adolescenti oggi significa camminare su un filo sottile, in equilibrio tra l’identità autentica e quella imposta dal gruppo. Siamo costantemente divisi tra ciò che vorremmo essere e ciò che dobbiamo apparire.
Viviamo in un mondo dove mostrarsi vulnerabili è pericoloso, dove contano le apparenze, dove il silenzio spesso vale più di mille parole. Ma proprio per questo dobbiamo imparare ad ascoltarci, a guardarci davvero dentro e a costruire una nostra verità, anche se va controcorrente.

La realtà è che la verità non è unica, e la percezione che abbiamo di noi stessi cambia ogni giorno. Ma se iniziamo ad accettarla e a comprenderla, forse saremo in grado di essere davvero noi stessi, senza paura.


2 pensieri riguardo “Adolescenza, questa sconosciuta

  1. Grazie Ludovico. Una buona chiave di lettura con cui gli adulti si possono mettere in ascolto. Spesso si parla di cose che non conosciamo e il mondo giovanile è una di queste.

  2. Ludovico grazie; meriti la possibilità di continuare un dialogo con altri e non solo con chi è più vecchio. Gli adolescenti sono persone in divenire, ma che non hanno più modelli di futuro credibile offerti dagli adulti e dai più anziani.
    Quindi un’età difficile, ma importante perché costruttiva (le crisi sono sempre tali) oggi è non solo poco ascoltata, ma è all’interno di un magma esistenziale dove l’adolescenza è appannaggio da tempo di altre età della vita. L’uscir fuori e il dialogare su questi temi potrà solo aiutarci tutti a riprendere qualche senso di vita umana, non in scia al consumo e al marketing che impone solo apparenza e superficialità. Forza Ludovico e amici che la pensano come te, cominciamo a ipotizzare altri paradigmi!

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