L’ordinanza della Regione, le raccomandazioni del Comune e dell’Ausl, gli allarmi dei sindacati? Lettera morta. Nei cantieri si rischia di morire di caldo. Anche in quelli “governati” dagli enti locali. E chi controlla se le normative anti-calore sono rispettate? Forse nessuno
di Achille Scalabrin, giornalista
L’ordinanza anti-caldo della Regione Emilia-Romagna c’è, le raccomandazioni del Comune di Bologna e dell’Ausl pure, così come gli allarmi dei sindacati, dei medici di famiglia e dell’Inail. Allora cosa ci stanno a fare in questi giorni “proibiti” gli operai nei cantieri per il tram o in quello per il nuovo parcheggio in via Scandellara?
Domanda più che legittima se in entrambi i casi è il Comune il committente – o il referente – dei lavori. Se sabato 27 giugno, giorno di massima allerta, giorno che nel Tripadvisor del clima merita dieci bollini rossi, sono lì come se niente fosse, o meglio come i soldati che nella prima guerra mondiale i generali mandavano a schiantarsi in prima linea, viene da chiedersi chi li ha costretti a sfidare Caronte a loro rischio e pericolo. Un ufficio comunale, un’impresa, un appaltatore? D’accordo, la normativa firmata da de Pascale dice che «fino al 15 settembre 2026, nei giorni con livello di rischio “Alto” sarà vietato lavorare in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle ore 12,30 alle 16 nei settori agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili e nei piazzali della logistica». Il che significa che un’insolazione, o peggio, è ammissibile alle 12 o alle 16,30 – orari non a rischio soltanto per i burocrati dotati di uffici con aria condizionata – .
Morire di caldo non è un modo di dire. Succede – in Italia come in Europa – soprattutto a chi è costretto a notevoli sforzi sotto il solleone. A temperature che sfiorano i 40 gradi il rischio è elevato, come appunto affermano diligentemente enti pubblici e associazioni di categoria. Tranne poi girare la testa dall’altra parte per non vedere tutte le violazioni. Le morti bianche, le morti sul lavoro cosa sono da decenni se non il risultato di questo non vedere, di questo privilegiare il profitto rispetto alla salute? Si dirà: è il capitalismo, bellezza! Il che ovviamente non giustifica nulla e nessuno, soprattutto in una regione come questa distintasi in passato per una intelligente socialdemocrazia – impropriamente chiamata comunismo – a favore dei cittadini e dei lavoratori.
Adesso sono in tanti – amministratori, imprenditori, ecc. – a rifugiarsi dietro giustificazioni risibili quando si tratta di violare le elementari norme di sicurezza. Manca un piano nazionale, si dice per esempio, per tutelare i lavoratori più a rischio nelle ondate di calore. Il che è vero soprattutto se si pensa che il ministero della Salute ha disposto controlli per concerti, festival ed eventi estivi, ma non per cantieri o campi. Ma questo non giustifica le “distrazioni” di enti locali o sanitari. I “giustificazionisti” aggiungono inoltre che ci sono i cronoprogrammi da rispettare per evitare le penali. Chissà perché ci si appella al rispetto dei tempi quando sono già ripetutamente violati – il parcheggio di via Scandellara, frutto dell’accordo sconsiderato tra il Comune e un imprenditore edile in nome della riqualificazione, ne è la prova –.
L’ordinanza-calore regionale, la numero 72, che tutti sono tenuti a rispettare, pone dei limiti, anche se minimi. Resta tuttavia una domanda: chi la fa rispettare? In altre parole, quali controlli sono previsti e da parte di chi: Regione, Comune, Ausl, Inail, sindacati? O più semplicemente nessuno? Questo è un Paese che sforna quotidianamente leggi e normative, tranne poi “dimenticarsi” di farle rispettare. Nel caso specifico, chi va a controllare se le manovalanze sono tutelate o se rischiano di morire di caldo? La mancata osservanza degli obblighi, stabilisce l’ordinanza, comporta le sanzioni previste dall’articolo 650 del codice penale: pari a un’ammenda di 206 euro. Proprio così, 206 insignificanti euro. In alternativa, ci sono tre mesi di carcere. Da quando in qua un imprenditore o un amministratore non dispone di tale cifra, così da evitarsi il brevissimo soggiorno alla Dozza o ai domiciliari? Se il fatto è più grave, cioè se un operaio muore dal caldo, si vedrà il da farsi.
