Fratelli d’Italia ‘90

Dopo l’immancabile contestazione alla Città 30, il rientro dalle ferie del centrodestra bolognese si è caratterizzato per la polemica sul protocollo di riduzione del danno da tossicodipendenza varato per la prima volta da servizi sociosanitari e Comune nel 1994. Un’attenzione al presente encomiabile, di cui gli eterni irrisolti calendiani dovrebbero approfittare a piene mani

di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB


Che il termine “conservatore” sia diventato, in Italia come altrove, la definizione ombrello per ogni genere di post e neofascismi, non è certamente una novità. Che il suo significato potesse esser preso di petto, al punto tale da farci rivalutare in chiave progressista persino figure come il fu cardinal Ruini e Paola Binetti, è al contrario una considerazione che allarma riguardo lo stato di salute dell’impolitica italiana.

Certo Vannacci e i suoi circa novecento arditi bolognesi, per ora, non si sono ancora distinti come catalizzatori del dibattito locale. Ma con l’avvicinarsi delle elezioni, lette alcune proposte del partito nazionale, non è da escludere il lancio di qualche imperdibile provocazione. Per rompere il ghiaccio, per esempio, si potrebbe pensare a un convegno dal titolo accattivante – suggeriamo “Voto alle donne: opportunità o inganno?” – o a una petizione contro il cinema in piazza e in favore di una rassegna semestrale di teatro attico – soltanto Eschilo però, che Sofocle è personaggio ambiguo ed Euripide un “senzadio, frocio e comunista”.

Nella trepidante attesa di simili mirabolanti imprese, belluine ancor prima che belliche, per ora purtroppo non resta che accontentarsi del centrodestra storico, classico, si oserebbe quasi dire vintage.

Dopo l’immancabile polemica su Bologna 30 – limite che in città oramai rispetta soltanto il direttore Moscato, con gran scorno dei suoi accompagnatori – il rientro dalle ferie dei Meloniani Uniti è stato infatti contrassegnato dalla contestazione al recentissimo protocollo di riduzione del danno da tossicodipendenza varato per la prima volta da servizi sociosanitari e Comune nel 1994, praticamente l’altro ieri. Brutto brutto, non si fa.

A lorsignori, vedendoli così attenti alle criticità del contemporaneo, come cittadini chiediamo quindi una presa di posizione altrettanto decisa sull’opportunità o meno per la Nato di bombardare Belgrado, così come sui paventati rapporti opachi tra Vittorio Mangano e Varenne. E soprattutto, parlando di cose serie: Baggio per le qualificazioni va convocato o, con quelle ginocchia, è meglio non rischiare?

Mentre aspettiamo il fax con le risposte e l’avvento di una destra decente – sono ormai trascorsi centocinque anni, altro che liste d’attesa – il pensiero non può che correre libero, disobbediente e innamorato ad Azione di Carlo Calenda e ai suoi referenti cittadini. Il cui posizionamento, in vista delle prossime elezioni, è a sua volta ancora ben lungi dall’essere definito.

Leggenda romana vuole che ai tempi del liceo, l’ex ministro avesse per casco una scodella, recante su un lato la scritta “Nar” e sull’altro “Br”. Partendo dal presupposto che sia una boiata, non si può tuttavia fare a meno di notare la curiosa coincidenza tra la favolistica confusione di allora e la concreta indecisione presente.

Un dilemma s’immagina straziante cui, nel nostro piccolo, vorremmo aiutare a porre rimedio spingendo di nuovo per l’opzione destrorsa (qui). Con competitor come quelli ai paragrafi precedenti, infatti, l’ipotesi di egemonizzare quel campo col minimo sforzo è tutt’altro che peregrina.

Perciò daje Carlé. Vincere, e vinceremo.


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