Definizione di “Tardi”

Michele de Pascale e Matteo Lepore hanno annunciato ieri sui social lo stop alle relazioni istituzionali con il governo di Israele. Da giorni il racconto dei media nazionali e della politica a tutte le latitudini sembra più improntato al ripudio della storica devastazione portata avanti da Netanyahu contro Gaza e contro i valori di cui l’Occidente ha sempre portato la bandiera. È senza dubbio “tardi”, ma guai a mettere il proprio ego davanti ai cambiamenti positivi

di Andrea Femia, digital strategist cB


Quello che sta succedendo da un anno e mezzo nella striscia di Gaza, e più in generale ai palestinesi, è stato dibattuto in ogni modo. Tanto se ne è scritto e rimane la certezza che quanto è successo sancisce in maniera definitiva l’ufficialità che i social network non hanno la minima possibilità di frenare un genocidio.

Non mi sfugge che la parola genocidio sia controversa da 18 mesi. Dei soli dibattiti interni alla nostra redazione ne potremmo discutere per anni, il mio parere è che non reggano più le giustificazioni in legalese perché non si possa definirlo tale, ma capisco anche che sia urgente citare le cose con il loro nome, tanto più sono gravi, quando sono ufficiali. Ma non è questo il punto; se un giorno gli organi competenti definiranno le azioni atroci di Israele genocidio ai danni dei palestinesi, o il giorno in cui questa cosa succederà in un’altra zona del mondo, ciò che è certo è che la narrazione live H24, sette giorni su sette, non ha scalfito i leader e i media del mondo che avrebbero potuto frenare tutto questo.

Non si può certamente dire che fosse pronosticabile che davanti a immagini così brutali la sfacciataggine prevalesse sul pudore, che avremmo immaginato più consono a chi ha fatto sua la bandiera dei valori che con questa occupazione sono stati calpestati. È un dato di fatto, vale la pena disperarsi perché si immaginava di essere migliori di così, ma può anche essere l’occasione per riflettere su come migliorarsi, perché in un futuro una cosa del genere possa non ripetersi, almeno non così, piuttosto che piangersi addosso e dirci che siamo irrimediabilmente corrotti nel Dna.

E un po’ lo siamo. Indifferenti ma non troppo. Disposti a postare svariate storie al giorno per centinaia di giorni ma non a farne uno soltanto di sciopero. Non per responsabilità proprie, si dirà. Perché se ce lo avessero chiesto li avremmo fatti. Ma per l’appunto, stiamo sempre ad aspettare. Mettiamo sudari, possibilmente sabato mattina, che i giorni prima si lavora e la sera si beve. È stato ed è ancora un periodo ammorbante. Ogni cosa sembra priva di valore, è diventato uno spiacevole costante flash mob per ricordarsi che siamo diversi, ma sti flash mob, diciamolo, hanno pure rotto il cazzo, non hanno spostato una singola coscienza, sono sterili, vuoti, privi di quello spessore avvelenato che un momento del genere meriterebbe.

Esiste un solo modo per chiedere alle persone che comandano di agire. Basta studiare le loro abitudini. Chi comanda ha una voglia matta di piacere e compiacere le aziende, soprattutto quelle molto grandi. Scioperare, possibilmente non di sabato, in modo continuo e asfissiante avrebbe avuto un significato politico reale. I prossimi appuntamenti significativi saranno la manifestazione di Roma del 7 giugno, sempre sabato, e quella a Marzabotto del 15, addirittura domenica. Non sia mai che si facciano cose utili per davvero, parrebbe male.

Ciò detto, ieri pomeriggio Michele de Pascale e Matteo Lepore hanno annunciato dai loro profili social che da quel momento sarebbe partito uno stop alle relazioni istituzionali con il governo di Israele. Qualche ora prima era toccato a Michele Emiliano, in Puglia. Quasi in contemporanea Barcellona aveva interrotto la partnership con Tel Aviv. È da giorni che il racconto dei media e della politica sembra più improntato al ripudio dell’azione israeliana contro Gaza e contro i “nostri” valori. Di recente è successo che Francesca Albanese, per anni invisibile sui media nazionali, è stata ospite addirittura delle Iene e su La7. E sempre alle Iene la presentatrice del programma ha potuto pronunciare senza ripercussioni la parola “genocidio”. In una televisione della famiglia Berlusconi nulla accade per caso; le parole del vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani (Fi) in parlamento sono state sicuramente deboli, ma comunque suonavano diverse rispetto all’atteggiamento di reverenza cui siamo abituati. Manca Giorgia Meloni, ma vabbè non è una novità.

Le reazioni generali, anche sotto i profili del presidente e del sindaco, sono generalmente positive, ma la parola più usata dalle persone è “Tardi”. È vero, è indiscutibilmente tardi, ma forse non ci è del tutto chiaro quanto sia epocale per l’Occidente dover ammettere che Israele ha superato il punto di non ritorno. A livello politico è una delle questioni più difficili in assoluto da gestire, che la si guardi da destra o da sinistra, è in ballo la gestione della più significativa partnership mondiale esistente.

È tenendo conto di questa difficoltà che bisogna cercare di non cadere nella trappola delle patenti della giustizia storica. Comprendere la contemporaneità, mettere da parte la voglia di urlare cose tipo “DOVEVATE PENSARCI PRIMA”, e sostenere chi compie queste scelte, solo apparentemente semplici, così che possano guidare nel nome dell’esempio altre iniziative simili da parte di amministrazioni, politica, imprese, istituzioni.

L’ultimo giorno è tra qualche miliardo di anni. La storia non finisce mai domani.


2 pensieri riguardo “Definizione di “Tardi”

  1. I terroristi di Hams avrebbero potuto far cessare le ostilita’ da molto tempo restituendo gli ostaggi, vivi e morti, e cancellando dal proprio statuto l’obbligo di cancellare Israele dalla carta geografica.

  2. L idea che la restituzione degli ostaggi avrebbe fatto cessare le ostilità, da chi è stata avanzata? Personalmente ipotizzo, come tanti, che Israele avrebbe in ogni caso continuato “per annientare Hamas”. In ogni caso, mentre Hamas è terrorista, Israele, invece, sarebbe lo Stato democratico, civile e via elogiando… Quello che sta facendo lo Stato democratico è orrore puro, supera ogni aspettativa di risposta ad Hamas. Vergogna a chi lo difende e giustifica!

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