Consumo di suolo, clima e mobilità: “Repetita iuvant”

Nel suo recente intervento su questa rivista, il sindaco di Bologna ha elencato sei “svolte” che l’amministrazione da lui guidata avrebbe avviato nell’ultimo mandato. I dati a disposizione, però, sembrerebbero raccontare una realtà diversa

di Pier Giorgio Ardeni, economista


Il recente intervento di Matteo Lepore su queste pagine (qui) in risposta a un bell’articolo di Paola Bonora (qui) merita certamente qualche considerazione, che vorrei fare qui, integrando il ragionamento.

Lepore afferma di condividere «la diagnosi generale del capitalismo urbano» fatta da Bonora che, come già altri studiosi di varie discipline, su questo stanno ragionando da tempo e non solo riguardo a Bologna. E, però, dice anche che «i fatti raccontano un’altra storia e vale la pena metterli sul tavolo». Come dire: studiosi, state più attenti nel fare le vostre critiche, ci sono cose di cui non vi siete accorti.

Lepore menziona sei “svolte” compiute dall’amministrazione da lui guidata di cui non ci saremmo accorti. Vorrei qui commentarne un paio solo, per ragioni di spazio. La prima riguarderebbe il consumo di suolo e consisterebbe nello stop imposto dalla Città Metropolitana a nuovi insediamenti logistici. E, aggiunge, quello che sarà necessario fare sui data center.

Ora, ciò che Lepore non menziona a proposito di consumo di suolo è che negli ultimi dieci anni nel solo territorio comunale sono stati sottratti alla loro destinazione naturale quasi 100 ettari di suolo vergine. Bologna registra – tra le città italiane – il valore più alto di densità di consumo, con 21 mq di nuovo suolo consumato per ettaro di superficie (qui). Peraltro, Bologna è la quinta tra le città italiane per aumento della densificazione del nucleo urbano ed è la seconda, dietro Milano, per superficie urbana densificata. Perché? Inoltre, mentre la crescita in molti comuni periferici o rurali in regione è in gran parte attribuibile all’installazione di impianti fotovoltaici a terra concentrati in terreni agricoli, per Bologna, come per altre città, essa è legata alla cementificazione.

Gli esempi sono, quelli sì, “fatti” sotto gli occhi di tutti. Qui voglio menzionarne solo due: i 3.500 mq di suolo vergine sui colli destinati al progetto dell’archistar Cucinella per la Bologna Business School e il parcheggio per la nuova linea del tram a Corticella, costruito su terreno agricolo. Ma io domando: quello scempio sui colli era necessario? A Corticella c’erano proprio lì a lato i capannoni della dismessa Pasta Corticella: non si potevano espropriare per farne un parcheggio? 

Un secondo tema è quello del clima. O meglio, quello del verde, perché del clima a Bologna nell’intervento del sindaco non c’è traccia. E ciò è rivelatore, perché tanto Lepore quanto il suo partito di clima a Bologna non parlano. Non di clima in generale, ma di clima in città, di cosa si sta facendo per mitigare gli effetti della crisi e per adattarsi. Un silenzio rivelato anche dal programma della Festa provinciale dell’Unità, forse l’evento di folla più seguito in città. Ebbene, tra i tanti incontri proposti sui temi più disparati non ve n’è stato uno specificamente dedicato al clima a Bologna: che riguarda il verde, certo (che, com’è noto, è necessario per abbattere le temperature, oltre che per l’assorbimento dell’anidride carbonica), ma riguarda anche le isole di calore (risultanti dalla combinazione di cemento, asfalto, metallo in aree prive di verde e acqua), i canali acquiferi (per i quali si apre il tema del dissesto idrogeologico e di ciò che sarebbe stato fatto dopo le recenti alluvioni).

Di tutto questo, alla Festa dell’Unità non si è parlato. Forse perché hanno lasciato che ne trattassero gli alleati di Coalizione Civica, chissà (alla loro prossima festa parleranno di “clima”, non a Bologna, ma tant’è). Lepore afferma che entro la fine del mandato (sei mesi?) porteranno il patrimonio arboreo della città da 80mila a 100mila alberi (in sei mesi, un quinto di quanto non fatto in cinque anni), senza naturalmente menzionare gli alberi tagliati per opere di cementificazione.

Un ultimo appunto riguarda la mobilità. A parte le uscite “alla Meloni” circa la riduzione del costo dei biglietti annunciate nei giorni scorsi, ciò che Lepore non menziona è quanto risulta dai dati Tper. Tra il 2023 e il 2025 il numero di validazioni di biglietti è andato diminuendo: un crollo di più di 955mila biglietti in meno nel trasporto extra-urbano e di quasi 500mila nel bacino urbano (qui). E mentre i passeggeri su treni locali (da e per la città) sono leggermente in aumento, il numero di treni locali è andato diminuendo. Il numero di soste mobili di autovetture e veicoli è invece aumentato, forse a causa dell’incremento del costo del trasporto pubblico, passando dalle 110mila in media del 2023 alle 150mila del 2025 (il numero di soste registrato nei parcometri è invece considerevolmente diminuito, passando dalle oltre 200mila del 2023 alle 150mila del 2025, complice il costo?). E se l’uso dell’auto rimane necessario per molti, si può dire che spostarsi a Bologna è diventato più oneroso (l’auto rispetto al mezzo pubblico) per chi abita fuori città o in periferia e non può usare la bicicletta.

Ci sarebbero altri temi che andrebbero ripresi, come per esempio quello della rendita immobiliare, ma toccherà tornarci sopra. Lepore afferma che «è proprio misurandoci su fatti verificabili – ettari, delibere, convenzioni riscritte – che una città può dimostrare da che parte sta» e che «il tempo per mitigare e adattarsi è adesso, non tra dieci anni». Lo dicevamo anche nel 2021, quando venne eletto. Toccherà ripeterlo.


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