Diciannove anni senza Nino Andreatta, il ricordo di un incontro del 1972

Il professore, economista e politico di rango, morì alla fine di marzo 2007, dopo anni di silenzio a causa di un’ischemia. «Tornavo da Roma dopo una riunione della redazione di “Rinascita”. Gli diedi un passaggio dal Marconi a casa sua. Andreatta volle sapere che cosa era, nella vita di base, il Pci. Fui colpito dalla modestia di un “grande” che tra l’altro ebbe la forza di mettere lo Ior con le spalle al muro, da solo, senza l’appoggio della Dc, dopo il fallimento del Banco Ambrosiano»

di Aldo Bacchiocchi, già dirigente politico


Il prossimo 22 gennaio a Prometeia, per iniziativa utile del circolo Marco Biagi, sarà ricordato Nino Andreatta, prestigiosa personalità di studioso e di politico della Democrazia Cristiana. Morì a Bologna il 26 marzo del 2007 dopo una lunga agonia che si iniziò a causa di una ischemia cerebrale che nel 1999 lo colpì alla Camera dei Deputati. Tante e qualificate saranno le occasioni di riflessione sul suo ruolo e sulle scelte coraggiose che lo videro protagonista.

Perché chiedo a Cantiere ospitalità? Oggi i “politici”, quasi tutti, hanno sempre fretta. È una caratteristica di questi tempi nevrotici. Nel 1972, di ritorno in aereo da Roma, era un giovedì, diedi un passaggio al prof. Andreatta sulla mia 500. Lo conoscevo, il professore, tramite Romano Prodi. Accettò il mio invito. Io ero nulla di fronte a lui. Mi mise a mio agio, sulla 500, e nel corso del tragitto parlammo, con semplicità, del più e del meno, ovviamente di cose politiche.

Sapeva che io ero del Pci. Tornavo da una riunione della redazione di “Rinascita”. Andreatta conosceva bene quella rivista. Ma voleva sapere da me che cosa era, nella vita di base, il Pci. La conversazione si prolungò ben oltre il tragitto dall’aeroporto a via Dante, dove il Professore abitava. Fui colpito dalla sua disponibilità, dalla sua curiosità. Dalla sua modestia. Conobbi un Andreatta per me inedito. E desidero perciò dire di un aspetto particolare della sua personalità insigne. È cronaca spicciola? Mi pare che l’episodio possa valere come contributo, non proprio marginale, per aiutare conoscere un uomo che poi dal 1999 al 2007 tacque a causa della malattia, assistito con altissima dedizione dalla moglie Giana e dai suoi figli.

E concludo per sottolineare una vicenda, marginale e modesta finché si vuole, di un “grande” che ebbe, tra l’altro, la forza di mettere lo Ior, l’istituto per le opere religiose, l’ente finanziario della Chiesa cattolica, con le spalle al muro, da solo, senza l’appoggio del suo partito, la Dc, dopo il fallimento del Banco Ambrosiano.

Nino Andreatta l’ho conosciuto anche così. Una personalità vera, esemplare.


Un pensiero riguardo “Diciannove anni senza Nino Andreatta, il ricordo di un incontro del 1972

  1. Era proprio così…un uomo di intelligenza superiore, di una onestà intellettuale unica e dotato di una umanità ineguagliabile. Una perdita insormontabile per il nostro paese…

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