Clima impazzito? No, è peggio

Forse il titolo che avrei dovuto dare al mio intervento del 23 luglio avrebbe dovuto essere “Clima fetido”. Sarebbe stato più aderente alla realtà. Difendere un sindaco che viene minacciato di morte è doveroso anche da parte di chi contesta le sue politiche. Così come va difesa la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che qualcuno disegna sui muri della città appesa a testa in giù o con una pistola puntata alla testa. L’odio e la violenza, anche solo verbale, sono spazzatura


di Giampiero Moscato, direttore cB


Odio l’odio. Da sempre. Considero la violenza la madre e il padre di tutte le disgrazie del mondo. L’ho scritto con la mia ingenua chiarezza il 23 luglio in questo articolo intitolato “Clima impazzito” (qui), in cui avevo fatto cenno al fetore che ogni tanto si respira in città e nel Paese. Sarebbe stato, in effetti, più aderente alla realtà il titolo “Clima fetido”.

La violenza verbale, scritta e in troppi casi anche fisica ha raggiunto livelli insopportabili. Fa male. A chi la subisce, ovviamente. Ma procura danni anche alla maggioranza (stragrandissima) delle persone che sanno, e agiscono di conseguenza, che si può contestare un’amministrazione cittadina o un governo nazionale restando nel solco del dettato costituzionale. L’unico modo civile per contrastare legittimamente le politiche e le azioni di chi governa la nazione o la regione o la città è un programma alternativo sul quale ottenere una vittoria alle elezioni. E giorno dopo giorno fare pressione perché si rimedi agli errori e alle ingiustizie, magari anche della propria parte. Battaglie che in oltre 80 anni di democrazia si sono fatte e hanno ottenuto risultati importanti in tema di democrazia, diritti e libertà. Con una costante negativa: da sempre gruppi più o meno organizzati inquinano e frenano con la violenza e il terrorismo, nero e rosso. E qualche longa manus forestiera. Bologna ha pagato prezzi indicibili.

In questi giorni sui muri della città e sulle pagine social si leggono non solo le minacce di morte che sono arrivate al sindaco per aver chiamato la gente in piazza per chiedere Verità, Giustizia e Umanità attorno alla famiglia di Abderrahim Fakir. Qualcuno ha disegnato la presidente del Consiglio in un graffito che le punta una pistola alla testa, a fianco della scritta «Morte a Meloni e ai fasci». In altre occasioni era stata dipinta a testa in giù. Beh, è chiaro che sono molto più distante politicamente da Giorgia Meloni che da Matteo Lepore. Ma sento il dovere morale e politico di difendere lei come ho difeso lui.

Saprei insorgere (penso sia giusto essere pacifici in tempo di pace ma non pacifisti se qualcuno ci dichiara guerra) contro un occupante nazifascista – sia chiaro – e ringrazio ogni giorno chi si immolò per battere Hitler e Mussolini. Ma dal giorno dopo il 25 aprile 1945 siamo tenuti a difendere democrazia e libertà riconquistate con gli strumenti che offre la Costituzione.

Chi vuole mandare a casa il sindaco ha tutto il diritto di costruire un’alternativa al suo modello di amministrazione della città. Quando ci sono idee e persone all’altezza (Giorgio Guazzaloca docet) persino a Bologna si può cambiare colore di Giunta. Così come forse nel 2027 il cosiddetto “campo largo” (campo incolto, verrebbe per ora da dire) avrà la possibilità di non consentire un secondo mandato a Giorgia Meloni.

Le politiche del suo Governo dovrebbero aver oramai convinto la maggioranza degli italiani che non è stata capace di mantenere le promesse sulle quali ha costruito il suo successo politico ed elettorale. Per dirne alcune: il piano per la casa, l’abbattimento delle accise sui carburanti, la riduzione dell’età pensionabile e l’abolizione della Legge Fornero, il piano per le carceri, il freno degli arrivi dei migranti con il “modello Albania”, la riduzione delle tasse, il sostegno alla natalità, il Ponte sullo Stretto, la soluzione dell’ex Ilva.

So bene che non è colpa solo della Meloni e del suo governo se il Paese non cresce da anni, subisce la perdita del potere di acquisto degli stipendi a differenza di altre economie europee che invece corrono. Però fu lei a promettere cose “impossibili”, grazie alle quali vinse. Credeva davvero di poter risvegliare un’economia franata da uno dei più spaventosi debiti pubblici del mondo che costano decine di miliardi solo di interessi ogni anno? Se ci credeva è “unfit to lead Italy”, inadatta a governare l’Italia, come titolò “The Economist” parlando di Silvio Berlusconi. Se non ci credeva neppure lei… beh, ognuno dia il suo giudizio su promesse del genere.

