Nessuna vita è marginale, nessuna esperienza è inutile, nessun legame è secondario. È da qui che nasce il senso del nostro lavoro e anche della nostra presenza a Exposanità dal 22 al 24 aprile. Il momento più significativo sarà il convegno “Dall’ospedale al domicilio: percorsi socioeducativi integrati per le Gravi Cerebrolesioni Acquisite”, il 23 aprile. E poi c’è la mostra, realizzata nel 2024 grazie all’Assemblea legislativa, un racconto collettivo con gli scatti di quindici fotografi
di Fulvio De Nigris, presidente fondazione “Gli amici di Luca Casa dei Risvegli Luca De Nigris ets”
C’è un’immagine alla quale sono molto legato: è quella di una madre che assiste suo figlio nella Casa dei Risvegli Luca De Nigris. È un’immagine creativa, potente, realizzata dal fotografo Claudio Cricca. Ogni volta che la guardo, sento che dentro quello scatto c’è molto più di una scena: c’è una relazione, c’è una storia, c’è una responsabilità.
È l’immagine che rappresenta uno di quei casi che, anche se clinicamente non hanno avuto l’esito sperato, raccontano qualcosa di profondamente umano: il dovere che tutti abbiamo nei confronti della vita, anche – e soprattutto – quando è fragile. Anzi, proprio quando è fragile.
E ogni volta che la pubblico accade qualcosa di straordinario. La madre mi scrive. Ci scambiamo messaggi. Sono messaggi pieni di amore, di amicizia, di una gratitudine reciproca che va oltre il tempo e oltre gli esiti. Quella storia continua a vivere. E dà valore a noi, alle nostre storie, anche a chi ha avuto più fortuna. Perché ci ricorda che nessuna vita è marginale, nessuna esperienza è inutile, nessun legame è secondario.
È da qui che nasce il senso del nostro lavoro e anche della nostra presenza a Exposanità dal 22 al 24 aprile. Ne abbiamo parlato recentemente in un podcast curato da Roberto Grandi a Palazzo Pepoli insieme alla exibition manager della Fiera Marilena Pavarelli con Pietro Giurdanella consigliere FNOPi e presidente Opi Bologna e Roberta Zacchini, titolare il Plantare.
Portiamo a Bologna non solo contenuti, ma una visione. Una visione che mette al centro la persona, le relazioni, il progetto di vita. Il momento più significativo sarà il convegno “Dall’ospedale al domicilio: percorsi socioeducativi integrati per le Gravi Cerebrolesioni Acquisite”, il 23 aprile. Un’occasione per riflettere insieme su ciò che accade dopo l’ospedale, su come accompagnare le persone e le famiglie nel ritorno alla vita, su come costruire continuità tra cura sanitaria, territorio e comunità.
Perché la vera sfida non è solo curare, ma prendersi cura nel tempo, dentro i contesti di vita, dentro le relazioni, dentro le possibilità che ogni persona può ancora esprimere.
Accanto al convegno, il nostro stand sarà uno spazio aperto, vivo, attraversato da esperienze: laboratori teatrali, momenti espressivi, incontri con operatori e familiari (realizzati in collaborazione con la cooperativa sociale perLuca). Non una semplice esposizione, ma un luogo in cui la cura si racconta e si pratica insieme, dove chi passa può incontrare davvero ciò che facciamo ogni giorno.
E poi c’è la mostra, alla quale tengo in modo particolare. “Casa dei Risvegli Luca De Nigris: vent’anni tra cura e cultura”, realizzata nel 2024 grazie all’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna nella sede in via Aldo Moro, e che torna a Exposanità (sarà lo stesso presidente dell’Assemblea Maurizio Fabbri a inaugurarla alle ore 12 il 22 aprile), come un racconto collettivo. In mostra gli scatti di quindici fotografi che hanno voluto testimoniare il lavoro compiuto in tutti questi anni: Gin Angri, Giovanni Bortolani, Nicola Casamassima, Claudio Cricca, Cristina Ferri, Valter Finestrelli, Gabriele Fiolo, Gabriele Guerra, Giovanni Mazzanti, Marco Caselli Nirmal, Michele Nucci, Gianni Schicchi, Paolo Righi, Riccardo Rodolfi, Gino Rosa. Tra le tante foto anche un disegno, “L’albero dei venti”, di Alessandro Bergonzoni, testimonial da sempre della Casa dei Risvegli Luca De Nigris.
Quindici fotografi hanno prestato il loro sguardo per restituire ciò che spesso le parole non riescono a dire: la profondità delle relazioni, la dignità delle persone, la bellezza possibile anche nelle situazioni più difficili.
Quella mostra, come l’immagine di quella madre, ci insegna che la cura non è solo un atto tecnico. È cultura. È presenza. È responsabilità condivisa.
E allora Exposanità diventa per noi qualcosa di più di una manifestazione: è un luogo che storicamente ci ha aiutato a crescere, dove costruire alleanze, dove mettere insieme sanità, territorio, istituzioni e terzo settore. Dove ribadire che il progetto di vita non è un’idea astratta, ma un diritto concreto.
In fondo, tutto parte da lì: da uno sguardo, da una relazione, da una madre accanto a suo figlio. E da quella responsabilità che ci riguarda tutti.
