Lamin viene dal Gambia: «Finalmente potrò fare una doccia e trovare lavoro». Sedu, cittadino della Guinea: «Nelle tende ci rubavano tutto». Suor Maria Chiara: «Quanti gesti sprezzanti verso gli occupanti, sono arrivati persino a fare la pipì contro di loro». La storia di Bernardo: arrivato sei anni fa da Cuba, vive da sei mesi sotto i portici dell’Annunziata
di Andrea Scordino e Christian Caporaso, giornalisti
Hanno lasciato le tende sotto i portici dell’Annunziata e si sono trasferiti nei dormitori del Comune alcuni dei senza tetto che da diversi mesi occupavano i portici della chiesa di San Mamolo. Dopo una prima confusione iniziale, quando alcune associazioni, non coordinate con il Comune, si sono presentate ai senza casa per offrire un’alternativa, un primo gruppo degli abitanti dei portici si è poi recato negli uffici comunali e ha accettato il trasferimento per 14 giorni nelle strutture messe a disposizione del Comune per permettere la realizzazione della nuova sede della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna.
Una piccola coda di persone ha affollato in mattinata gli uffici del Servizio Sociale di via Albani. Per loro, i servizi sociali hanno offerto un posto letto nei dormitori della città per due settimane, da rinnovare poi per altri 16 giorni. Una soluzione momentanea, ma che al momento per alcuni di loro resta un’alternativa migliore della tenda in strada.
Tra i primi abitanti dei portici ad accettare la proposta del Comune c’è Lamin, 36 anni, che viene dal Gambia e da dieci anni vive in Italia: «Mi hanno offerto un posto letto per due settimane alla Villetta Mattei», dice stringendo un cappello in mano. Una soluzione notturna che inizierà da stasera per le prossime 14 notti: «Al dormitorio finalmente potrò fare una doccia la mattina e così sarà anche più facile trovare lavoro», racconta, spiegando tutte le complicazioni legate alla vita in strada. «Non sono stato sempre un senza tetto. Prima di finire in strada – prosegue Lamin – lavoravo come aiuto cuoco. Poi il contratto è scaduto. Ho preso la disoccupazione fino a dicembre 2025». I portici di via San Mamolo sono diventati la sua nuova casa da fine marzo 2025, quando è terminato il piano freddo, il programma di accoglienza per le persone senza fissa dimora avviato dal Comune di Bologna.
In compagnia di Lamin c’è anche un giovane di 23 anni, si chiama Sedu, cittadino della Guinea che da cinque anni vive in Italia: «Per me la proposta del Comune è attiva da domani; non sarò nello stesso dormitorio di Lamin, andrò al Centro Beltrame. Anche a me hanno offerto 14 giorni con la possibilità del rinnovo». Sotto i portici manca la sicurezza e il dormitorio è già un passo avanti: «Nelle tende ci rubano tutto, non siamo tranquilli. Gli assistenti sociali mi hanno fatto l’abbonamento per l’autobus e così posso raggiungere il dormitorio».
L’incertezza del rinnovo però non toglie l’ansia a chi già da stasera andrà nei dormitori: «Ho paura di lasciare il materasso sotto i portici – spiega un po’ preoccupato Lamin – perché se poi non arriva il rinnovo non voglio che venga preso da qualcun alto o buttato».
Dall’Asp intanto assicurano che la permanenza minima nei dormitori sarà di un mese: «Il rinnovo è soltanto una misura organizzativa – dice l’ufficio stampa Asp – perché probabilmente decorsi i 14 giorni verranno spostati in altri dormitori». Una volta entrati nelle strutture saranno poi presi in carico dai servizi sociali: «Per cercare lavoro – prosegue Asp – potranno fare riferimento anche agli operatori con cui hanno parlato questa mattina. L’importante è la presa in carico ai servizi sociali per la prima volta di queste persone».
Lamin e Sedu hanno accettato con molti dubbi e incertezze il posto letto momentaneo. Lasciano gli uffici, hanno fame. Vanno a mangiare alla Cucina popolare in via dello Scalo. Perché in città c’è anche chi aiuta i senza tetto e chi non riesce a procurarsi da mangiare.
