«Abbiamo lavorato molto in questi mesi per raggiungere una a una le persone che avevano trovato rifugio sotto il portico di Porta San Mamolo e dar loro accoglienza. Poi ho sentito esponenti della destra cittadina usare la categoria della “vittoria”. Dov’è la vittoria? Dov’è la sconfitta? È una storia di tremenda povertà. In tutto. Finanche sulle parole usate. Bisogna saper restare insieme, che di vincitori e vinti non abbiamo bisogno»
di Matilde Madrid, assessora comunale aWelfare e salute, fragilità, anziani. Sicurezza urbana integrata e protezione civile
Di margine, di presunte vittorie e di tanto lavoro. Consegno a Cantiere Bologna alcune riflessioni dopo il lavoro fatto per le persone sotto il portico dell’Annunziata.
Ho sentito esponenti della destra cittadina usare la categoria della “vittoria”. In fondo, è una storia di tremenda miseria. In tutto. Finanche sulle parole usate.
Abbiamo lavorato molto in questi mesi per raggiungere una a una le persone che, avendo perso tutto, avevano trovato un rifugio in quell’angolo di città. Una vicenda di marginalità che certamente generava anche molti problemi: di convivenza, di cura dei luoghi, di sicurezza. E certo, un conto è poter urinare e defecare comodamente nel bagno della propria casa, in totale privacy, un altro è non averne oggettivamente la possibilità.
E certo, un conto è avere un lavoro, una casa, una famiglia, degli amici, sentirsi più o meno sicuri in ciascuno di questi contesti, e un altro è non avere più niente, per ragioni che non sta a nessuno di noi sindacare ma che tutti possiamo quanto meno immaginare, avere paura di tutto e di tutti, non vedere alcuna possibilità all’orizzonte e rifugiarsi magari in qualche sostanza, legale o illegale che sia, per cercare sollievo dalla vita di strada e riuscire così a sopportare l’insopportabile. E a quel punto basta nulla per accendere la miccia di un agito violento.
E c’è chi usa la parola “vittoria”, implicando dunque che da qualche parte si annidi la “sconfitta” di qualcun altro. Ma torniamo alle cose vere e serie.
Abbiamo dunque lavorato molto in questi mesi, e abbiamo dato tutto nell’ultima settimana. Tra alti e bassi, con caparbietà, con serietà, grazie alla professionalità degli operatori delle unità di strada, alla preparazione della Polizia Locale, grazie alla cura di Don Carlo e i suoi parrocchiani, grazie alla tenuta di un dibattito che abbiamo saputo mantenere, tutti insieme, sul piano della civiltà, mentre la destra soffiava sul fuoco, sulla pelle delle persone.
Dove sta la vittoria? E dove sta la sconfitta?
Tra giorni di quiete e giorni in cui, invece, soprattutto nell’ultimo periodo, iniziavano a intensificarsi episodi di conflittualità e di violenza. Che poi nessuno in questi mesi ha parlato delle notti brave di via San Mamolo dove, forse dopo troppo alcol e immagino anche altri consumi, alcuni ragazzi all’uscita dai locali hanno pensato bene, ripetutamente, di lanciare oggetti a chi dormiva sotto il portico o di urinargli sopra.
Dove sta la vittoria e dove sta la sconfitta?
Abbiamo messo in campo una risposta complessiva di accoglienza, nel corso delle settimane, per oltre 30 persone. Aprendo nell’ultima settimana ulteriori 25 posti, per garantire accoglienza a tutti. Una possibilità proposta anche nel giorno in cui la Polizia Locale, dovendo eseguire un’ordinanza comunale, è arrivata sul posto, trovando solo 6 persone rispetto alle 25 presenti solo una settimana prima. Proprio perché abbiamo lavorato molto. Era infatti presente anche il Pronto Intervento Sociale la mattina del 28 aprile, per parlare con chi era lì, sotto una tenda, e indirizzarli alle strutture di accoglienza. Dove sono presenti educatori, dove in un contesto un po’ più protetto si potrà provare a lavorare sui percorsi di ciascuno, con ciascuno. Ci si proverà. Un po’ alla volta. Perché la realtà non è bianca o nera. Siamo sempre, in ogni caso, nel campo dell’umano, dell’indeterminato, ma quindi del possibile, sempre.
Abbiamo lavorato molto, mentre la destra parlava e parlava, puntava il dito, rilasciava interviste, divulgava foto di persone in stato di bisogno in una sorta di delirio voyeristico e di denuncia ipocritamente moralizzatrice, attribuendo responsabilità a chiunque fuorché a se stessa.
Chi oggi esulta, usando la parola “vittoria”, rappresenta a Bologna un governo nazionale che riduce come mai prima d’ora le risorse statali sulla sanità pubblica, che non costruisce alcuna risposta strutturale sul tema della casa, che ha cancellato con un colpo di spugna il reddito di cittadinanza, che annuncia un decreto “primo maggio” per i lavoratori che è il solito specchietto per le allodole, che non fa alcuna politica sul reddito, che azzera le politiche di accoglienza (trascurando il fatto che le persone continuano a migrare per mille ragioni, da guerre, dittature, catastrofi climatiche), che approva decreti sicurezza che di tutto si occupano tranne che dei veri problemi di sicurezza delle città, che continua a tagliare risorse correnti ai Comuni.
Poi arriva nei territori e invoca soluzioni emergenziali a problemi complessi e strutturali. E scatta il riflesso pavloviano: “sgombero!” urlano. E poi “vittoria!”. Sempre urlando.
