Una riforma per tutti, tutti per una riforma

Al contrario di quanto sostenuto dalle opposizioni, con la riforma del Titolo IV i cittadini potranno finalmente vedere garantite le proprie libertà e i propri diritti in base alla legge e non in base a interpretazioni orientate secondo le convinzioni ideologiche o gli orientamenti politici dell’Associazione Nazionale Magistrati

di Lanfranco Massari, segretario cittadino Forza Italia Bologna, e Angelo Scavone, costituzionalista, e responsabile dipartimento Giustizia e Affari Legali FI Bologna ed Emilia-Romagna


La riforma del Titolo IV della Costituzione della Repubblica Italiana è finalmente legge. Impropriamente e riduttivamente nota come legge della “separazione delle carriere” è una riforma attesa da anni, da tanti e di orientamento politico diverso, dai cittadini alle prese con il sistema giurisdizionale italiano farraginoso, lento, molto spesso opaco. Si tratta di una legge di revisione costituzionale, approvata con la maggioranza assoluta dei voti parlamentari, non della sola maggioranza di Governo ma anche di alcune forze di opposizione (come Carlo Calenda di Azione ed Emma Bonino di +Europa) che hanno condiviso il voto a favore di un’importantissima novità.

Tuttavia, non avendo raggiunto il quorum di due terzi, la legge di riforma sarà sottoposta al voto popolare con un referendum costituzionale “confermativo” che si svolgerà nella prossima primavera del 2026. Gli elettori votando “SI” potranno confermare l’entrata in vigore e dunque la piena applicazione della legge di revisione di alcuni importanti istituti che il Titolo IV della Costituzione dedica all’ordinamento della Magistratura.

Forza Italia ha promosso, sostenuto e fortemente voluto tale riforma. Ora a Bologna, come in tutto il resto del Paese, è fortemente impegnata per la illustrazione e la sensibilizzazione della opinione pubblica a favore della legge.

Come accennato non si tratta soltanto della separazione burocratica delle carriere dei magistrati ordinari (su cui è già intervenuta la legge ordinaria denominata “Cartabia”) ma della modificazione del principio di unicità della carriera dei magistrati ordinari contenuto nell’emendato Titolo IV della Costituzione. Che, oltretutto, risultava del tutto disallineato dagli ordinamenti costituzionali non solo degli Stati Uniti, ma anche dei principali paesi dell’Unione Europea, dove le carriere e le funzioni dei pubblici ministeri sono distinte e distanti da quelle della Magistratura giudicante.

Con la previsione costituzionale di carriere separate tra giudici e magistrati del Pubblico Ministero si realizza in modo compiuto la riforma del processo penale che, con la riforma Vassalli del 1988 e con la costituzionalizzazione del giusto processo del 1999 (art. 111 Cost.), è transitato da un sistema inquisitorio (incentrato sulla figura del Giudice istruttore) a un sistema accusatorio (incentrato sul ruolo della pubblica accusa in posizione di parità con quella della difesa).

Separazione delle carriere implica inoltre la realizzazione di due distinti organi di autogoverno per ciascuno dei corpi di magistrati (in pratica un Csm per i pubblici ministeri e uno per i giudici ordinari), nonché la previsione di un’Alta Corte di giustizia disciplinare per entrambi i corpi della magistratura. La composizione dei due Csm sarà per estrazione a sorte. Così pure quella della maggioranza dei membri dell’Alta Corte.

A nostro avviso, si tratta di una riforma fondamentale per sottrarre i magistrati dalla nefasta ingerenza partitocratica delle correnti organizzate dell’Anm, la quale, secondo la lucida denuncia da Luca Palamara, ha espropriato il Csm delle funzioni assegnate dalla Costituzione per le promozioni, i trasferimenti e, soprattutto, per  l’attribuzione degli ambìti incarichi direttivi (capi di Procura e presidenti degli Uffici Giudiziari) da cui le correnti controllano oppressivamente l’intera funzione giurisdizionale, riservata dalla Costituzione ai singoli magistrati e alla loro libertà di interpretare e applicare le leggi.

In definitiva, al contrario di quanto sostenuto dalle opposizioni – si legga qui l’articolo del direttore di Cantiere Bologna, Giampiero Moscato – con la riforma del Titolo IV i cittadini potranno finalmente vedere garantite le proprie libertà e i propri diritti in base alla legge e non in base a interpretazioni orientate secondo le convinzioni ideologiche o gli orientamenti politici dell’Associazione Nazionale Magistrati.


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