Questo è il motivo per cui, gli umarell bolognesi continueranno a vedere quest’estate cantieri e campi popolati di gente mandata allo sbaraglio con il placet di chi ha proclamato: da Caronte ti difendo io.
p.s.1: Sarebbe gradita una smentita con fatti e non a parole. Per esempio: sapere a fine estate quanti controlli sono stati fatti, quante violazioni rilevate, quante sanzioni presentate.
p.s. 2: Gli umarell che abitano nei pressi dei cantieri osserveranno dalle finestre di casa, faranno video che poi gentilmente invieranno ai colleghi residenti nelle zone tranquille, che è un po’ come fornire qualche dose di droga. Una cosa è certa, con questa canicola loro non si avventureranno fuori, perché de Pascale e Lepore sono stati chiari: statevene a casa, non correte rischi, mica siete operai.
Photo credits: Ansa.it


Cosa volete che gliene freghi al podestà ed ai suoi lacchè di coalizione cinica e salvaiciclisti tutti con il culo coperto i lavori del tram devono terminare entro i termini previsti altrimenti saranno cavoli amari
D’altronde da Confindustria a legacoop tutti hanno lamentato una inaccettabile assenza di confronto su un tema di così dubbia interpretazione….
Effettivamente…se si riesce a resistere alla sabbia rovente di Riccione e di “Mi-Ma” perché ci si dovrebbe lamentare del bitume in bolognina o in Corticella?
scelte coraggiose per Uomini e Donne coraggiosi, opere colossali che rimarranno nella Storia e nel bene e nel male parleranno di Loro…..costi e benefici???? ….
L’articolo affronta un problema serissimo in modo un po’ troppo qualunquista/populista, e questo mi dispiace.
Avrei preferito che lo si affrontasse in maniera più approfondito suggerendo, magari, possibili soluzioni che tenessero presente che gli operai andrebbero comunque pagati (da chi?) e che i cantieri dovrebbero essere bloccati per quasi tutta la giornata a meno che non si lavorasse di notte; in questo caso cosa direbbe chi abita in prossimità dei lavori, come andrebbero pagati gli operai, si potrebbe ritardare senza problemi o rischi di penali la conclusione dei lavori?
Il problema è molto serio e complesso e va certamente affrontato; però non in questo modo che assomiglia tanto al detto: ” Piove governo ladro!”
Andrea
Gentile signor Garagnani, a me dispiace che lei non abbia ben inteso il mio articolo, dove di qualunquista/populista non c’è proprio nulla. E ancor meno un “piove, governo ladro!”. Ho semplicemente segnalato un problema – che lei stesso definisce serissimo -, nella speranza che chi di dovere (enti locali, sanitari, imprenditori, ecc.) faccia il suo dovere, cioè tuteli la salute dei lavoratori, soprattutto nelle situazioni più a rischio. Come? Le soluzioni possono essere diverse, ma non prescindono da un aspetto fondamentale: in giornate bollenti come queste la salute viene prima del profitto economico o di tornaconti vari. Forse le è sfuggito pure il mio richiamo alla urgente necessità di controlli, e al rispetto almeno dell’ordinanza regionale. Oppure per lei anche questo è populismo?
Cordialmente
Dopo aver letto l’articolo e i commenti, propongo “cattivismo” per definire un nuovo atteggiamento critico basato su proiezioni del malanimo.
Concordo con Garagnani. Quante lamentele ho sentito per il rumore dei lavori alle 7.00 del mattino! “Tanto Lepore sta in un attico”. Cosa tutelare allora? La sicurezza dei lavoratori o il riposo dei cittadini?
Lunedi 29 ore 14,30 Dalla finestra della mia stanza del Sant’Orsola vedo il cantiere in funzione Rodolfo