D’altra parte, c’è chi vive politicamente grazie alle paure delle persone. Più paura, più risentimento, più disgregazione sociale c’è, e meglio si governa. È quella che Papa Francesco ha chiamato “cultura dello scarto”: un modello (di produzione, di consumo, di vita) che produce marginalità, che alza muri, che inocula il virus della rabbia sociale e poi la usa per alimentare ancora più paura per racimolare tre voti in più. Zittendo a colpi di decreto chi osa criticare tutto questo.
Noi stiamo da un’altra parte. Di chi sa lavorare sulla sicurezza partendo dalla coesione sociale. Certo, con il necessario pragmatismo, ma anche con la consapevolezza che le cose si risolvono davvero con investimenti e politiche di prevenzione, non certo navigando sempre sulla superficie dell’acqua e rincorrendo le cose a fatti già avvenuti, fingendo sempre che sia una emergenza quando siamo invece davanti a questioni strutturali che riguardano tutte le città. Perché poi è già tardi. La paura è già lì che cresce. Alimentata da chi fa presto a dirci che è sempre colpa di un nemico alle porte. Una storia vecchia e già vista.
Stiamo da un’altra parte, quella di chi riesce dunque a considerare le paure delle persone (di tutte le persone, di chi ha una casa come di chi non ce l’ha) una cosa seria, non una occasione per racimolare tre voti in più.
Preferisco nettamente la miseria di chi ha perso tutto alla miseria di chi specula sui problemi della città e aizza i cittadini gli uni contro gli altri.
In ogni caso, in questa storia non c’è nessuna vittoria e nessuna sconfitta.
C’è solo la responsabilità di chi governa un Comune, che fa il proprio lavoro con serietà, cercando come sempre soluzioni, considerando i contesti di vita della comunità un valore, non un campo su cui invitare tutti alla competizione.
Serve pensiero. Servono risorse e politiche pubbliche. Serve la sanità pubblica. Servono case, lavoro e reddito. Servono le professionalità dei lavoratori e delle lavoratrici. Servono responsabilità collettiva e coesione sociale. Servono norme giuste. Serve la comunità. Servono quei valori che Bologna conosce bene e che sa, e saprà, mantenere vivi.
Bisogna saper restare insieme, che di vincitori e vinti non abbiamo bisogno. E in questa storia non ce ne sono. Nessuno vince davvero se c’è qualcuno, soprattutto se è fragile, che perde.
A questo serve un Comune. Lo dice la parola stessa. Comune.
Photo credits: InCronaca Unibo

Bravissima Madrid, non solo per quello che dice ma anche per quello che fa. Grazie
Bravissima! Condivido ogni parola e ogni vostra azione! Grazie del vostro impegno
Complimenti Matilde per questo bell’articolo e ancor più per la tua attività. Miserevole la presunta “vittoria” dell’opposizione.
La differenza tra chi pensa alla sicurezza come strumento di propaganda e chi cerca soluzioni che garantiscano dignità, rispetto, cura. Sicuramente una strada più complicata, non esente da contraddizioni difficili da affrontare, ma l’unica per dare risposte concrete e a lungo termine.
Grazie Matilde
Bravissima Matilde, per il lavoro che fai e per l’impegno e dedizione!
L’unica vittoria che ha senso dichiarare è quella DELL’UMANITÀ di azioni come quelle da lei descritte e realizzate. Chi usa queste situazioni di fragilità e disagio per incarognire il sentimento delle persone cercando di ottenerne plauso elettorale si situa al livello più basso della comunità civile. Senza cultura, senza empatia, senza vero desiderio di fare qualcosa per risolvere o almeno attenuare la difficile realtà che quelle persone si trovano a vivere, con tutte le conseguenze spiacevoli che ne possono scaturire per l’intera comunità. Certo non è finito il processo che speriamo possa completarsi al meglio per ridare alle persone opportunità di vita dignitosa e di recupero. Poi ci sono in città altre situazioni simili a quelle dell’Annunziata, per esempio nella centralissima via Ugo Bassi e in zone periferiche. Credo che affrontarle e fare di tutto per risolvere queste situazioni, fosse pure, come pare si stia facendo “ad un ad uno”, è la cifra tra le piú indicative ed importanti per una città progressista, giusta, e realmente attenta alla comunità. Quindi complimenti, auguri e incoraggiamento per il lavoro fatto e quello che c’è ancora da fare.
Marco Coppi
Grazie per questo articolo così intenso e così umano.
Una sintesi perfetta di chi fa politica sulla paura costruendo mostri inesistenti.
Bravissima, grazie.Condivido tutto ed in particolare la filosofia dell’accoglienza che sottende il pensiero e l’azione
Grazie.
Seguo la politica dell’Assessora che apprezzo molto e ancora di più dopo questi articolo che mi ha davvero commosso.
Grande Assessora !!
Avanti così : siamo e resteremo umani !!
Francamente si rimane senza parole a leggere i commenti entusiastici sull’operato dell’assessore che scarica tutte le responsabilità sul governo nazionale quando invece hanno deciso d’intervenire con colpevole ritardo su quel degrado invito l’assessore a trasferirsi in piazza di porta Castiglione.
https://www.bureauxducoeur.org/ Tempo fa, mi è capitato di vedere in una tivù francese un servizio su “Les bureaux du cœur”, uffici che aprono, sempre per la stessa persona, lo stesso “senza tetto” , una sala riunione con l’uso del bagno, un luogo dove può ripararsi di notte … ma non solo. Si ricreano legami sociali, si aprono nuovi orizzonti in una relazione win/win, dove ognuno a modo sua vince. … Una soluzione che risponde solo ad alcuni casi, come chi conosce questa realtà intuisce. Diventa nei migliori dei casi un primo passo per un reinserimento professionale o anche per chi lavora ma non ha casa, per un alloggio dignitoso. L’idea è la declinazione di “Les restos du cœur”, una rete nazionale di mense simile alle Cucine popolari della nostra città.