L’assessora Madrid che critica chi organizza le proteste contro le scelte urbanistiche ed evoca i “Fatti di marzo”. La replica dei Comitati. Le reazioni di chi rifiuta il funerale di quegli anni di lotta e di passione, culminati l’11 marzo nella morte di Francesco Lorusso e negli scontri di piazza. Della vicenda si sono occupati i quotidiani cittadini, ma Cantiere è luogo ideale di dibattito. Se qualcuno vorrà, garbatamente, dire la sua, troverà spazio sulla nostra pagina
di Giampiero Moscato, direttore cB
Un’assessora del Comune di Bologna che dice la sua, criticamente, su chi organizza le proteste contro le scelte urbanistiche dell’Amministrazione. L’evocazione del Movimento del ’77. La replica dei Comitati. Le reazioni di chi, protagonista in quegli anni ’70 che furono insieme meravigliosi e tremendi, non accetta la visione caricaturale di quell’impegno di una generazione e rifiuta il funerale di quegli anni di lotta e di passione, culminati l’11 marzo nella morte dello studente di Medicina e militante di Lotta Continua Francesco Lorusso e degli scontri di piazza dei giorni successivi.
Leggere nel caldo di una notte di mezza estate, un bel po’ più libero del solito, consente un viaggio nel tempo, tra i 19 anni di allora e i 68 di adesso, e spinge a tentare una piccola ricostruzione di questa vicenda, di cui si sono occupati i quotidiani cittadini, ma che trova un luogo ideale di dibattito su Cantiere Bologna. Se qualcuno vorrà, garbatamente, dire la sua, troverà spazio sulla nostra pagina. Chi vuole insultare lo faccia altrove.
Matilde Madrid, che tra le deleghe ha quelle alla sicurezza e al coordinamento politico della giunta comunale, nel suo intervento alla festa della Cgil (qui la cronaca il 2 luglio sul “Resto del Carlino” (qui) ha lanciato un’accusa a «quei comitati, sindacati di base e movimenti che, a prescindere dal tema e dalla questione per cui si battono, devono sempre contestare l’amministrazione comunale». Nella sintesi del quotidiano, secondo Madrid «hanno “interessi piccoli”» ma soprattutto ereditano, «di fatto, una dimensione del conflitto che porta con sé la “frattura del ’77… Una tendenza assolutamente fuori tempo. Dall’epoca delle grandi forme della rappresentanza, infatti, sono cambiate tante cose: ora il conflitto si autorappresenta e, purtroppo, è tanto più improduttivo quanto più si concentra su interessi e rivendicazioni molto particolari, che perdono di vista l’interesse generale». L’assessora ha fatto riferimento alle lotte contro la realizzazione del plesso delle medie Besta e al Museo dei bambini e delle bambine (QUI e QUI articoli e commenti su Cantiere), teatri di scontri tra forze dell’ordine e attivisti, aggiungendo: «Noi siamo stati sempre aperti alla discussione e al dialogo», però «esiste una linea di demarcazione che ha a che fare con l’utilizzo o meno della violenza».
La prima replica che ho letto è stata quella del comitato MuBasta, che si oppone al museo nel Parco Mitilini-Moneta-Stefanini: «Sono passati cinquant’anni, è cambiato il mondo. A Palazzo d’Accursio non se ne sono ancora accorti? Le proteste al Pilastro sono state e sono animate da una moltitudine di giovani, meno giovani e anziani. Persone diversissime, ma accomunate dalla consapevolezza che la città è al collasso climatico che ogni lembo verde è indispensabile alla sopravvivenza. Questo movimento non ha niente a che fare con il ’77».
