Itinerario onirico nei fatti politici felsinei più rilevanti dell’ultima settimana
di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB
È noto che i funerali, di norma, non sono bei momenti per nessuno. Sarà per il rapporto ostile che la maggior parte di noi intrattiene con la morte, per le lungaggini francamente spropositate del rito, o per l’ipocrisia più o meno strisciante che, immancabile, fa capolino tra le fila della platea piccola o grande accorsa alla funzione.
Per ovviare almeno parzialmente all’inconveniente, fondamentale diventa sapersi scegliere l’accompagnamento: personalità affini, possibilmente amiche, con cui sia consentito abbandonarsi anche a qualche battuta sdrammatizzante negli istanti di massima tensione, naturalmente avendo cura di non farsi sentire dagli altri.
L’appuntamento dei quattro cavalieri dell’Apocalisse, al secolo la redazione di Cantiere, era programmato per le 11 del mattino davanti all’ingresso della Certosa di Bologna, per partecipare alle “esequie politiche” di Danny Labriola, fu co-portavoce dei Verdi cittadini in lite con l’Amministrazione, detronizzato da una manovra del suo stesso partito legittima da statuto quanto opinabile dal punto di vista dell’opportunità politica (qui).
Se Moscato e Balzanelli mostravano il solito ieratico aplomb, la prima crepa nel piano di sopravvivenza all’infausto evento era rappresentata dall’umore pessimo di Femia, ancora scosso dalla sconfitta domenicale dell’Arsenal in quel di Manchester (UK) per mano dei Citizens di Pep Guardiola: «Forza e coraggio fratm, almeno gli Spurs rischiano la retrocessione. What do we think of Tottenham?». «Shit…».
Arrivati alla camera ardente, la prima a notarci è la figura massiccia del segretario Pd, Enrico Di Stasi. Il suo sguardo severo però non dà adito al dubbio: sarà ancora arrabbiato, lasciamo stare. Decisamente più calorosa l’assessora Madrid, cui dopo i saluti chiedo dove sia il sindaco. Senza dire una parola, mi indica uno dei cipressi davanti all’ingresso, sotto cui sta assiepato, col naso verso l’alto, tutto il gruppo consiliare dem. Tra le fronde, il riflesso di due lenti indica la discreta presenza. «Capito… E gli altri, perché stanno lì così?». «Voto di silenzio e adorazione perpetua», mi risponde lei, prima di essere impezzata da un residente preoccupato per la sicurezza della zona, a causa di alcune scolaresche che, di tanto in tanto, consumano un pranzo al sacco nel vicino giardino Bulgarelli.
Rimasto solo mi guardo intorno, e la mia attenzione viene rapita dal dialogo che, in disparte, la vicesindaca Emily Clancy sta intrattenendo con uno degli addetti dei servizi cimiteriali, a quanto pare a proposito della grande disponibilità di loculi a seguito del cospicuo aumento delle cremazioni. «Mia Signora ma siete sicura? I loculi come gli hotel in Giappone non saranno un po’ troppo?». «Oh Pì, non mi rompere! C’eri anche tu alla presentazione dei Quaderni Omsa (qui), la domanda sociale di casa è enorme e richiede misure straordinarie».
Rispettosamente alzo le mani e accenno un inchino, per poi decidermi finalmente a porgere i miei omaggi al defunto. Tra corone di fiori e biglietti di condoglianze, in posizione contrita, stanno Hansy Lumen e tutta la redazione di “Antìgene”. La bara, tuttavia, è sorprendentemente vuota. «Scusate, ma la salma?», chiedo sfacciatamente. «Non si trova. E poi lui prima di andarsene ha promesso di tornare». «Beh dai, c’è ancora speranza allora!», mi lascio sfuggire con un tono enfatico decisamente inappropriato. Dalle occhiatacce capisco di essere incappato in una tremenda gaffe, cui maldestramente provo a rimediare cambiando discorso: «Comunque “Antìgene” è un bel progetto, vi leggo spesso».
