Cronaca da un cantiere che sembra ignorare le norme a tutela degli operai quando c’è il caldo record. E delle difficoltà nel chiedere l’intervento dell’Ispettorato del lavoro, dell’Usl, della Regione. Fino a quando non arriva una pattuglia della polizia urbana. E…
di Achille Scalabrin, giornalista
Cosa succede se in un cantiere bolognese a cielo aperto, – e nella giornata di lunedì considerata con caldo record ben superiore a quelle precedenti -, una decina di operai lavorano senza pausa dal mattino e ignorano la ‘fascia protetta’ dalle 12,30 alle 16 stabilita dall’ordinanza regionale n. 72 del 3 giugno scorso? Nulla. E tutto sembra organizzato perché nulla debba accadere, almeno fino a quando un coccolone, un infarto, un decesso farà esclamare a chi ha emanato l’ordinanza: avevamo detto di evitare situazioni a rischio. E così la coscienza è salva. Anche se rimane ipocrita.
Se torniamo a occuparci del problema, è soltanto perché non è chiaro chi debba occuparsene e perché le violazioni sono costanti. Complice l’opacità che regna sovrana. La citata ordinanza firmata da de Pascale – da applicarsi «nel settore agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili e affini, nelle cave nonché nei piazzali in cui si esercita attività di logistica, laddove si operi in condizioni di esposizione prolungata al sole» – non dice chi deve garantire la salute dei lavoratori e fermare le violazioni. E questa è la breve cronaca di quanto può accadere a chi intende far rispettare le norme fissate.
Mentre l’ondata di calore si abbatte su Bologna, una delle ventidue città da bollino rosso, il cantiere per il nuovo parcheggio comunale di via Scandellara (a ridosso delle scuole e della biblioteca) sembra un piccolo formicaio di operai bolliti, cosa mai vista prima. La zona attende da almeno quattro anni le opere pubbliche di ‘‘compensazione’’ stabilite dal discutibile progetto di riqualificazione urbana firmato dal Comune e da un noto costruttore edile. Ma adesso sfidare il caldo record, mettendo a repentaglio i lavoratori nonostante l’ordinanza, sembra diventato urgente.
Chi può dire una parola di conforto? Chi può pronunciare l’alt? Nel buio dell’ordinanza, si va a tentoni. L’Ispettorato del lavoro? Gli uffici sono chiusi dalle ore 12 (l’apertura quotidiana al pubblico è di due ore e mezza al giorno), richiamare domani. Meglio dirottare sull’ufficio Prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell’Usl? Stesso risultato, ha chiuso alle 13 (quattro le ore a disposizione del pubblico); c’è però un numero verde. Sarà per le urgenze? Se chiami, una voce registrata ti chiede che problemi hai con il fasciolo sanitario. Non resta che la Regione, la “mamma” dell’ordinanza, Ufficio relazioni con il pubblico. La domanda è semplice: c’è un cantiere per un’opera comunale che non rispetta l’ordinanza regionale, chi deve intervenire?
L’operatrice, molto gentile, si sintonizza subito sul problema. «Ha provato con l’Ispettorato del lavoro?». «È chiuso». «E con l’Usl?». «Idem, ma vorrei sapere cosa dice la n. 72, se lo dice». La signora, capito che è il senso civico a farle la domanda, consulta l’apposito sito Domande frequenti sull’ordinanza, ma non trovando nessuna risposta invita a mandare una mail. Qualcuno farà sapere. Ma se la violazione è in atto, come cogliere in flagrante? Con scrupolo e una certa partecipazione professionale, l’addetta all’Urp approfondisce il tema e conclude: «Mi sono consultata con un collega, lei può soltanto aspettare che riapra l’Ispettorato del lavoro, oppure chiami la polizia locale. Può anche segnalare che l’ordinanza non è chiara».
Evidentemente chiamata da Igea, dea della salute, ecco alle 14,30 comparire in quel momento nell’infuocata via Scandellara una pattuglia della polizia locale. Due agenti si introducono nell’area dei lavori, confabulano con il capocantiere, fotografano qualche documento, fanno qualche telefonata, e dopo una decina di minuti se ne vanno. Mentre gli operai continuano a lavorare tranquillamente fino alle 16, quando la n. 72 consentirebbe loro di proseguire. Piccolo mistero unito ad altri piccoli misteri. La ditta ha una dispensa speciale? L’arrivo dei vigili farà sì che da domani le regole valgano anche in un cantiere pubblico? Il costruttore riceverà la sanzione prevista di ben… 206 euro?
Così va a Bologna, dove qualunquisticamente è più facile incolpare il sindaco di tutto che non pretendere (che è diverso da chiedere) che tutti facciano il loro dovere (dall’Ispettorato del Lavoro, all’Usl, alle associazioni di categoria, ai sindacati, ecc.), mettendosi dalla parte dei lavoratori e delle segnalazioni dei cittadini.


Non si manda a controllare i controllati…at salut companeros
Giorni fa: via delle Moline, ore 11, operai sul tetto del palazzo di fronte a 12 metri da terra, privi di imbragature di sicurezza. Chiamata la polizia municipale. Arrivano alle 12,30, ma a quell’ora è pausa pranzo e gli operai non ci sono. Allora la municipale va a casa di chi ha chiamato e fa una ramanzina per aver chiamato quando nessuno era al lavoro e che forse sarebbero tornati nel pomeriggio. Non sono mai tornati e gli operai hanno continuato a lavorare sul tetto senza imbragatura.
Alcuni mesi fa: situazione analoga sul tetto di un palazzo in via Capo di Lucca a metà mattinata. Chiamato la municipale che risponde che hanno poche pattuglie. Dopo 4 ore non viene nessuno e gli operai vanno via tranquillamente.
A Bologna la municipale ha un organico di circa 500 persone, ma quando chiami la risposta è sempre che sono tutti impegnati e “vedremo quel che si può fare”(di notte addirittura “abbiamo solo due pattuglie per tutta la città”): dove sono 500 persone?