Ronda non Ronda

L’ennesima scorreria della cosiddetta “Rete dei Patrioti” in zona stazione ha ovviamente lasciato strascichi polemici e più di qualche interrogativo sul tavolo. Di certo non è così che si affronta il delicato tema della sicurezza in città

di Barbara Beghelli, giornalista


Ronda non ronda (arriveremo a Bologna), malgrado voi. C’è poco da fare ironia, in realtà, sull’accaduto dell’altra sera in zona stazione a Bologna. Io stessa, se avessi incontrato di sera la squadra di rondisti di cui qui narriamo che indossavano le ormai tristemente note magliette nere con su scritto “Educazione felsinea” corredate dal simbolo dei teschi con le tibie incrociate di antica memoria, avrei avuto paura. Tanta quanta se avessi incontrato dei pusher.

Ma mettiamo in ordine i fatti e cerchiamo di trovare un capo (e magari la coda) alla faccenda che tanto agita il mondo politico bolognese.

Mercoledì sera un gruppo di infisicati uomini che si rifanno chiaramente all’estrema destra, appartenenti alla cosiddetta “Rete dei Patrioti”, ha percorso le strade del quartiere della stazione indossando le t-shirt di cui sopra, che incorporano il simbolo associato anche alle SS naziste, i piccoli teschi. Le immagini sono state poi pubblicate dagli stessi partecipanti sui social.

L’iniziativa, definita una «passeggiata anti-degrado», era lecita in quanto la Rete ha chiesto regolare permesso alla Questura, come già era successo, sempre per le strade della città. La “marcia” aveva l’obiettivo dichiarato di “monitorare” le zone degradate dove come tutti sanno spaccio, accoltellamenti e regolamento di conti tra bande sono pressoché quotidiane.

I cosiddetti Patrioti credono e divulgano (anche alla Questura, al momento della richiesta della manifestazione) che «solo riappropriandoci delle vie che ora sono in mano ai pusher africani si combatte veramente il degrado e soprattutto si trasmette sicurezza ai pochi bolognesi onesti che hanno ancora il coraggio di avventurarsi di notte in queste zone», annunciando poi l’intenzione di proseguire con altre passeggiate della sicurezza, idea che se ho ben capito sarà ripetuta – con mise normali – in Bolognina dai giovani di Forza Italia.

L’assessorato alla sicurezza, ripristinato lo scorso 20 dicembre nel rimpasto di giunta post-Regionali nella persona di Matilde Madrid, ha definito «inaccettabile» la presenza di gruppi organizzati che si richiamano esplicitamente al fascismo: «Chiediamo che chi deve far rispettare la legge lo faccia perché le ronde sono vietate dal nostro ordinamento».

Già. Per parte loro, sulla pagina Facebook ‘Bulaggna’ i Patrioti replicano: «Non c’è stato nessun atto violento, intimidatorio o lesivo della sicurezza pubblica durante la camminata, come del resto è sempre accaduto durante le nostre iniziative. Parlare di “ronde nere” e di “passato ripugnante” contribuisce ad avvelenare ulteriormente il dibattito pubblico, esattamente ciò di cui veniamo accusati». Tuttavia, la Questura ha fatto sapere che gli attivisti sono stati monitorati durante tutto il percorso, seguiti e identificati dalla Digos, e l’autorità giudiziaria è stata informata dell’accaduto.

Ma a questo punto, dopo aver sentito suonare le campane di tutti i protagonisti dell’opera, sorgono domande. Primo: perché la Questura, conoscendo a fondo la realtà dei Patrioti, non ha posto paletti ben precisi ai “passeggiatori”, come per esempio il divieto di indossare indumenti che richiamano al fascismo? Secondo: considerando i problemi grandi di sicurezza che ha Bologna da anni, perché si è tolto l’assessorato alla sicurezza per un anno almeno? Infine, la domanda più importante: ma i cittadini – non i partiti e le associazioni varie – li ha per caso interpellati qualcuno per capire cosa ne pensano di quanto accaduto?