La situazione però non migliora, e realizzo che forse è il caso di levarmi di torno. Cerco tra la folla i miei compagni di sventura, ma hanno tutti altro da fare: Balzanelli scandaglia voli per la Sicilia, Femia sospira fissando il vuoto seduto su una panchina e Moscato è ovviamente al telefono. Perciò mi avvio da solo lungo il viale del tramonto, convenendo con me stesso che Felicori sul patrimonio cimiteriale ha fatto oggettivamente un bel lavoro. Magari la prossima volta che lo becco all’Enoteca Italiana glielo dico pure.
Arrivato al parcheggio, mi si fanno incontro due giovani vestiti come dei rappresentanti d’azienda: «Salve, siamo della Lega e stiamo cercando figure della società civile e appassionate della città per porre fine allo strapotere della sinistra (qui), le interesserebbe partecipare alle nostre iniziative?». «No guardate, al di là del fatto che Zaia dovrebbe fare il segretario nazionale, io vi ringrazio ma non sono proprio di quella parrocchia». «Ah… E di che parrocchia è, per curiosità?». «È un po’ difficile da spiegare… Muhàkkima immagino non vi dica nulla». «Sta scherzando?! Lā hukma illā li-llāh, “Nessun giudizio se non quello di Dio”».
La risposta mi lascia talmente di stucco che mi sveglio di soprassalto. Stropicciandomi il volto, do un’occhiata all’orologio: ovviamente le 3 di notte, maledetto cortisolo. Dal silenzio capisco anche che stasera, sfortunatamente, di drammi esistenziali nemmeno l’ombra (qui). Vabbè… Dove avrò messo le sigarette?
Photo credits: Andrea Scardova/Settore Patrimonio Culturale Regione Emilia-Romagna

Che umorismo finissimo! Macario le fa un baffo!
L’ autore pensava di fare il simpaticone ed il fenomeno ma sinceramente un articolo così di cattivo gusto ed insulso penso di non averlo mai letto roba da fare impallidire Belpietro e Senaldi.
Questi sono gli stessi che si indignano per 4 scritte sui muri e poi augurano la morte su un giornalaccio on line? Meno male che è così scritto male e autoreferenzialmente criptico che lo capiscono solo tra pidio… D’altronde di bullismo sono esperti
Ho letto con molta attenzione, più di una volta, come si fa con i documenti quando si spera che alla seconda o terza rilettura emerga un significato nascosto che alla prima è sfuggito, devo dire che quel momento non è arrivato, ma insisterò.
Posso capire l’occasione di sfruttare, grazie al nome di battesimo del co-portavoce provinciale metropolitano, il richiamo ad un brano celtico popolare o magari al rapper hip hop a Stelle e strisce… francamente però essendo lo stesso portavoce citato in modo casuale e di contorno a questo brano, destinato – sembra – ai propri compagni di lavoro unicamente per scambiare alcune battute da camerata, potevate portare più rispetto. Non mi pare ci siano rapporti di amicizia o confidenza tra l’autore e il soggetto delle “esequie”. Grazie
Con molto spirito autolesionistico me lo sono riletto stamattina pensando che mi fosse sfuggito qualcosa ma niente ribadisco un articolo vergognoso ed ignobile che mi ha fatto diventare simpatico capezzone! Ma si può scrivere una roba del genere????
che strano ho letto e riletto un paio di volte ma non capisco quale fosse lo scopo dell’articolo, secondo me NON FA RIDERE, NON FA PIANGERE,
NON FA EMERGERE ALCUN MESSAGGIO, NON PORTA AD ALCUN RAGIONAMENTO SENSATO : FA SOLO pena
come dice un proverbio?? scherza coi fanti (piddini e loro sciacqalattughe) ma LASCIA STARE I SANTI (coloro che si adoperano per una giusta causa) e vi assicuro che in giro se ne trovano POCHI !!!
“La situazione però non migliora, e realizzo che forse è il caso di levarmi di torno.” La sola frase sensata dell’intero articolo. Come del “cantiere” di spingitori del sindaco, probabilmente
Boh ne avessi capito il senso.