Contestuale è la pubblicazione del settantesimo numero della rivista che ne porta il nome. Due traguardi che inevitabilmente inducono a una riflessione sul senso di un percorso iniziato nel 1991 e proseguito grazie all’impegno di centinaia di persone che hanno condiviso una convinzione semplice: conoscere il proprio territorio significa prendersene cura. Qual è la funzione di un’associazione culturale come la nostra? Studiare, raccontare e valorizzare l’Appennino bolognese
di Daniele Ravaglia, presidente del Gruppo di Studi Savena Setta Sambro
Nei giorni scorsi abbiamo celebrato i 35 anni del Gruppo di Studi Savena Setta Sambro con la contestuale pubblicazione del settantesimo numero della rivista di studi locali che ne porta il nome. Due traguardi che inevitabilmente inducono a una riflessione sul senso di un percorso iniziato nel 1991 e proseguito fino a oggi grazie all’impegno di centinaia di persone che hanno condiviso una convinzione semplice: conoscere il proprio territorio significa prendersene cura.
In questi anni mi è stato chiesto molte volte quale sia la funzione di un’associazione culturale come la nostra. La risposta è apparentemente semplice: studiare, raccontare e valorizzare l’Appennino bolognese. In realtà dietro queste parole si nasconde un lavoro molto più ampio e complesso.
Il Gruppo di Studi Savena Setta Sambro raccoglie e diffonde conoscenze sulla storia, l’ambiente, le tradizioni, i personaggi, la toponomastica, l’arte, la cultura materiale e la vita delle comunità delle valli del Savena, del Setta e del Sambro. Organizziamo incontri, mostre, conferenze, visite guidate, escursioni culturali, concorsi dedicati alle tesi di laurea sull’Appennino, pubblicazioni monografiche e iniziative musicali. Collaboriamo con enti locali, scuole, associazioni e studiosi. Cerchiamo, in altre parole, di costruire ponti tra il passato e il presente, tra la ricerca e la divulgazione, tra la memoria e il futuro del territorio.
La nostra principale espressione è la rivista Savena Setta Sambro, la cui copertina per l’importante anniversario è stata realizzata dal fumettista bolognese Piero Ruggeri. Una pubblicazione semestrale che da oltre tre decenni racconta la montagna bolognese attraverso centinaia di contributi di studiosi, ricercatori, appassionati e semplici cittadini. Nelle sue pagine trovano spazio la storia locale, l’archeologia, l’ambiente, la natura, le tradizioni popolari, i personaggi che hanno lasciato un segno nelle nostre vallate, le testimonianze di vita quotidiana, la musica, il patrimonio artistico e religioso, le trasformazioni sociali ed economiche del territorio. Una rivista che non vuole essere riservata agli specialisti ma a tutti coloro che desiderano comprendere meglio i luoghi in cui vivono.
Se siamo arrivati a pubblicare settanta numeri legati al territorio è perché abbiamo sempre creduto che la conoscenza rappresenti una forma di investimento civile. Ogni articolo pubblicato, ogni fotografia recuperata, ogni testimonianza raccolta aggiunge un tassello alla costruzione della memoria collettiva dell’Appennino. Varie storie che oggi consideriamo parte del patrimonio culturale locale sarebbero forse andate perdute senza questo paziente lavoro di ricerca e documentazione.
Per questo ritengo che il racconto delle radici non sia un esercizio nostalgico. In una società sempre più veloce e frammentata, la memoria rappresenta un elemento di coesione.
C’è però un altro aspetto che considero fondamentale e che il 35esimo anniversario ci ha ricordato con forza: il valore del volontariato culturale.
Molto spesso quando si parla di sviluppo si pensa esclusivamente alle risorse economiche. Certamente esse sono importanti. Ma esiste un capitale altrettanto prezioso che raramente compare nei bilanci: il tempo donato, le competenze condivise, la passione messa gratuitamente al servizio di un progetto collettivo.
Gran parte di ciò che il Gruppo di Studi ha realizzato in questi decenni nasce dal lavoro di chi scrive un articolo senza alcun compenso, di chi dedica serate e fine settimana alla ricerca negli archivi, di chi mette a disposizione fotografie e documenti conservati nelle proprie case, di chi organizza eventi, di chi distribuisce la rivista, di chi sostiene economicamente l’associazione, di chi semplicemente decide di diventare socio perché riconosce il valore di un’iniziativa culturale.
È quella che mi piace definire una vera e propria economia del dono che si fa cultura della memoria. Dopo 35 anni di attività continuo a credere che questa sia la missione più importante del Gruppo di Studi Savena Setta Sambro: custodire la memoria per generare futuro. E farlo insieme, attraverso quella straordinaria energia collettiva che nasce ogni volta che qualcuno decide di donare una parte di sé al bene comune.
In copertina: Da sx Cristiano Cremonini, storico e tenore; Daniele Ravaglia, presidente Gruppo di Studi Savena Setta Sambro; Piero Ruggeri, disegnatore, fumettista e autore della copertina del 70esimo numero di Savena Setta Sambro; Fabrizio Monari, condirettore Savena Setta Sambro

