Il velo islamico, la sinistra e Kafka

Vietare il chador è una cosa soltanto di destra? E cosa fare quando l’idea trova consensi anche tra gli elettori del centrosinistra? Sicurezza e immigrazione, temi su cui il Pd balbetta. E la Meloni ringrazia

di Achille Scalabrin, giornalista


Trovarsi improvvisamente d’accordo con la destra, soprattutto se è la prima volta, inquieta. Forse perché bisogna fare i conti con il timore di essere un nuovo Gregorio Samsa, che svegliandosi un mattino da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un insetto. «Che mi è successo?», fu il primo pensiero del protagonista della “Metamorfosi” di Franz Kafka. E questo è anche il pensiero di chi si trova a condividere il divieto di velo integrale – si tratti di burqa, hijab, niqab o chador – in luoghi pubblici. Il che non significa, sia chiaro, che a pensarla in quel modo si è degli insetti. Ma soltanto che mai uno avrebbe pensato di trovarsi in compagnia di Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, secondo firmatario della proposta di legge meloniana. In gioventù si era distinto soltanto per aver indossato non un velo ma una divisa da SS, anche se durante un Carnevale. Mentre in età più matura si è dato alla “caccia” agli stranieri assegnatari di appartamenti Acer a Bologna. Il che spiega meglio lo choc di cui sopra per la temuta metamorfosi.

Ribadito che nessuno dà dell’insetto a nessuno, è il caso però di chiedersi se qualcuno può dare del destrorso a chi si trova a condividere un’idea made in right, tutta law & order, cara a quella galassia che si entusiasma per le muscolose e demagogiche prodezze della Meloni o di Salvini & Vannacci. Il rischio è forte. A evitarlo sarebbe bastato che una tale proposta l’avesse fatta il Pd, in nome del buon senso e non di una sospetta discriminazione a danno degli islamici? Possibile, perché che anche tra elettori di sinistra e di centro ci sia ormai un certo disagio nel vedere aumentare le donne totalmente velate, è vero. Nei supermercati, davanti alle scuole, in autobus, per strada, negli ospedali si notano sempre più spesso. Mostrano soltanto gli occhi, fessura sull’ignoto, diniego dell’integrazione. Trattasi di «separatismo islamico», sostengono i firmatari della proposta di FdI (arrivata a pochi mesi da quella della Lega). No, è soltanto rispetto della propria religione, replicano i cantori del libero velo. Gli uni e gli altri dimentichi che la risposta sta nella laicità dello Stato e nella democrazia di un Paese in cui si va a volto scoperto per motivi che attingono non soltanto alla sicurezza ma anche all’emancipazione femminile.

Le donne occidentali sono obbligate nei Paesi musulmani ad attenersi alle regole dettate dal Corano. È così deprecabile chiedere alle donne musulmane di attenersi alle regole decise dalla Repubblica italiana? A sentire qualche reazione da sinistra, vietare il velo islamico è quasi peggio che chiedere di togliere il crocefisso da aule e uffici pubblici. Ennesimo divieto fascista, sostiene qualcuno. Un qualcuno che finge di non sapere che norme restrittive per i veli integrali sono in vigore in Francia, Germania, Belgio, Norvegia, Olanda. C’è anche chi afferma che in Italia una legge esiste già e basterebbe applicarla. Si tratta della cinquantenaria legge n. 152 del 1975 – la “legge Reale”, per chi ha memoria degli anni di piombo – che vieta l’ «uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo». E il rispetto della religione islamica è il giustificato motivo che ha consentito il diffondersi dell’uso del velo integrale. Il rispetto di quella cattolica potrebbe quindi, per par condicio e per paradosso, permettere agli italiani di girare incappucciati come i membri di una confraternita durante la settimana santa.

Una nuova norma regolatrice avrebbe potuto presentarla il Pd di Elly Schlein, sottraendo tanti suoi elettori o potenziali elettori al rischio di sentirsi Gregorio Samsa ed evitando che del tema si impossessasse, a modo suo, la destra? Sì, ma tradizione vuole che balbettando si navighi per altri mari e per solite sconfitte. Come è stato su sicurezza e immigrazione, dove un falso liberalismo condito con deregulation ha aperto le porte a restrizioni di marca sovranista. Viene in mente Nanni Moretti con il suo «D’Alema dì una cosa di sinistra, anche non di sinistra, di civiltà». Tra D’Alema e Schlein, il filo conduttore è dato dai voti persi negli anni, con la disconnessione da strati sociali liquidati con una parola: moderati. Ciò ha consentito ai pirati della destra di saccheggiare i possedimenti elettorali avversari. Come? Anche con idee che possono trovare alloggio sia a sinistra che al centro. Troppo tardi per pensare che, per fare qualcosa sul tema, il governatore dell’Emilia-Romagna De Pascale possa emanare una legge regionale e che il sindaco di Bologna Lepore ricorra a una nuova ordinanza – dopo quella sui 30 km/h – che assicurino pari dignità e integrazione a tutti, senza distinzione di razza o di religione, ma a viso scoperto?


7 pensieri riguardo “Il velo islamico, la sinistra e Kafka

  1. Ottimo articolo pone l”accento su problematiche reali: siamo uno stato laico e sosteniamo l’autonomia della donna.

  2. Siamo uno stato laico e sosteniamo l’autonomia della donna. Applichiamo la legge Reale.

    1. Per una volta che la destra ne azzecca una buona, non vedo perché non si debba convenire su un principio di laicità e di rispetto dei luoghi pubblici. Questo principio, peraltro, è stato ribadito nel tempo in tutti i paesi democratici.
      Personalmente non ci vedo niente di kafkiano.

  3. Concordo pienamente con quanto espresso nell’articolo. Vietare il velo integrale in pubblico si doveva fare fin dall’inizio del suo comparire. E non ha nulla a che vedere con fascismo, razzismo, mancanza di rispetto per le religioni altrui. È unicamente rispetto e osservanza delle norme del paese in cui si viene a vivere. È rispetto per la dignità della donna. È favorire l’integrazione.

  4. RISPETTO per la dignità e la libertà della donna. Ho votato e voterò sempre a sinistra ma su questo siamo un bel passo indietro.
    Bisogna recuperare velocemente, altro che Galeazzo Bignami.

  5. faccio un esempio:
    tu uomo incappucciato o con una maschera che ti oscura completamente il volto ed impedisce il riconoscimento prova ad entrare in una qualsiasi prefettura, questura, o palazzo pubblico del potere (senato, camera, regione ecc, poi mi saprai dire quale e’ stato il trattaeìmento ricevuto…..

    ecco vedi questo e0 un esempio banale ma perche’ 2 pesi e 2 misure???
    io RIVENDICO IL MIO DIRITTO DI ENTRARE AL QUIRINALE CAMUFFATO DA ALI’BABA’—-

  6. Caro Achille, sono decenni che in Francia si parla di velo islamico. La legge lo vieta nei luoghi pubblici, ma basta andare in una qualsiasi banlieue di Parigi o di Lione o di Marsiglia per constatare che il chador è onnipresente. L’Italia, che non ha 6 milioni di musulmani come la Francia, è ormai sulla stessa strada: quest’estate a Ortisei ho visto più donne velate che al Trocadero o alla Tour Eiffel. Morale: l’ipocrisia non ha confini, nè geografici nè politici.

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