Tra le tende sotto il portico. «Aggrediti dai balordi della movida»
«Il giovedì, il venerdì e il sabato i locali nei dintorni si riempiono di ragazzi ed è capitato diverse volte che alcuni di questi importunassero i senza dimora, anche in modi sprezzanti, come ad esempio fare loro la pipì addosso». Lo denuncia suor MariaChiara, che insieme a don Carlo, si prende cura dei ragazzi accampati sotto i portici della chiesa di Santissima Annunziata. E lo fa nel giorno in cui il Comune annuncia che sono pronti 25 posti nei dormitori della città per i senza tetto che dovranno lasciare le tende e per far posto al cantiere per la sede della Soprintendenza. La parrocchia è da sempre vicina ai più bisognosi con gesti di carità per contrastare una situazione di disagio sociale ed emergenza abitativa che non è questione solo degli ultimi mesi. «Noi siamo qui da 16 anni come comunità e abbiamo sempre visto dormire qualcuno», racconta la religiosa. «Certo, all’inizio erano due o tre persone, poi nel tempo sono diventate di più». Anche le tende non ci sono sempre state ma, ricorda la suora, «sono comparse l’estate scorsa dopo l’iniziativa di un singolo» .
Ora sono una dozzina, senza contare gli altri giacigli fatti di sacchi a pelo, coperte e beni personali disposti in fila di fronte alla parrocchia. «Le persone che vivono qui sono cambiate nel corso degli anni. A ottobre, ad esempio, c’erano anche degli italiani che lavoravano ma non riuscivano a permettersi affitto, finché, grazie a Dio, hanno trovato una soluzione e sono andati via», racconta suor MariaChiara. «Poi altri sono arrivati al loro posto».
Arrivano da mezzo mondo: c’è chi viene da Cuba, chi dalla Tunisia, dal Marocco, dal Bangladesh, e addirittura dalla California. La suora della parrocchia di Santissima Annunziata riferisce che le persone sotto i portici vivono generalmente in un clima di rispetto reciproco e di convivenza pacifica. Certo, aggiunge, ci sono delle eccezioni, ma si tratta di una minoranza rispetto ai tanti che ogni notte dormono sotto quelle tende. Nottate non sempre facili da superare. A volte è difficile prendere sonno quando intorno a te si verificano dinamiche che minano la tranquillità di quel luogo. «Non sono rare le occasioni in cui alcuni avventori – spesso ubriachi – arrivano a disturbare i senza tetto lanciando bicchieri e bottiglie verso il portico e la chiesa» osserva suor MariaChiara.
Ma neanche nelle ore del giorno, gli occupanti possono stare troppo tranquilli. Alcuni lamentano casi in cui esterni hanno approfittato della loro assenza per rubare beni personali: soldi, documenti, vestiti, biciclette e quei pochi oggetti di uso quotidiano di cui possono disporre.
La parrocchia, dal canto suo, ha cercato di stare vicino a queste persone in difficoltà. Fino all’anno scorso raccoglieva di giorno gli effetti dei senza tetto, per poi restituirli la sera al loro ritorno sotto i portici. Un gesto di cortesia volto a evitare il rischio che i beni degli occupanti venissero rubati dai malintenzionati. «Era una cosa che sapevamo di non poter fare, ma l’abbiamo fatto comunque, fino a quando erano pochi, perché eravamo stati testimoni di furti ai danni dei senza tetto», spiega suor MariaChiara, citando una delle tante opere di carità della parrocchia di Santissima Annunziata.
Un approccio non sempre compreso da qualche vicino che in passato aveva contestato l’azione della religiosa e di don Carlo, accusandoli di favorire l’arrivo dei senza fissa dimora sotto i Portici e di contribuire al degrado del quartiere. Una posizione che si è espressa con diverse mail di critica inviate alla parrocchia e confluita nella raccolta di firme di Fratelli d’Italia e Lega Nord e negli esposti al Comune contro le tende di via San Mamolo. Ma non si tratta di un atteggiamento comune a tutto il vicinato perché tante persone. Quando i religiosi hanno risposto agli attacchi con volantini in tutte le case, tanti cittadini hanno accolto all’appello e sono andati sotto i portici per portare beni di prima necessità ai senza tetto. Non meno prezioso il lavoro dei volontari che ogni settimana forniscono cibo e bevande agli occupanti, anche se chiaramente non sufficiente, da solo, a risolvere una situazione che va avanti da tempo.
