Si sente la necessità di un Patto proposto dal Comune, tratto dalle esperienze più avanzate in Europa con il contributo di intellettuali, anche bolognesi, per poi discuterlo con le tante associazioni della città e i Comitati di cittadini esistenti per dotarci di uno strumento essenziale per la qualità e l’evoluzione del cammino partecipativo che, grazie all’incontro tra culture diverse, ha qualificato la vita civile, sociale e democratica di Bologna: se ne sente un grande bisogno, non solo locale
di Ugo Mazza, già dirigente politico
È vero, del Tram a Bologna se ne parla da decenni, come ha detto il sindaco, Matteo Lepore. Infatti nel 1995, a fine mandato l’ultima Giunta Vitali aveva già pronto il bando, ma si ritenne doveroso rimettere la decisione al nuovo Consiglio Comunale: vinse il centro-destra e il Tram fu cancellato. Il sindaco Giorgio Guazzaloca usò i fondi ottenuti dalla Giunta Vitali per realizzare il Civis, finito miseramente.
Tanti bolognesi, come me, da allora erano in attesa del Tram. Spero quindi che siano ancora di più i bolognesi che sostengono la scelta del sindaco Lepore e del centro-sinistra per la sua realizzazione, con la speranza di vederlo circolare già nel 2027; così come spero sosterranno il suo completamento nel prossimo mandato, per avere le quattro linee in costruzione, e perché non cinque?
Non si tratta di una scelta tecnica, ma del miglioramento qualitativo della vita delle persone e della città.
Il Tram partirà dalle zone più lontane e popolari, i cittadini saranno più comodi e rapidi nel raggiungere il centro e altre zone cittadine. La riduzione dell’uso dell’auto, la nuova rete del Tpl, Tram, bus e filobus, ridurranno il caos e il rumore urbano, migliorerà la qualità dell’aria. Inoltre, l’intreccio del Tram con il Servizio Ferroviario Metropolitano dovrà favorire la mobilità di altri cittadini metropolitani: è necessario un impegno ancora maggiore di Lepore e della maggioranza per completare il Sfm e garantire la mobilità ogni 15 minuti nelle ore di punta, oltre al ritorno notturno.
Sono scelte fondamentali per Bologna, Città Metropolitana: per questo non dovrà vincere il centro-destra. Conosco come tutti le difficoltà nella Bologna sconvolta dai lavori in molte sue parti, come la perdita di tempo per destreggiarsi tra i tanti cantieri e il danno attuale per le attività commerciali, ma confido che si potranno rilanciare, come è avvenuto nelle altre città europee.
Sono consapevole dello scarso coinvolgimento dei cittadini nella fase di progettazione delle quattro linee del Tram e comprendo le tensioni con il Comune nella fase dei lavori dovute a una progettazione chiusa negli uffici senza un confronto diffuso, coinvolgente e positivo con i cittadini. Con altri amici si voleva favorire la sua realizzazione con il comitato “Tram sì, ma Come”, sia per contrastare quelli contrari, sia per favorire la partecipazione dei cittadini, segmento per segmento: idea purtroppo tramontata per la supponenza del Comune nello scorso mandato.
Destreggiandomi qualche giorno fa tra i cantieri del Tram a Borgo Panigale, mi sono travato alla caserma dei Carabinieri, era una Casa del Popolo, dietro cui c’era la catapecchia dove ho abitato fino a nove anni. Molto è cambiato e là dove c’era l’arena estiva del Cinema D’Annunzio ho trovato un bel “Monumento alla Resistenza” realizzato nel 1979 da Amelio Ghelli, della sezione scultura dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna. Un cartello spiegava le quattro strutture che lo compongono: “La caduta del fascismo”, “La civiltà distrutta”, “Il Simbolo del lavoro” e “Il germoglio della nuova società” espresso da un tavolo di pietra con il cartello che diceva: «La partecipazione, la discussione e il confronto espressi dalla tavola rotonda divengono un esplicito invito ai cittadini ad incontrarci, a sentirsi uguali, a partecipare alla vita comunitaria. Sono questi i valori da difendere».
Mi sono seduto con un sorriso amaro: certamente l’opera ha bisogno di una cura profonda per tornare al suo originale splendore; così come la partecipazione bolognese dovrà avere una cura profonda per ritrovare quel «valore democratico da difendere», così come i Quartieri dovranno tornare a essere gli strumenti quotidiani del confronto con i cittadini. Non nego il valore dei tanti incontri del sindaco Lepore con i cittadini, comprese altre iniziative della Fondazione Urbana, utili e importanti per l’ascolto dei cittadini.
Ma, come ha scritto recentemente Gabriele Bollini su queste pagine (qui), la partecipazione è un’altra cosa.
La partecipazione attiva dei cittadini è frutto di una volontà pubblica precisa, per riconoscere e mettere a confronto i vari interessi in conflitto sulle scelte del Comune, specifiche e rilevanti, che comportano cambiamenti urbanistici, edilizi e ambientali, oltre che nelle scuole e nei servizi pubblici della città.
Serve perciò un “tavolo partecipativo”, con regole definite, fondato sul principio di terzietà per un confronto paritario tra rappresentanti di pozioni diverse ma con le stesse conoscenze delle “carte” relative all’opera in discussione per proporre modifiche e miglioramenti in un documento di sintesi da sottoporre al Consiglio Comunale per le decisioni di sua competenza: quindi prima delle decisioni finali, non dopo.
Bologna, quindi, non aspetta solo il Tram: aspetta anche una svolta partecipativa.
Si sente la necessità di un “PATTO PER LA PARTECIPAZIONE”, anche come fase sperimentale. Un Patto proposto dal Comune, tratto dalle esperienze più avanzate in Europa con il contributo di intellettuali, anche bolognesi, per poi discuterlo con le tante associazioni della città e i Comitati di cittadini esistenti per dotarci di uno strumento essenziale per la qualità e l’evoluzione del cammino partecipativo che, grazie all’incontro tra culture diverse, ha qualificato la vita civile, sociale e democratica di Bologna: se ne sente un grande bisogno, non solo locale.

Chiosando: passare da una “partecipazione informata” a una “partecipazione partecipata”