«Verdi, un blitz contro i territori»

Ecco perché non parteciperò all’incontro per costituire un gruppo per il Comune. Non riuscendo a far cambiare idea ai Verdi di Bologna, si è organizzata una piccola invasione. Tutto per creare divisioni e aprire la strada ad un sostegno al governo bicolore del sindaco che ci ha cacciati dalla maggioranza

di Paolo Galletti, già co-portavoce dei Verdi Emilia-Romagna


Non parteciperò domenica all’incontro promosso dai portavoce regionali dei Verdi per costituire un gruppo per il Comune di Bologna. Non riconosco la legittimità politica di questa operazione messa in piedi dai vertici nazionali con la complicità di quelli regionali e contro il parere dei portavoce della città metropolitana.

Esiste da anni il gruppo della città metropolitana che in congresso ha deciso, praticamente unanime, l’impossibilità di una alleanza con l’attuale sindaco per incompatibilità programmatica. Non riuscendo a far cambiare idea ai Verdi di Bologna, si è organizzata una piccola invasione. Tutto per creare divisioni e aprire la strada ad un sostegno al governo bicolore del sindaco che ci ha cacciati dalla maggioranza. 

Raccontiamo i fatti che spiegano bene la decadenza di una forza politica. 

L’ultimo giorno prima della chiusura delle adesioni si iscrivono ai Verdi una ottantina di persone mai viste alle numerose iniziative. Alcune pare di area vicina a Coalizione Civica e alla consigliera comunale, regionale e metropolitana Simona Larghetti. Unico noto un ex verde di 15 anni fa che lasciò i verdi allo 0,8 per cento. Facendo cambiare il regolamento al Consiglio Federale Nazionale in modo che non fossero più i portavoce metropolitani ma quelli regionali a decidere, si è messa in piedi la costituzione del gruppo comunale di Bologna. In poco più di un’oretta e con alzata di mano saranno eletti i due portavoce. 

Così, invece di affrontare un tema politico, si va verso una normalizzazione o meglio uno snaturamento dei Verdi, ridotti ad ancelle insignificanti di altri poteri. Magari in cambio di uno strapuntino. 

Il tema politico è quello della autonomia dei territori e della coerenza sui contenuti costitutivi della identità verde. Il tema è la necessità di non confondere il piano nazionale con situazioni locali dove le alleanze non sono automaticamente riproducibili. Avs nazionale non significa Avs a Bologna se mancano i presupposti di contenuto. Passante autostradale, cementificazione, crescita urbanistica selvaggia, distruzione del verde, mancanza di partecipazione, malattie degenerative in aumento per un ambiente malato, logistica, aumento dei voli sulla città… Come è possibile per una formazione ecologista sorvolare su questi temi fondanti? 

Mentre in Regione si approva la diga di Vetto, l’espansione degli aeroporti e l’aumento dei voli aerei, la logistica, la cattura della CO2, mentre non decolla l’eolico in mare… si trova il tempo per alimentare conflitti a Bologna.  

Ma, direte voi, cosa ci importa del destino dei Verdi a Bologna. Ho contribuito a fondarli negli anni Ottanta. Abbiamo impedito il commissario alla nostra città entrando in giunta con il Pci, abbandonato dai socialisti. Abbiamo sostenuto il tram, poi affossato da Guazzaloca, abbiamo ottenuto il Servizio Ferroviario Metropolitano, ancora incompiuto, in occasione del passaggio dell’Alta velocità, abbiamo contribuito alla nascita dei progressisti e poi dell’Ulivo. Varie volte in città abbiamo superato il 5 per cento. Saremo scomodi, a volte antipatici, in una realtà molto consociativa, ma senza Verdi veri mancherebbe qualcosa.

Di fronte al dramma incombente del riscaldamento globale serve davvero una nuova visione. Di greenwashing e di Verdi domestici ne abbiamo già troppi.  E anche se si impadroniranno di un simbolo che rappresenta impegno e battaglie non loro, penso che si saprà riconoscere il vero dal falso. Dai frutti li riconoscerete.


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