Ciò che colpisce di questa storia è che «bastano venti persone – dice suor MariaChiara – per essere il punto di imbarazzo di tutte le dinamiche della nostra città. Quello che si incavola, quello che li aiuta, quello che dice “fanno schifo”, quello che protesta perché manca sicurezza, quello che se ne frega. Venti persone che dormono all’aperto sotto un portico sono diventate lo schermo su cui proiettare tutto ciò che una città non sa come affrontare. Qualcuno si accontenterebbe di non vederli più credere che così spariscono tutti i loro problemi».
«Lavoravo ai cantieri del tram, preferisco il sacco a pelo ai dormitori»
«Sono in Italia da sei anni, da quando sono arrivato da Cuba. Lavoravo nei cantieri del tram prima che non mi rinnovassero il contratto. Se mi spostano da qui vado a vivere nel prato», racconta Bernardo, uno dei venti occupanti dei portici di Santissima Annunziata, dopo aver ricevuto la notizia di un suo possibile trasferimento nei dormitori messi a disposizione del Comune.
Sono circa le nove di sera del 22 aprile. II quartiere Santo Stefano è già avvolto dal buio e la temperatura è tutt’altro che mite. Non è una serata qualunque. L’amministrazione di Bologna ha annunciato di aver pronti 25 posti per i senza tetto di via San Mamolo. Suor Maria Chiara, da sempre vicina alle loro necessità, comunica la notizia ai presenti davanti alle porte della parrocchia. Bernardo, uno delle figure storiche di quei portici, non è molto convinto all’idea di lasciare la tenda in cui ha dormito per mesi. Ha 51 anni, viene da Cuba, e ha appena fatto denuncia per la scomparsa dei propri documenti. «In pochi giorni mi è successo di tutto – spiega – ho perso i documenti e mi hanno rubato la bicicletta mentre non ero qui». Non ha parole per la serie di fatti spiacevoli che gli sono capitati negli ultimi tempi: solo qualche settimana non gli era stato rinnovato il contratto di lavoro dopo un periodo di malattia. «Mi trovavo bene, poi dopo un’incidente in cui mi sono fatto male a una mano sono rimasto fermo molto tempo. Così ho perso l’occupazione». Bernardo ascolterà le proposte dei servizi sociali, anche se in generale dei dormitori non ha un bel ricordo. «Anche lì ti rubano le cose, qui invece mi conoscono e nessuno tocca la mia tenda».
Un’esperienza simile l’ha vissuta anche Alan, originario di Dhaka in Bangladesh, che in passato ha vissuto in strutture di accoglienza per senza tetto e racconta di aver visto episodi di violenza e furti tra i coinquilini. «Io sono in Italia dal 2009, in 17 anni ho fatto avanti e indietro da Bologna. Ho lavorato anche a Catania per due anni, ma non mi hanno pagato, e così sono tornato qui». Fino a poco tempo fa Alan lavorava come addetto alle pulizie in tribunale, poi anche a lui non hanno rinnovato il contratto. «Grazie a quel lavoro, però, ho maturato la Naspi (indennità mensile di occupazione, ndr). Mi danno 670 euro». Una cifra con la quale Alan riesce a procurarsi qualche bene di prima necessità. ma che di certo non è sufficiente per pagare anche un affitto.
Tra i senza tetto di Santissima Annunziata c’è anche Suwiba, che ha solo 25 anni ed è arrivato a Bologna tre mesi fa dal Marocco. Ha una compagna e una figlia che vivono ad Arezzo. Aspetta con ansia che arrivi maggio, quando dice che inizierà a lavorare. A dormire in una tenda vicino a lui c’è Ismail, il quale ascoltando l’invito a prendere in considerazione la possibilità di spostarsi negli spazi offerti dal Comune ringrazia suor Mariachiara e don Carlo Bondioli per l’affetto e la gentilezza che dimostrano nei loro confronti. «Conosco quasi tutti i ragazzi che vivono sotto i portici della chiesa – spiega la religiosa – e noi della parrocchia li consideriamo nostri amici. Sentire certi commenti che sono stati fatti nei loro riguardi, ma anche il modo con cui è stata gestita questa vicenda, mi ha fatto capire che in molti dimenticano un dettaglio fondamentale: che prima di essere dei senzatetto, questi ragazzi sono delle persone».
L’articolo è stato realizzato per InCronaca, giornale del Master in Giornalismo dell’Università di Bologna (Photo credits: Christian Caporaso).
