In “Francesco Zanardi il sindaco del pane”, pubblicato da La Squilla nel 1976, gli autori Basso e Onofri offrono un’analisi ampia e dettagliata dei programmi, delle politiche e delle difficoltà cui andò incontro l’azione di Zanardi è della sua giunta. Dal libro, oltre a farsi un’idea circa le difficoltà incontrate dal sindaco socialista riformista, si può trarre anche qualche indicazione utile per affrontare le questioni di oggi
di Raffaele Lungarella, giornalista
Sono passati cinquant’anni dalla pubblicazione di “Francesco Zanardi il sindaco del pane”, scritto da Enrico Bassi e Nazario Sauro Onofri. Due antifascisti e partigiani socialisti scrissero un libro sul primo sindaco socialista di Bologna. Fu fatto tutto in casa: il volume fu stampato dal Centro grafico La Squilla per le Edizioni La Squilla (il periodico della federazione del Psi di Bologna). Nel 1976 Onofri era responsabile dell’edizione di Bologna dell’Avanti e Bassi era stato redattore dell’edizione clandestina di quel giornale.
II 28 giugno del 1914 la lista promossa dal partito socialista con l’appoggio delle organizzazioni sindacali, che aveva come slogan “Pane e alfabeto”, vinse le elezioni amministrative per il Comune di Bologna. Alla lista vincitrice erano assegnati 48 consiglieri; alla perdente dodici. La maggioranza socialista era composta da 21 operai, 17 professionisti, otto impiegati e commercianti e due ragionieri. I lavoratori arrivarono in massa in consiglio comunale. Il nuovo consiglio comunale fu insediato il 15 luglio e Francesco Zanardi divenne il sindaco della città. Neanche due settimane dopo iniziò la grande guerra. L’azione amministrativa del sindaco Zanardi dovette far fronte alle necessità della città durante tutto il periodo bellico, che per l’Italia iniziò il 24 maggio del 1915. Con l’attenzione sempre rivolta ad alleviare le condizioni dei ceti sociali più deboli.
Nella memoria della città Zanardi è ricordato come “Il sindaco del pane”, che è una sorta di encomio che gli fece il popolo allora. Per assicurare i beni di prima necessità a prezzi il più possibile contenuti egli ideò anche iniziative che gli assicurarono diverse aggressioni fisiche da parte di gruppi conservatori e reazionari. Mentre i prezzi aumentavano, sotto il portico del Podestà fu aperto uno spaccio municipale per la vendita dell’uva a meno di un terzo rispetto al prezzo delle botteghe. Altre merci furono poste in vendita al prezzo di acquisto all’ingrosso, come la farina. Il pane fu dapprima fatto produrre da un forno privato e poi dal panificio comunale. Per rifornirsi di grano dall’Argentina e di carbone dalla Gran Bretagna furono acquistate due navi, la Andrea Costa e la Giosuè Carducci. La creazione di una rete di negozi per la vendita di beni alimentari con un uso improprio dei soldi comunali avrebbe potuto aprire per Zanardi le porte della galera. Evitò il carcere per il riconoscimento, anche da parte del prefetto, dell’utilità dell’iniziativa. La costituzione di un Ente Autonomo del Consumi, per regolarizzare quella situazione, fu riconosciuta con un decreto del Governo, dando la possibilità anche ad altri comuni di crearne.
Zanardi ereditò dall’amministrazione conservatrice una pesante situazione edilizia. Era il problema più grave della città. Il patrimonio abitativo era vecchio e in cattivo stato di conservazione, in un pessimo contesto igienico-sanitario, per mancanza di acquedotti e reti fognarie. C’era scarsità di case popolari e di altre abitazioni a basso costo e i canoni di locazione delle abitazioni di proprietà private erano troppo elevati per le famiglie in precarie condizioni economiche. Il Comune costrinse i proprietari delle abitazioni a non pretendere più il pagamento anticipato di un anno di canone, e accontentarsi di tre mesi. Fu pensato un grande piano comunale per aumentare il numero di case popolari nonché la creazione di ufficio comunale della casa per la lotta contro le speculazioni immobiliari.
Un problema che la giunta dei socialisti si trovò ad affrontare fu quello del carico fiscale. Dei 10 milioni di lire che il Comune incassava con le tasse, la metà venivano dai dazi, cioè da un’imposta indiretta che colpiva principalmente le merci di largo consumo. Zanardi è la sua amministrazione si proposero di ridurre il gettito delle imposte indirette, abbassando l’aliquota sui beni di prima necessità, e aumentare quello delle imposte sulla ricchezza e sul reddito, esentando le famiglie con redditi al di sotto di una certa soglia, e tassando con percentuali crescenti quelli sopra quella soglia. Un aumento dell’aliquota applicata alla base imponibile dei fabbricati era previsto per far beneficiare anche le casse comunali dell’aumento degli affitti e dei valori degli immobili.
Basso e Onofri offrono un’analisi ampia e dettagliata dei programmi, delle politiche e delle difficoltà cui andò incontro l’azione di Zanardi è della sua giunta. La lettura del loro libro permette di farsi un’idea degli ostacoli che Zanardi incontrò ad amministrare Bologna, in anni drammatici, cercando di tenere fede alle sue idee di socialista riformista. Dal libro si può trarre anche qualche indicazione utile per affrontare le questioni di oggi, alcune delle quali sono le stesse di allora, tenuto conto della diversità dei contesti ambientali.

