Il Governo taglia il “fondo pensionistico” dell’unità cinofila

Una circolare del Ministero dell’Interno lascia presagire la sforbiciata dei finanziamenti al fondo per le cure veterinarie dei cani poliziotto “pensionati”. La questione, già attenzionata dal Consiglio comunale in questi anni, fa insorgere il Sindacato unitario dei lavoratori di polizia, che denuncia la progressiva riduzione dei fondi ministeriali per un reparto che, a Bologna, è uno dei fiori all’occhiello della Polizia e motivo di vanto per l’amministrazione

di Barbara Beghelli, giornalista


Una vita in prima linea, a combattere la criminalità e i disastri, e come ricompensa una vecchiaia senza tutele. È questo il destino dei cani-poliziotto italiani, a detta degli stessi agenti che un paio di giorni fa hanno appreso l’amara sorpresa dedicata ai loro collaboratori a quattro zampe, una vita al loro fianco. Una comunicazione del Viminale confermerebbe infatti la mancanza di stanziamento dei fondi per le cure veterinarie una volta che gli animali-lavoratori vanno in pensione, la totale assenza di stanziamenti di bilancio per la cura dei cani non più idonei al servizio. Motivo per cui gli stessi agenti, tramite il loro sindacato Siulp, sindacato unitario dei lavoratori di polizia, hanno denunciato pubblicamente l’incommentabile decisione ministeriale.

Questa decisione confermerebbe prima di tutto il totale menefreghismo nei confronti di questi animali che, invece che stare col proprio proprietario/a a casa, ha dedicato tutto alla sicurezza del Paese, rischiando la vita, dormendo al freddo, avendo paura e non giocando mai, come dovrebbe. Operando al contrasto al terrorismo, alla lotta al traffico di stupefacenti, salvando vite umane. Per prassi quando un cane poliziotto viene riformato per anzianità o per condizioni di salute, viene quasi sempre accolto dalla famiglia del suo conduttore. Chi lo ha addestrato, chi ci ha lavorato fianco a fianco, se ne fa carico anche dopo. Ma gli anni di servizio ad alto stress lasciano tracce fisiche: patologie ortopediche, traumi, malattie croniche che richiedono cure veterinarie costanti ed economicamente significative. Perciò esisteva un fondo dedicato.

Anni fa, a Bologna, venne a galla che i cani della Polizia locale erano tenuti in ambienti insalubri, esposti al gelo. Fu la mobilitazione del sindacato e la generosità dei cittadini bolognesi a permettere la riqualificazione degli spazi. Nel 2023, un consigliere comunale civico sensibile all’argomento, chiese che le spese veterinarie dei cani della Polizia locale fossero gratuite. Contravvenendo all’ordine del giorno votato all’unanimità dal Consiglio comunale il 17 dicembre 2020, che «invitava il sindaco e la giunta a prevedere risorse per garantire assistenza veterinaria gratuita ai cani della Polizia locale una volta cessata la loro attività lavorativa», Gian Marco De Biase puntò il dito sulla questione. Disse una cosa che molti cittadini ignoravano: «Le spese veterinarie di questi animali-lavoratori per la nostra sicurezza sono totalmente a carico degli agenti conduttori che li adottano a fine carriera».

L’unità cinofila bolognese, fiore all’occhiello della Polizia locale e vanto dell’amministrazione, allora era composta da quattro cani in servizio, ma qualcuno decise di ridurre notevolmente le spese per l’addestramento, che invece è attività fondamentale, che passarono così da 8mila euro del 2021 a 5mila euro per il biennio 2024-2025. Allo stesso tempo aumentavano le risorse economiche per la gestione del reparto, passate da 25.700 euro a 31mila euro annui per il biennio 2024-2025.

Queste due questioni andavano ripensate. La speranza è che anche il Ministero dell’Interno cambi idea, perché non è davvero umano decidere di liquidare il sacrificio e il diritto alla salute di questi animali con un mancato stanziamento di bilancio; per questo il Siulp chiede il ripristino immediato dei fondi e che lo Stato riconosca concretamente il debito nei confronti di questi incredibili “colleghi” a quattro zampe.


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