Il disagio psichico e la nobiltà della politica

Nel lungo “dopo Basaglia”, iniziato negli anni Ottanta con la chiusura del Roncati di via Sant’Isaia 90, le famiglie hanno fatto i conti con la difficoltà di gestire quel tipo di problema sanitario. “Casa di Tina” in Corticella è uno spazio che si occupa di persone seguite dai servizi di salute mentale dell’Ausl. Ho partecipato a una riunione e ho apprezzato la sensibilità di Anna Del Mugnaio, Antonella Di Pietro e Simona Lembi. Tre politiche del nuovo Pd e una missione: aiutare a vivere

di Aldo Bacchiocchi, già dirigente politico


Nei giorni scorsi ho avuto l’opportunità di assistere a una riunione sul disagio psichico e la salute mentale nella nostra città, un lungo “dopo Basaglia” che io vissi, come assessore in Provincia, con la chiusura dell’Ospedale psichiatrico Francesco Roncati. Correvano gli anni Ottanta. La conoscenza di “Casa di Tina”, uno spazio in via di Corticella per le associazioni e le persone seguite dai servizi di salute mentale dell’Azienda Usl di Bologna mi ha rinfrescato la memoria di un passato per me coinvolgente.

Un mio carissimo compagno di scuola finì al “Roncati” e io lo andavo spesso a trovare. A Bologna e nella dimensione metropolitana il disagio psichico è una patologia diffusa e in crescita nelle giovani generazioni. A “Casa di Tina” si svolgono attività di laboratorio le più varie a favore di persone che devono essere aiutate a “reinserirsi” in un contesto aspro e difficile anche da noi.

Il “dopo Basaglia” è tutto in salita. Anna Del Mugnaio come Quartiere, Antonella Di Pietro come consiglio comunale e Simona Lembi come consiglio regionale erano interlocutrici attente di pazienti e di operatrici. Tre “politiche” di rara sensibilità, la nuova classe dirigente di questo Pd che comunque c’è. Un giovane paziente ha ricordato della esperienza del Tso, il trattamento sanitario obbligatorio che ho conosciuto bene come sindaco di San Lazzaro di Savena.

Momenti drammatici che troppo spesso non hanno un seguito riabilitativo. È compito immane quello che si vive a “Casa di Tina” come in altri luoghi della nostra realtà. Il disagio mentale è diffuso, è  il lato nascosto della fatica di vivere. Va dato atto alle esponenti del Pd che ho citato di una disponibilità umana “al riparo dalle luci della ribalta”. La missione: aiutare a vivere! C’è ancora, e non solo in via Corticella 6, la nobiltà del fare politica.


Un pensiero riguardo “Il disagio psichico e la nobiltà della politica

  1. Purtroppo quelle che mancano sono strutture chiuse dove ricoverare i malati mentali gravissimi ed irrecuperabili che una volta andavano in manicomio, oggi sono in carico alla famiglia con tutti i problemi annessi e connessi. La Casa di Tina come altre strutture similari sono luoghi aperti da cui il malato può andarsene quando vuole, lo dico per conoscenza diretta di un soggetto che vive, per modo di dire dato che non è certamente vita, fra un TSO, un TFO, un ASO e l’altro unico modo per fargli assumere i farmaci che lo tengono un poco sedato. Niccolò Rocco di Torrepadula

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