5 pensieri riguardo “Ronda non Ronda

  1. Domande interessanti.
    C’e’ offerta di stupefacenti laddove la domanda e’ alta e Bologna e’ ai vertici nazionali per consumo di droghe.
    Se calasse drasticamente il consumo, soprattutto quello iper ludico del fine settimana, calerebbe di conseguenza l’offerta. Certo lo spacciatore abituale si riciclerebbe in altre attivita’ delinquenziali ed andrebbe comunque contrastato con fermezza.
    Lo spaccio in strada porta degrado con risse, regolamenti di conti, discussioni e disagio in generale.
    In questi casi si parla di piccolo spaccio ma non e’ cosi, in una giornata il “piccolo spacciatore” vende decine e decine di dosi, che diventano piccole sol perche’ una singola cessione e’ stata intercettata dalle forze dell’ordine che non possono, ovviamente, essere ovunque; anche perche’ se cio’ fosse possibile qualcuno protesterebbe per “l’inaccettabile militarizzazione del territorio”.
    Bologna ha assoluto bisogno in citta’ o provincia di un nuovo e assai capiente CPR ove tenere, in attesa dell’esecuzione dell’espulsione, tutti quei soggetti stranieri che dopo essere stati condannati devono essere espulsi per impedire che tornino a delinquere sul territorio.
    Questi luoghi devono essere dignitosi ed assicurare altrettanto dignitose condizioni di vita. Sono stati introdotti tanti anni fa con la legge c.d. Turco, Napolitano. Esistono in tutta Europa.
    Negarne l’utilita’, necessitata dalle contingenze storico economiche che hanno ampliato il fenomeno della immigrazione illegale, e’ miope sul piano politico e cinico nei confronti di chi e’ costretto a convivere con il degrado.
    Valter Giovannini (ex Procuratore Aggiunto di Bologna)

    1. buon pomeriggio , come sempre le riflessioni dell’ex pm Giovannini sono sempre giuste e concrete , un vero peccato non possano essere pubblicate mediaticamentr al posto delle solite contrapposizioni politiche e sociali oppure delle scontate e pelose prese di posizioni di rappresentanti delle Istituzioni locali e nazionali della sinistra , che , non si sono accorte del lento scivolare del degrado in questa città e cge sta raggiungendo punte elevate . povera Bologna !

    2. Sono un iscritto alla Associazione Luca Coscioni. Noi riteniamo che la sola repressione, il solito vecchio ed inutile proibizionismo, non serva a nulla. Capisco che un ex procuratore sia convinto di quanto ha praticato tutta la vita. Sarebbe dura ammettere che le sue convinzioni non hanno prodotto risultati. In genere, nel mondo del lavoro, quando una attività non rende la si abbandona. Non evidentemente nel campo delle politiche di giustizia. Anche se tutti sanno che ” perseverare è diabolico”. Ed io aggiungo anche che noi cittadini siamo stufi di finanziare una attività repressiva che non porta utili. Chi ha fallito lo ammetta e cambi pagina. Noi della Luca Coscioni vogliamo adeguate e certamente regolamentate politiche di liberalizzazione. Sottrarre il mercato alla criminalità organizzata che ovviamente utilizza in massima parte poveracci per strada, vorrebbe dire rendere più controllabile lo smercio delle droghe pesanti. In questo senso la criminalità organizzata ha interesse a che la repressione e basta non cali.

  2. La scorsa notte (tra 5 e 6 giugno) sono passati in folto gruppo su via delle Moline urlando a squarciagola slogan contro i comunisti e il comunismo.
    Due dubbi:
    1) La sicurezza dovrebbe essere bipartisan, che c’entra il comunismo?
    2) L’intenzione di dare tranquillità ai cittadini implica interrompere nel cuore della notte la tranquillità del loro sonno?

  3. Credo utile allargare la questione se per essere tranquilli sono necessarie ronde con teschi ed è interessante avere risposte alle altre due domandine, non di complessa risposta..

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