La scienza chiede di aumentare il verde nelle città. La regione subisce un contesto economico che assicura prosperità ma ha pesanti ricadute ambientali. Un consumo di suolo elevato, una rete di trasporti che ne fanno il più congestionato nodo del Paese. Coniugare crescita e ecologia è difficile, ma ci sono esempi in Europa di business coniugato al pollice verde. È recente il bando 2026 del progetto “Mettiamo radici per il futuro” per piantare 4,5 milioni di alberi. Buona notizia. Ma non basta
di Giampiero Moscato, direttore cB
Che calore, che calore, come cuoce il sole. È uno dei titoli principali sui giornali, nei Tg, sui social e non può che essere così: stiamo vivendo un’ondata di caldo mai vista prima, in Europa. Terribile a Bologna come addirittura a Berlino, Parigi, Londra, Copenaghen. Sto soffrendo persino io che da sempre amo il caldo. Certo, l’età che avanza mi ha reso più vulnerabile. Ma il cambiamento climatico sta esagerando. Affrontare il problema con tutti i mezzi possibili è un compito urgente delle amministrazioni, a ogni livello. Ciascuno di noi cittadini può (deve) contribuire a risolverlo, con comportamenti responsabili e con atti di pressione sulla politica, a partire dal voto.
Cantiere si è occupato decine di volte della questione ambientale. Cercate la parola alberi nostra pagina (qui) ed emergeranno gli interventi di dirigenti politici, gruppi organizzati, comitati, avvocati, docenti, giornalisti, associazioni, a dimostrazione che si tratta di una questione molto sentita. Ne ho scritto più volte anche io. Mi piace ricordare due titoli di qualche anno fa: “Riempiamo di alberi le strade di Bologna” (qui) e “Bologna a 30 gradi sarebbe davvero molto progressista” (qui).
Vivo fortunatamente in un’abitazione circondata dal verde e a casa si sta bene anche nella canicola. Basta tenere le tapparelle abbassate nelle ore più calde e far andare un paio di ventilatori. Sono le piante ad alto fusto che la circondano a fare da climatizzatore.
Appena scendo in strada, una delle vie più lunghe di Bologna eppure senza nemmeno un albero pubblico (per fortuna ci sono ai lati dei marciapiedi quelli dei giardini e dei cortili privati) l’effetto altoforno che produce l’asfalto è spaventoso. Passando per strade meglio urbanizzate, ovvero fittamente alberate – via Gandino, via degli Orti, via Audinot, per dire – la sensazione è di aver cambiato clima, stagione, città. Diversi gradi in meno e temperature sopportabili anche alle due del pomeriggio.
Gli ambientalisti e gli esperti da anni suggeriscono di aumentare la percentuale di verde nelle città, di dissigillare il più possibile il suolo allo scopo di ridurre l’assorbimento del calore e favorire un decorso delle acque piovane meno dannoso e un ciclo idrico più efficiente.
Cosa stanno facendo le nostre amministrazioni? La nostra regione è tra le meno favorite dalla posizione geografica, dalla natura dei terreni, dalle caratteristiche climatiche. Ma subisce pure un contesto economico che da un lato assicura una certa prosperità ma dall’altro sottopone il territorio a pesanti ricadute ambientali. Un consumo di suolo ancora troppo elevato, quando oramai dovrebbe essere a zero, una rete di trasporti stradali e ferroviari che ne fanno il più congestionato nodo del Paese. Certo, coniugare crescita ed ecologia è impresa difficile, ma ci sono esempi in Europa che dicono che sia possibile fare business e avere pure il pollice verde. Londra, Ginevra, Bordeaux e Copenaghen sembrano saper coniugare bene senso degli affari e futuro. In Emilia-Romagna e a Bologna sono in corso opere che verosimilmente attenueranno inquinamento e traffico, ma per il momento cantieri come il tram o il Passante causano disagi forti e anche l’abbattimento, secondo ambientalisti e comitati non sempre inevitabile, di alberi di grande stazza.
Ne sono stati piantati tantissimi, va detto a onore del vero, ed è di qualche giorno fa l’annuncio del bando 2026 (qui) rivolto agli enti pubblici nell’ambito del progetto “Mettiamo radici per il futuro”. Un finanziamento da 800mila euro con cui la Regione Emilia-Romagna vuole incrementare la presenza di alberi e di boschi nelle aree urbane e periurbane. Un piano partito qualche anno fa, su sollecitazione delle forze ambientaliste e varato dalla Giunta per piantare quattro milioni e mezzo di alberi, uno per ogni abitante, nelle aree dove la boscosità è inferiore al 30 per cento del totale. Nelle aree in cui si interverrà, 400 alberi per ettaro, sarà costituito un vincolo forestale. Un buon progetto. Ma è evidente che bisogna intervenire con ancora maggiore determinazione. Ne va della nostra salute.
Un’ultima considerazione. Il titolo di questo articolo si richiama a una canzone del compianto Pino Daniele. L’incipit, in napoletano, dice: «Che calore, che calore, comme coce ‘o sole. S’è miso justo ‘ncapa e nun ce fa’ fatica’». Il sole si è messo giusto sulla nostra testa e non ci fa lavorare. Meglio non intonare questa canzone agli operai del tram, in questi giorni, come ha scritto Achille Scalabrin (qui), protestando. Serve davvero fare qualcosa, e presto, per attenuare le cattiverie di un clima impazzito. Boschi urbani, ma anche strade alberate. E tutto quello che può aiutare.


Sono d’accordo, qualcosa di buono si sta facendo ma ancora non all’altezza dell’emergenza climatica
È assolutamente necessario secondo me superare la logica del parco (pur importantissimo e benedetto) e assicurare ombra e alberature su ogni strada e spazio possibile. Bisogna ragionare in termini di ombra per chi cammina ( un tema del tutto negletto a mio parere), di ombra sugni edifici, tenendo ovviamente presente costi e rischi(vedi il temporale di ieri notte). Le soluzioni ci sono, basta studiare e applicarle con cognizione di causa. Spero in una amministrazione futura che abbia il coraggio di farlo come questa ha avuto il coraggio di realizzare il tram