Dedichiamo l’8 marzo alla libertà di pensiero e parola

L’annullamento della presentazione del libro “Donne si nasce” di Olivia Guaraldo e Adriana Cavarero per via delle proteste levatesi all’interno del movimento femminista e transfemminista cittadino ci pone di fronte una domanda fondamentale: se Il femminismo ci interroga ogni giorno perché mette in discussione una certa idea di potere, chi in città sta portando avanti questa eredità?

di Cristina Ceretti, consigliera comunale Pd


Sono rimasta delusa dalla decisione di non ospitare Adriana Cavarero e Olivia Guaraldo in un dibattito pubblico a Bologna perché il clima era troppo caldo. Bologna è città dal pensiero libero, che ha libertas nel suo stemma, per questo non comprendo come femministe e transfemministe si debbano escludere a vicenda. È miopia nel migliore dei casi, non voglio pensare a censura. Non può essere censura perché Bologna ha tutti gli anticorpi per combatterla.

Adriana Cavarero è riconosciuta, in Italia e all’estero, come una figura decisiva della filosofia politica e del pensiero della differenza sessuale. Senza di lei non ci sarebbe giunta, almeno non con questa portata, la vastità del pensiero di Hannah Arendt. Basterebbe solo questo per avere la disponibilità di ascoltarla, magari anche per criticarla, ma sempre in un esercizio democratico del pensiero.

Cavarero e Guaraldo ci hanno insegnato che chi nasce è sempre un’unicità incarnata. Ognuna di noi ha una storia di vita, un’esperienza soggettiva che è singolare e unica. Il modo di esprimere questa singolarità è il modo con il quale stiamo in uno spazio comune, pubblico, politico; e la costruzione delle politiche di riconoscimento delle differenze si articola sempre all’interno della pluralità. Sottolineo la parola pluralità, da non confondere né con la molteplicità delle diversità individuali, il cui rovescio è sempre una radicale indifferenza, né con la moltitudine.

Se c’è una cosa che negli anni il femminismo ci ha insegnato è che dobbiamo sempre dubitare dei sogni di onnipotenza del potere (del “soggetto sovrano” lo chiama Cavarero). Sottrarci è la mossa decisiva. Non a caso i più importanti movimenti di liberazione delle oppressioni nel mondo oggi arrivano dalle donne. Inoltre il femminismo ci ha invitate a praticare un’Etica del limite alla quale mi sento di aderire, ed è forse questa la lezione che a Bologna non a tutti piace.

Il femminismo ci interroga ogni giorno perché mette in discussione una certa idea di potere: chi in città sta portando avanti questa eredità? Molte donne, ma ci possiamo permettere nel 2026 di perdere qualcosa di questo pensiero? O può trovare testimonianza accanto e insieme ad altro?

Quando il sistema diventa struttura gerarchica ed escludente, vale ancora la pena provare insieme a destrutturarlo, e lo si può fare solo a partire dal riconoscimento di ogni unicità, se vogliamo prenderci un po’ di spazio di rappresentazione in questo mondo e nella politica. Non combattere chi la pensa diversamente da noi, ma combattere il sistema quando diventa struttura gerarchica ed escludente, quando da potenza diventa prepotenza. Esigere in modo netto con i fatti e con le parole che questo non ci va bene. Questo dobbiamo fare come donne.

Fra pochi giorni sarà l’8 marzo. Pratichiamo più libertà di pensiero, più pensiero critico. Più ascolto, meno giudizio.

IL Terzo Millennio ha bisogno di nuove vie, di esplorare nuovi percorsi senza buttare via ciò che ci arriva da lontano. Il Terzo Millennio non ha bisogno di esclusioni né di conflitti. Ha bisogno di una forza unita e ferma, radicale e calma per sconfiggere ogni violenza in nome di una convivenza di pace.

Viva le donne.


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