Dopo la sentenza del Tribunale amministrativo regionale, il provvedimento va riscritto motivandolo strada per strada e, magari, mettendo in campo personalità scientifiche e non solo che lo spieghino e lo motivino. Speriamo che l’avvio del tram, con un ritardo trentennale e con un progetto discutibile che ha privilegiato la futura urbanizzazione del fallito Fico, induca a politiche ambientali più coerenti di quelle viste fin qui
di Paolo Galletti, Europa Verde – Verdi Bologna
In un articolo del gennaio 2024 sul Cantiere Bologna (qui) avevo individuato le criticità del provvedimento sulla Città 30, che oggi si sono rese evidenti con la sentenza del Tar.
Ribadisco il mio sostegno culturale a misure per la Città 30 e sottolineo che i Verdi in Consiglio comunale hanno votato a favore, pur non essendo mai stati coinvolti nella preparazione del provvedimento. Ma spesse volte provvedimenti giusti in linea teorica, se attuati malamente, risultano controproducenti proprio per gli obiettivi giusti che ci si era prefissati. Per esempio indicare la fine delle emissioni di CO2 entro il 2030, cosa palesemente inattuabile, così come la raccolta rifiuti porta a porta – preparata male, non seguita adeguatamente e fallita con il ritorno ai vecchi e superati cassonetti – fanno perdere di credibilità la necessaria transizione ecologica e i movimenti che la sostengono.
Annunciare che Bologna sarà città 30 è stata una buona mossa comunicativa, nell’immediato, ma non un esempio di buona amministrazione. Buttarla oggi in politica contro Salvini e Meloni, come se il Tar fosse un organo che risponde al Governo, rassicura i propri fan ma non affronta il problema. In una città dove vota la metà degli aventi diritto, dove le politiche ambientali risultano a dir poco carenti, dove il trentennale ritardo per la mobilità sostenibile (tram e servizio ferroviario) ha incentivato l’uso dell’auto (il tasso di motorizzazione di Bologna è più alto di quello di Milano), dove il trasporto pubblico è più caro di Roma risultando insufficiente e inefficiente… introdurre, senza una adeguata preparazione, una misura generalizzata è stato un errore.
Bologna ha scienziati e artisti che avrebbero potuto svolgere un ruolo per preparare i cittadini e ottenere consenso. E si sarebbe dovuto evitare di farne una questione ideologica né tantomeno di schieramento.
Esistono città 30 governate dalla destra, come Olbia. I temi della salute e della sicurezza toccano tutti se presentati adeguatamente. Ricordo che un ministro di destra, Sirchia, ha abolito il fumo nei luoghi pubblici dimostrando il coraggio che era mancato a ministri titolati di sinistra come Veronesi. Se poi, dopo aver indotto una generalizzata ansia da multa, si sono abbandonati di fatto i controlli, occorre prendere tristemente atto che ormai non conta l’amministrazione, non contano i risultati, ma solo la cosiddetta comunicazione con le sue regole brutali dove i necessari nemici si sostengono a vicenda, modello social. E dove oggi si scorda quanto detto ieri. Ecco la fine della buona politica e della scomoda, per le lobby, partecipazione dei cittadini.
Ora il provvedimento va riscritto motivando strada per strada e, magari, mettendo in campo personalità scientifiche e non solo che lo spieghino e lo motivino. Speriamo che l’avvio del tram, con un ritardo trentennale e con un progetto discutibile che ha privilegiato la futura urbanizzazione del fallito Fico, induca a politiche ambientali coerenti.
No cementificazione e urbanizzazioni selvagge, rispetto del verde, No ipertrofia aeroportuale con relativi problemi sanitari, finalmente un Servizio Ferroviario di livello europeo, una rete ciclabile sicura, una città accessibile con servizi di prossimità, sanità pubblica compresa.
Non sono sogni. Esistono città europee con questa qualità. Ma serve volontà politica e capacità amministrativa.
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