Il problema è che il “campo incolto” – che oramai dovrebbe avere le idee chiare, il progetto e le parole chiave per convincere il popolo a votare per il centrosinistra – continua tafazzianamente a non mettersi d’accordo. Noi di “Cantiere” siamo da sempre favorevoli alle Primarie. Ma prima dei nomi dei leader serve il programma. Che sia condiviso da tutte le componenti dell’alleanza elettorale e che sia poi rispettato e fatto rispettare da tutti. Purtroppo Giuseppe Conte ha già dimostrato due volte di essere “unfit” non solo a guidare il Paese, ma anche come compagno di cordata. Elly Schlein deve ancora convincere di essere all’altezza del compito che, numeri alla mano, dovrebbe spettarle di diritto. Matteo Renzi i suoi casini li ha già combinati da tempo. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni nemmeno in due possono sperare di riempire quello scranno. E poi ci sarebbe, per fortuna si è defilato, Carlo Calenda: lasciamo perdere…

Auguro al “Campo incolto” di riuscire aĺ diventare terreno fertile di progettazione e di futuro. Chi vuole cambiare si impegni perché quello che è solo un barlume di progetto diventi realtà. Altrimenti ci riprenderemo la Meloni. Alla quale rinnovo la mia solidarietà e il disprezzo per chi la vuole morta, ribadendo pure la speranza che non sia riconfermata. Per il bene di tutti.

Ma per batterla serve un programma.


3 pensieri riguardo “Clima impazzito? No, è peggio”

  1. L’ INCANDESCENZA DEL LINGUAGGIO POLITICO DOVE E’ CONCESSA ( LICENZA POETICA ) UNA QUALSIASI INVETTIVA , FA’ PARTE PROBABILMENTE DI UNA CONTINUA SFIDA A DISTANZA TRA VARI ANTAGONISTI CHE USANO SEGNI E PAROLE COME FOSSERO PALLOTTOLE. E’ UN DUELLO, CHI TRA DECRETI MINISTERIALI DISCUTIBILI, CHI INVECE NELLA ROCCAFORTE DI QUALCHE SPERDUTO FORTINO DI FRONTIERA CERCA IN FONDO LA PROPRIA RAGIONE D’ ESSERE NELL’ ESISTENZA POLITICA ALTRUI…

  2. Il punto è, come oramai hanno capito quasi tutti, che non riescono a scrivere un programma serio comune perchè sono divisi su questioni fondamentali in modo inconciliabile. In 4 anni non sono praticamente mai riusciti a concordare e votare insieme uno straccio qualsiasi di mozione unitaria. Nel parlamento europeo, più liberi, addirittuta si schierano e votano in modo opposto; m5s e anche avs votano spesso insieme alla lega. Il PD si astiene o si spacca.
    Se l’alleanza non crolla prima delle elezioni scriveranno un finto programmino di due paginette dove non affronteranno neppure un punto che li rende inconciliabili. E se dovessero vincere abbiamo 2 possibilità: un governicchio che galleggia, o che crolla dopo un anno e magari richiamiamo Draghi.
    Purtroppo anche il cdx è messo male: non sono riusciti a mettere in campo alcuna riforma essenziale. Hanno un unico vantaggio: un partito nettamente predominante, e una “cultura” della coalizione che la sinistra non ha.
    Quindi, con questo sistema che costringe a creare coalizioni il cui quasi unico scopo è conquistare il governo e cacciare la coalizione opposta, formate da partiti che sarebbero inconciliabili tra loro, abbiamo di che disperarci.
    Quanto ai nominativi di possibili leader, siamo altrettanto disperati…ma è secondario rispetto alla sostanza delle idee.

  3. Prima di tutto fuori l’odio dal nostro orizzonte.
    Per quanto riguarda il “campo incolto”, mi sembra di sognare… (male). L’altro giorno Michele Serra ha scritto nella sua Amaca, per favore ditecelo subito che non ce la fate, così ci mettiamo il cuore in pace.
    Questo è ormai lo spirito.
    Non si riesce a tirare fuori 5 idee forti e focalizzare tutti su quelle.
    L’altra sera ho visto, a Bosco Albergati, Renzi e Bonaccini. Come dice, giustamente, Moscato, Renzi ha già dato; ma io e soprattutto lui dovrebbe mangiarsi le mani. Continua ad essere il più “comunicatore” e se posso dire anche il più lucido, rispetto a tutti gli altri. Conte è una mina vagante, non mi meraviglierebbe se sul “falso dibattito” sulla Ucraina mollasse il colpo. Sembra che ci siano dei “bellicisti” e dei “pacifisti” e che l’Europa non voglia la pace perchè non identifica la persona che deve aprire il tavolo. Se ci fosse un tavolo… Ora non riesco a capire su questa questione come nell’area progressista ci sia un tale baratro di vedute differenti. Vogliamo al più presto che sia firmata ed applicata la pace, e l’Italia e l’Europa devono fare di tutto per arrivarci. Ma nel mentre cosa diciamo agli ucraini ? Legatevi le mani dietro la schiena ? Offrite l’altra guancia ? Alzate le braccia e fatevi invadere senza opporre resistenza ? Purtroppo la pace anche “domani” va costruita con una certa forma di realistica possibilità di difesa. Mi piacerebbe tanto non spendere neanche un cent in armi e difesa, ma è realistico pensare che mai a nessuno gli vengano delle idee di invasione o attacco ? La Costituzione italiana stabilisce che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo per risolvere le liti, ma questo non c’entra niente con una difesa legittima in caso di aggressione.

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