Patria e Sinistra

Commemorando le vittime del 2 agosto il sindaco Matteo Lepore ha utilizzato una parola lasciata fin troppo in abuso alla destra. È stato un bene che lo abbia fatto davanti alla stazione, dove pochi mesi fa alcuni provocatori in camicia nera, autodefinitisi Patrioti, hanno passeggiato alla ricerca del nemico da castigare

di Alessandro Albergamo, assessore Scuola e Sociale del Comune di Anzola dell’Emilia


Durante il suo discorso in Piazza Medaglie d’Oro a Bologna per ricordare le vittime della strage del 2 agosto, il sindaco Matteo Lepore ha usato una parola diventata oramai desueta nel vocabolario della sinistra, quasi pericolosa: Patria.

Una parola che negli ultimi anni, come è successo in precedenza per la parola sicurezza – che ha poi infatti progressivamente impoverito la propria dimensione sociale, trasformandosi in securitaria – la sinistra ha lasciato fin troppo in abuso alla destra.

E ha fatto bene ad usarla proprio in un luogo dove non molti mesi fa alcuni provocatori fascisti, autodefinitisi Patrioti, hanno passeggiato per la stazione in divisa nera alla ricerca del nemico da castigare.

La parola Patria sembra stia diventando pericolosa nel lessico di sinistra, e lasciata in pasto a chi patriota realmente non è, perché la Patria non si definisce più attraverso linee geometriche sulle cartine geografiche come si faceva un tempo, ma dalle grandi rivoluzioni del 1700 e del 1800 in poi la si definisce soprattutto attraverso una serie di condivisi valori etici, politici e sociali che definiscono diritti e doveri di una comunità

E tutti questi valori dove sono oggi contenuti, tenuti vivi e uniti? Nella Costituzione antifascista. Non dal rimpianto di improbabili antiche glorie romane o repubblichine. Non a caso gli autoproclamatasi patrioti sono i primi che vogliono cambiare la Costituzione. 

Il concetto di Patria moderno affonda infatti le proprie radici nelle battaglie di uguaglianza, libertà e democrazia, di accesso, democratizzazione e redistribuzione del potere e di norme che regolano quel potere. In Italia il concetto democratico di Patria che crea comunità e non è feudo dell’interesse personale di qualcuno, nasce durante il Risorgimento. Grazie all’azione politica e di lotta di cui Mazzini e Garibaldi sono le figure più celebri ma non le uniche. Ed infatti da Garibaldi prendono poi il nome anche alcuni gruppi della Resistenza

È grazie all’amore per l’autodeterminazione che hanno avuto prima i patrioti risorgimentali, poi i patrioti partigiani e infine le madri e i padri costituenti, che oggi abbiamo una Costituzione a definire i valori della nostra Patria. Ed è grazie a questo filo rosso che unisce il Risorgimento e la Resistenza, e chiunque è stato dalla parte della democrazia, contro chi invece stava dalla parte delle dittature e del conservatorismo reazionario, che ancora oggi la patria rimane un bene comune e non escludente.

Un bene comune che nel corso dei secoli è stato costruito dalle forze repubblicane e non repubblichine, dalle forze liberali, socialiste, comuniste e del cristianesimo democratico. La patria insomma non è un concetto che confina ed esclude, e i Patrioti infatti non sono quelli che ancora piangono chi mandò al fronte milioni di italiani invadendo Albania, Grecia, Etiopia e Russia, abbandonandoli al proprio destino di morte.

Patria è quindi un concetto che allarga e ampia i confini, unisce e consolida i diritti rendendoli universali, che ridefinisce e include sulla base delle sfide sociali e politiche del momento storico in cui si vive.

Bene allora rimettere il concetto di Patria nel vocabolario della sinistra, perché quel tricolore che sventola prima di tutto nelle Amministrazioni Pubbliche rappresenta tutti coloro che credono nella democrazia e nell’autodeterminazione dei singoli, e non può essere lasciato ai figli o nipoti nostalgici dell’autoritarismo e del ventennio, o a chi voleva la secessione per poi scoprire che al Sud avrebbe racimolato qualche voto.

Come la sicurezza ha una dimensione sociale e non securitaria se applicata col vocabolario della sinistra, così la Patria ritrova il suo pieno compimento politico moderno nel momento in cui la sinistra la salva dalla strumentalizzazione della destra e la riporta nella sua funzione di strumento culturale che condivide le proprie radici costituzionali con chiunque voglia costruire un futuro equo e di diritto, che include e unisce invece di escludere.

Studiare la Storia, quindi, ci rivela che il concetto di Patria declinato in “Dio e famiglia” è stata una perversione della storia italiana il cui esito conosciamo tutte e tutti, ma che per fortuna nella Costituzione trova ancora oggi la sua salvezza.


Un pensiero riguardo “Patria e Sinistra

  1. Ho sempre pensato, anche grazie agli insegnamenti di un vecchio professore di diritto delle superiori mentre spiegava diritto costituzionale, che la patria fosse un concetto dinamico. La patria è senza confini, aggrega chi ci si riconosce su base valoriale e comportamenti quotidiani senza però escludere gli “altri” che restano liberi di farsene un’altra. Crescendo ho sviluppato il valore che tanto è bello il concetto di patria, tanto è complesso e difficile quello di patriota. Ringrazio l’autore, Alessandro Albergamo, per questa sana occasione per riflettere. Ad esempio, ancora faccio fatica ad usare l’aggettivo patriota su me stesso in Italia, probabilmente per il cacofonico abbinamento citato dall’autore. Mi ci ritrovo perfettamente a mio agio allorquando supero i confini attuali (per me la patria non ha confini ed è un concetto valoriale, dinamico) e penso in “europeo”. Penso allora ad una Europa federata che si riconosce in regole comuni, nell’annullamento dei confini interni, che lavora per “uguaglianza, libertà e democrazia, di accesso, democratizzazione e redistribuzione del potere e di norme che regolano quel potere” (cit. dell’autore), soprattutto sui diritti civili e il loro esercizio quotidiano. Mi sento un patriota europeo che sogna la federazione tra stati basata sul riconoscimento di un massimo comun denominatore delle libertà individuali, anche solo tra chi ci sta.
    Grazie Alessandro.

    Nicola Cerpelloni

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