Il centrosinistra ha bisogno di recuperare anche qualcosa di antico per fare sbocciare il nuovo che sta nascendo dal “basso”, e contrastare così la deriva di destra che sta minacciando il Paese. La storia di Bologna, che passa anche per via Gerusalemme, può ancora e deve avere voce in capitolo. Per l’Europa e per una Italia libera e giusta
di Aldo Bacchiocchi, già dirigente politico
Richiamo le “Operette Morali” di Giacomo Leopardi e il “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere”: «Quella vita ch’è una cosa bella non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata ma quella futura».
La dolente saggezza leopardiana ci può aiutare, credo, nel presente e nel futuro prossimo. Ricordo la vicenda densa di speranza dei Comitati per l’Italia che vogliamo – che nel 1995 fecero da embrione per quello che poi diverrà l’Ulivo -, del motto «Un’Italia coesa per l’Europa» e del rapporto “senza trattino” tra centro e sinistra. Tanta acqua da allora è passata sotto i ponti e la dialettica politica è stata segnata da incomprensioni profonde, talvolta anche inaspettate. E siamo scivolati nel precipizio di oggi.
Il Pd, lo si voglia o no, è rinato a nuova e inaspettata vita. La segretaria di ora si è iscritta nella sezione di piazza dell’Unità, sede della necessaria ma sofferta svolta compiuta da Achille Occhetto con ardita lungimiranza. Schlein ha girato l’Italia, dappertutto e senza soste, per rianimare un partito ripiegato su se stesso e malinconico. Ha ridato fiducia a fronte degli esiti disastrosi del governo di destra che dura ancora.
L’Italia è allo stremo in tutti i campi del vivere civile, privata, troppo spesso, del minimo indispensabile. Costi quello che costi, per non essere travolti da una realtà ingiusta, c’è bisogno di un’unità che rispetti le differenze e che sappia infondere speranza partendo dalle fibre più riposte e sofferenti della società italiana.
La sofferenza senza speranza può portare a una deriva di destra. Conosciamo la lezione e gli esiti della rivoluzione del 1789 e sappiamo di che morte morirono I giacobini. Oggi è possibile un’alternativa democratica rinvigorita dalla lotta per la “Pacem in terris” e per il destino dell’uomo. Era il 1963 che ora ritorna perentorio.
La saggezza dell’Ulivo deve innervare il Pd nuovo che sta nascendo dal “basso”. La storia di Bologna, che passa anche per via Gerusalemme, può ancora e deve avere voce in capitolo. Per l’ Europa e per una Italia libera e giusta. Maiora premunt!

Basta parlarsi addosso cambiate le persone hanno sbagliato totalmente la generazione al potere
Bologna sta obliando se non addirittura respingendo la sua storia; quei due LIBERTAS sullo stemma cittadino hanno un significato e quel significato già di molto allo sbando, da un lustro a questa parte è andato perduto. Come potrebbe una città civicamente spenta, immemore, turistica, avere voce in capitolo per l’Italia e l’Europa?
Potrei avere un esempio di una città “civicamente” brillante ?