Considerato che non c’è all’orizzonte un cambio sostanziale rispetto alle risorse economiche e di tempo, la soluzione più alla portata di mano può essere la creazione di commissioni per zona, con l’individuazione di un eletto o di un’eletta che conosce o risiede quell’area. Questo permetterebbe al rappresentante politico di concentrarsi più sulle risorse e sui problemi dell’area assegnata e alla cittadinanza di conoscere meglio l’antenna più vicina sul territorio
di Cristian Tracà, consigliere di Quartiere Porto-Saragozza
È in fase avanzata il percorso che il Comune di Bologna ha messo in campo per ridisegnare gli strumenti dei sei Quartieri della città, dopo due legislature che hanno dimostrato la necessità di alcune revisioni.
Ho partecipato ad alcune delle sessioni organizzate, ho discusso di alcune proposte nei tavoli istituzionali e in altre occasioni. Sono sicuramente frutto dell’esperienza in Consiglio negli ultimi due mandati. Provo a raccoglierle in poche righe, sperando che il dibattito continui anche su queste pagine.
Due sono i concetti attorno a cui provo a sviluppare un ragionamento: vicinanza e giovani, due elementi fondamentali per la storia amministrativa che verrà. Nessuna pretesa di esaustività, anzi forte consapevolezza di avere una prospettiva molto centrata sui temi che ho seguito di più.
Prossimità. Se ne è parlato in varie fasi, aggiungo qualche elemento di contesto. La divisione delle Commissioni per temi, e non per zone del Quartiere, credo che abbia reso più complicato il lavoro di rappresentanza. Attualmente le circoscrizioni cittadine deliberano a inizio mandato alcune commissioni, coordinate da uno dei consiglieri o delle consigliere, suddivise sulla base di argomenti: politiche educative, sport, welfare, urbanistica e altre ancora.
In quartieri così grandi diventa davvero difficile riuscire a seguire contemporaneamente i temi della propria commissione, i pareri da approvare prima del voto del Consiglio comunale e le questioni quotidiane su tutti gli argomenti che il cittadino segnala: dalla panchina nel parco allo stradario della scuola primaria. I rappresentanti eletti nei Quartieri non hanno diritto a permessi lavorativi o indennità, se non per le sedute dei consigli. Di fatto si può esercitare il ruolo alla fine della giornata lavorativa e nei weekend. Meglio concentrare le energie sulle reti più prossime.
Considerato che non c’è all’orizzonte un cambio sostanziale rispetto alle risorse economiche e di tempo, la soluzione più alla portata di mano può essere la creazione di commissioni per zona, con l’individuazione di un eletto o di un’eletta che conosce o risiede quell’area. Questo permetterebbe al rappresentante politico di concentrarsi più sulle risorse e sui problemi dell’area assegnata e alla cittadinanza di conoscere meglio l’antenna più vicina sul territorio che poi farà da tramite con il presidente, la giunta, il sindaco, la macchina comunale.
Se si istituzionalizzano le “Settimane del Sindaco”, questa distribuzione può essere anche utile a fare il punto pubblicamente due volte all’anno sulle diverse aree.
Un modo più semplice per portare avanti il lavoro di rete. Penso alle Scuole, alle associazioni, alle comunità religiose, al volontariato, alla polizia municipale, al personale dei Servizi educativi e scolastici che più seguono da vicino i plessi e le attività pomeridiane educative di quella zona. Penso anche alle Case di Quartiere, luoghi pieni di potenzialità per intercettare alcune dinamiche e per crearne di nuove.
Un piano per aumentare le Case di Quartiere, specie nelle zone della città più in sofferenza, sarebbe un bel colpo amministrativo. Sono forse più le risorse economiche che vengono investite per progetti singoli su ciascuna area che il costo totale che potrebbe avere il mantenimento di presidi così importanti.
La seconda parola è: adolescenti. Esiste già il Tavolo per gli Adolescenti: riunisce gli operatori e le operatrici che lavorano nei servizi dedicati a questa fascia d’età. Una Consulta ben organizzata, con riunioni pubbliche periodiche e regolamentazione ben precisa può essere un nuovo strumento di cui dotarsi, anche semplicemente per diffondere le informazioni sulle opportunità che il sistema pubblico offre alle famiglie che hanno bisogni specifici.
Altri due temi possono incrociare questa traiettoria. Gli organi di rappresentanza delle giovani, a mio parere, devono entrare nel nuovo regolamento. Esistono da tempo raccomandazioni internazionali per dotarsi di luoghi di discussione in cui le voci non adulte trovino spazio. In città e nelle vicinanze ci sono state sperimentazioni interessanti. È ora di orientarsi su un modello comune. Bisogna decidere composizione, funzioni e rappresentatività, evitando che sia un esercizio di stile.
Infine mi piacerebbe moltissimo che in ogni Quartiere ci fosse una figura specificamente formata per stare sul territorio come educatore o come educatrice di strada. Si può prendere spunto dalla sperimentazione che a Savena porterà due figure specifiche a fare da ponte tra servizi e persone anziane sole o in difficoltà.
Non partiamo da zero. Si può beneficiare della lunga ricerca-azione dell’educativa di strada.
Immagino così il lavoro: una persona con solida preparazione pedagogica e conoscenza del territorio che fa da raccordo, che aggancia reti e giovani, che crea legami, che sa dove si trovano le proposte migliori per un ragazzo o una ragazza. Aiuterebbe a valorizzare nuovi campi di esperienza e la semplificazione dei processi di raccordo permetterebbe alla macchina istituzionale di seguire i bisogni, di arrivare prima e meglio.


Sogni e libertà di generazioni obbligate al conto con la realtà che spezza ogni velleità.
Sogna ragazzo sogna, intere città e quartieri a modello anonimato come i loro abitanti, è passato il modello prestazionale, la selezione è durissima fin da subito, adeguamento allo sviluppo socio economico altrimenti cambia Pianeta.
Sono perfettamente d’accordo soprattutto sul fatto di una suddivisione per zone e non per competenze.
Ritengo indispensabile che i cittadini delle varie zone di ogni quartiere possano avere un consigliere o una consigliera di riferimento cui rivolgersi in caso di necessità che possa essere il tramite fra il cittadino e l’istituzione.
Sono del parere, e non da oggi, che 6 quartieri siano troppo pocchi e che sarebbe necessario un quartiere ” Centro Storico” perchè le esigenze del Centro e del Fuori centro sono troppo diverse e spesso incompatibili fra di loro.
Andrea Garagnani
Grazie Cristian, concordo in particolare sull’attenzione ai giovani. Credo che dovremmo davvero radicare meglio i nostri interventi con figure professionali in grado di mettersi a disposizione “dal basso”. Inoltre sono convinta che se non diamo la parola a bambini e adolescenti con forme istituzionali corrette e appropriate, non solo eludiamo il loro diritto a partecipare alla vita civile e sociale della nostra città, ma li priviamo di una opportunità di crescere come cittadini e cittadine attivi e consapevoli. Non ci aspettiamo poi che lo diventino da soli.