Chi ha fatto carriera in città o c’è stato eletto ha il dovere di sostenerla, a partire dalla difesa delle sue eccellenze. L’Esecutivo sembra deciso a trasferire nella Capitale l’Agenzia nazionale per la meteorologia e climatologia. Una manovra che indebolisce il Dama (Data Manifattura) e smembra il Centro Meteo che, dopo Brexit, traslocò da Reading a via Stalingrado. I bolognesi di Roma avvisino Meloni: “punire” Lepore e il Pd in tale modo danneggia anche loro, chi li ha eletti e un gioiello delle Due Torri
di Giampiero Moscato, direttore cB
Ma che senso ha indebolire il Dama – Tecnopolo Data Manifattura Emilia-Romagna (qui), che sorge in quella che fu l’avveniristico edificio industriale disegnato da Luigi Nervi in via Stalingrado e che ora è un centro di rilevanza mondiale, un gioiello bolognese che assicura prestigio e futuro alla nostra comunità?
Mi ci arrovello da giovedì 19 febbraio, quando Matteo Lepore e Michele de Pascale hanno annunciato l’intenzione del Governo Meloni (notizia che forse merita maggiore attenzione di quanta ne abbia avuta finora) di trasferire nella Capitale ItaliaMeteo, l’Agenzia nazionale per la meteorologia e climatologia. Avvertiti dai dipendenti della struttura scientifica (non da Palazzo Chigi), il sindaco e il presidente della Regione hanno protestato duramente.
Hanno torto? Proviamo a ragionare.
Se una città possiede un’eccellenza, il compito di ogni governo (di qualunque colore sia la maggioranza) è – ça va sans dire – aiutare quell’eccellenza a rimanere tale e a crescere. Far parte di un Esecutivo comporta un maggiore dovere di attaccamento alla città da parte di chi c’è nato e magari (“soprattutto”, a mio avviso) c’è stato eletto o ci ha fatto carriera. Anche se ad amministrare il Comune è una maggioranza avversaria. Da questo piccolo osservatorio che è Cantiere Bologna, mi permetto di invitare i bolognesi di Roma, chi dalle Due Torri è stato chiamato al Governo o ha avuto i voti per sedere in Parlamento, a pensare che un giorno potrebbe essere la loro maggioranza ad amministrare Palazzo d’Accursio e che farebbero meglio a evitare ogni atto che danneggi Bologna. Anche nell’interesse loro, di chi li ha eletti e di un centro di rilevanza mondiale. Che fa bene anche alla Patria, come amano definirla loro, parola che anche a me piace molto.
Ha senso una manovra autolesionistica? Lo chiedo ai ministri Matteo Piantedosi e Anna Maria Bernini, alla sottosegretaria Lucia Borgonzoni, al capogruppo FdI alla Camera Galeazzo Bignami, legati a Bologna dove hanno vissuto e costruito il loro attuale importante ruolo politico. È assurdo sostenere che non ne ha? È sbagliato pensare che l’unico “movente” di danneggiare il Centro Meteo con il trasloco a Roma di una parte importante della struttura sia quello di “punire” Lepore, De Pascale e una maggioranza a traino Pd?
Intanto si è aperto un nuovo fronte polemico sull’asse Roma-Bologna. Speriamo, senza troppa fiducia, che sia anche l’ultimo e che tra le istituzioni si torni a partire da questo caso a un dialogo costruttivo per gli interessi primari della collettività.
«Siamo stati informati che il Governo vuole procedere al trasferimento a Roma di ItaliaMeteo con evidentissimi rischi di Smantellamento», è l’allarme lanciato da de Pascale e da Lepore in una nota congiunta, in cui sottolineano come il cambiamento nella governance dell’Agenzia aveva suscitato perplessità in Regione già a inizio anno, con le modifiche sull’assetto introdotte dalla Legge di Bilancio 2026. Per effetto della quale gli organi di ItaliaMeteo erano decaduti il 1° gennaio e il capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, era stato nominato commissario straordinario.
Ora arriva la notizia della volontà, addirittura, di trasferire di sede l’agenzia: «Questa prospettiva rischia di sradicare l’Agenzia dall’ecosistema scientifico e tecnologico del Dama Tecnopolo di Bologna, dove è già insediata e dove ha investito anche in infrastrutture di supercalcolo dedicate alla modellistica meteorologica italiana».
Il Dama rappresenta uno dei principali hub europei del calcolo ad alte prestazioni, dell’intelligenza artificiale e delle scienze del clima. Vi operano il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf), il Cineca, il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, il Consiglio nazionale delle ricerche con l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima, Unibo. A queste realtà si affiancherà l’Università delle Nazioni Unite con un centro dedicato all’intelligenza artificiale. «L’Agenzia ItaliaMeteo inserita stabilmente in questo contesto – sottolineano de Pascale e Lepore – rafforza l’intero sistema Paese e consente all’Italia di presentarsi compatta e competitiva nello scenario internazionale».
Accanto al tema della governance e della sede, vi è quello della continuità delle attività e della valorizzazione del personale, sottolineano presidente e sindaco, e «ItaliaMeteo non è una struttura locale ma un presidio nazionale fondamentale per la sicurezza delle cittadine e dei cittadini, la pianificazione territoriale, l’agricoltura, la gestione delle risorse idriche e la competitività del sistema produttivo. Le decisioni sulla sua governance e sulla sua collocazione devono puntare a rafforzarne stabilità, autonomia tecnico-scientifica e piena integrazione con i poli di eccellenza già presenti in Italia. È su questa prospettiva che chiediamo al Governo un confronto serio e costruttivo nell’interesse del Paese», è l’appello di Lepore e de Pascale.
I bolognesi di Roma lo accolgano. È nell’interesse di tutti. E difendere il Dama costa meno, e rende di più, che aprire un altro centro.

L’appello del direttore Moscato coglie un punto essenziale, ma vale la pena aggiungere un elemento che lo rafforza.
Il trasferimento del Centro Meteo Europeo da Reading a Bologna dopo Brexit non fu una scelta politica né una concessione alla sinistra emiliana: fu una gara europea vinta nel 2017 dal governo Gentiloni, ratificata con legge dello Stato, completata sotto Draghi e sancita nell’aprile 2022 con un accordo di sede internazionale firmato da Ministero degli Esteri, ECMWF e Regione Emilia-Romagna. Definitivo, non temporaneo.
Smembrare ora il Dama non significa solo “punire” Lepore — che tra pochi mesi potrebbe anche non esserci più — ma vanificare una credibilità costruita da governi di ogni colore, riconosciuta in tutta Europa e garantita da un accordo internazionale.
Rompere quell’accordo e ricreare altrove infrastrutture di supercalcolo dedicate alla modellistica meteorologica ha costi enormi e tempi lunghissimi. Per questo l’appello non può limitarsi ai bolognesi di Roma: riguarda tutto il Parlamento, di qualunque colore.
Difendere un’eccellenza nazionale non è un atto di parte. Rinunciarci, quando esiste un accordo internazionale firmato dallo Stato italiano, è semplicemente un atto contro il Paese.