Mi ha però molto colpito l’intervento sociale dell’attivista e giornalista Beppe Ramina, protagonista dei movimenti di Lotta dal ’68 in poi, uno dei leader del ’77, amico e compagno di Lorusso in Lotta Continua, e mille altre cose. Su Facebook Ramina interviene spesso con post brillanti che, nel suo dialetto romagnolo, finisce sempre con la frase «E zò boti!». Il suo post lo ha titolato “Il funerale del ’77”. Lo riporto per intero. È breve. «Qualche giorno fa un’assessora della giunta comunale di Bologna ha accusato chi si batte per migliorare i servizi alla persona, per l’ambiente, per una città che alloggi chi ci lavora, per non arrendersi alle multinazionali del cemento, di portare avanti “interessi piccoli” (“pensare globalmente, agire localmente” evidentemente non è più di moda nel largo campo), di essere “caricaturali” e, gravissimo, di perseguire fuori tempo massimo la frattura del 1977 (quasi 50 anni, mezzo secolo fa) addirittura con la presenza di qualcuno degli attivisti di allora (calma, un po’ alla volta stiamo togliendo il disturbo, non resta molto da aspettare). Be’, sì, come altre e altri ho iniziato a darmi da fare nel 1967 e continuiamo a farlo oggi. Gli abusi dei poteri, deboli o forti che siano, proseguono e sono sempre meno contrastati. C’è un malessere diffuso che guarda a destra e non trova sponde credibili nel largo campo ancora intriso dall’idea che il mercato, un po’ regolato (o “ben temperato”, dal titolo di un noto volumetto di Romano Prodi), risolva tutto (ma i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri). Ma non voglio farla lunga. Mi ha colpito questa ossessione che non solo l’assessora ha verso i movimenti del 1977. Non vorrei che per il prossimo anno (cinquant’anni, mezzo secolo) giunta e affini stiano pensando a una bella celebrazione. Bologna città del Settantasette, con tanto di musici, fumettismi, fotografie, video, scritture, radioline, mescolanze di generi da celebrare: una nuova offerta turistica. Per farne un bel funerale. Questa volta definitivo».
Ecco. Credo che quel movimento, che ebbe l’atroce impatto con la realtà nei “Fatti di marzo”, meriti un approfondimento dei temi posti in questo dibattito che rievoca sogni antichi e non solo giovanili nella consapevolezza che il risveglio è purtroppo brusco. I grandi movimenti (quello del ’77, al netto di violenze e riflusso, fu straordinario) portano con sé anche fatti e comportamenti discutibili. Ma generano idee, futuri, sviluppi, coscienze. Fare un funerale non ha senso. Meglio l’analisi, fare la Storia.
Photo credits: Rai.it


Credo che rievocare i fatti del 77 sia fuori luogo. Sono passati 50 anni. Allora ci fu una frattura fra la città e le sue istituzioni e il movimento degli studenti. Ricordo ancora l’11 marzo che nelle sedi studentesche si attendeva un gesto di solidarietà del movimento operaio, un corteo comune, un qualcosa. Ma fecero il presidio al sacrario dei caduti della Resistenza. Ricordo la delusione, lo sconcerto perchè si temeva avrebbe prevalso la minoranza violenta (e così successe purtroppo). Perchè cmq il problema della violenza era da affrontare, ma a partire dall’uccisione di uno studente (e per fortuna solo uno data la raffica di colpi). Poi le degenerazioni violente seguirono e la frattura anche. C’era da fare il compromesso storico, gli “untorelli” davano noia. A mio avviso, a sinistra, ci fu un errore politico, pur perseguendo il (giusto) concetto che le manifestazioni non debbano mai essere violente non si doveva chiudere il dialogo con il movimento (solo Bruno Trentin ci provò).
Oggi, è vero, ci sono dei gruppi di bastian contrari a tutto (via social il fenomeno è ancora più grande dei casi citati). Ma non c’entra nulla il 77.
Una volta che l’amministrazione e i quartieri fanno la corretta informazione e assemblee pubbliche, e volendo, nei casi più “divaricanti” anche un “referendum” con i cittadini residenti/coinvolti, poi bisogna procedere e la violenza non è accettabile. Poi bisogna tenere fede ai paradigmi del risparmio del suolo e del verde (ma questo va visto complessivamente nel caso del togli e metti). Come è finita la vicenda del giardino della John Hopkins è stato sconcertante. Bisogna stare attenti a montare proteste “assurde”, con questa amministrazione si può dialogare, con le possibili future arriveranno i poliziotti.
sovente si idelizza, per chi non era presente fisicamente al Movimento del 77, figliocci e nipotini rimarcano probabilmente e a mio avviso giustamente quello che ha rappresentato quel periodo: il conflitto!!!!, spesso in maniera estrema da qualche frangia ma rimane quello che invece si tende a disinnescare in tutti i modi, calmierando le istanze di protesta.
Ciò che è stato utile, per la crescita anche personale di individui che condividevano un corteo.