Piantedosi-Lepore, duello alla bolognese

Gli scontri durante il corteo proPal, la polemica tra il ministro dell’Interno e il sindaco. E il travisamento della realtà messo in atto dalla destra. Per la quale Bologna è governata da «una sinistra irresponsabile e indegna»

di Achille Scalabrin, giornalista


Dall’incredibile Hulk all’incredibile Piantedosi. Sia chiaro, non si tratta di somiglianze fisiche, muscolari o di colore di pelle, per quanto il verde si addica al ministro dell’Interno considerata la sua vicinanza alla Lega salviniana. Incredibili sono piuttosto le sue dichiarazioni all’indomani degli scontri in centro città in occasione della partita Virtus-Maccabi. Era chiaro a tutti che una ristretta ma pericolosa teppaglia sinistrorsa avrebbe colto l’occasione del corteo proPal per sfogare la propria violenza.

Al sindaco Lepore e alla Consulta per l’ordine pubblico che auspicavano una sede alternativa al PalaDozza, Piantedosi aveva replicato con voce stentorea: nessun cedimento ai facinorosi, non saranno loro a dettare l’agenda. E così ha imposto la sua, che prevedeva scontri e danni ingenti così come l’inverno prevede il freddo e l’estate l’afa. Se i bookmakers raccogliessero scommesse anche sulla violenza, sabato sarebbe stata per i bolognesi una giornata su cui puntare forte. Ma i cortei vietati, le manifestazioni sportive spostate in passato per motivi di ordine pubblico su decisione delle prefetture e quindi del Viminale? Dev’essere che in quelle occasioni il ministro aveva avuto dei cedimenti. Paragonabili forse a piccoli malori. Ma non sia mai a Bologna, che lui conosce bene per essere stato qui prefetto e sa come trattarla: a muso duro. Perché è città in cui comanda la sinistra «irresponsabile e indegna», assicura il suo partito di riferimento.

Il meglio di sé Piantedosi l’ha dato da domenica in poi. Il sindaco – cogliendo il pensiero di molti bolognesi – dice, provocatoriamente, che manderà al governo la fattura dei danni subiti dalla città? Lui replica che Lepore così sostiene i teppisti e colpevolizza chi li ha contrastati. Il sindaco dice che da parte del ministero c’è stata una gestione sconsiderata dell’ordine pubblico – concetto che si può anche tradurre così: la volpe è stata invitata a entrare nel pollaio per poi dire che è cattiva? – Lui insinua che il vero obiettivo del Comune era quello di non far svolgere la partita, né ora né mai, in sintonia con proPal e antisemiti.

Insomma, un tale tuffo con avvitamento non sarebbe riuscito neppure al grande Klaus Dibiasi. Va però detto che la destra dispone nella disciplina “travisamento della realtà” di una squadra olimpionica, da Salvini a Bignami, da Tajani a Borgonzoni, da Gasparri a Molteni. Tutti concordi infatti nel giustificare il loro ministro e nell’indicare in Lepore il solo responsabile del “sabato nero” (anzi, rosso), il mandante dei facinorosi. È vero che il sindaco e la sua vice hanno fatto nelle scorse settimane salamecchi con l’ala più oltranzista dei proPal (vedi la cittadinanza onoraria all’Albanese), ma gli scontri ci sarebbero stati anche in caso contrario. E lo pensa in fondo anche la destra, per la quale tutto dipende dal fatto che qui la sinistra dialoga con i centri sociali anziché con quei bravi ragazzi di FdI che invocano il duce.

E perché il concetto sia chiaro, ecco la nota della Questura che fa (correttamente) la lista delle sigle partecipanti al corteo e anche (inopinatamente) dei contratti d’affitto. Tpo e Labas stanno in locali concessi in uso dal Comune, si legge: il nesso tra violenti e Palazzo d’Accursio è così servito su un piatto d’argento da Piazza Galilei. Trattasi di operazione raffinata. Mai vista prima. Ci si aspetta adesso che la Questura di Roma faccia a sua volta una nota per dire che tra Meloni e CasaPound è pappa e ciccia, e questo è il motivo per cui Piantedosi si ostina a non sfrattare il movimento di estrema destra dall’edificio occupato nella capitale. Contrariamente a quanto fatto a Milano con quei comunistacci del Leoncavallo. Vabbè, è un paradosso. Dal ministro della Repubblica italiana ci possiamo aspettare le singolari dichiarazioni sulle vittime di Cutro («non dovevano intraprendere il viaggio»), sulla scarcerazione di Almasri («è stato rilasciato vista la pericolosità del soggetto»), sul condono elettoral-edilizio in Campania («un’operazione di buonsenso»), sull’attacco di Fratelli d’Italia a Mattarella («l’autorevolezza del Quirinale non è mai stata messa in dubbio da nessuno»), ma non qualcosa che non sia in sintonia con la destra.

Anche Piantedosi, come l’incredibile Hulk, ha avuto la sua metamorfosi nel tragitto tra la Prefettura di Bologna e il Ministero dell’Interno. Senza di essa non sarebbe mai entrato nella galleria dei personaggi di Crozza.


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