Gli esiti della manifestazione di sabato ci pongono di fronte a interrogativi che, pur nelle rispettive peculiarità, attraversano le piazze del Paese e d’Europa. Costo della vita, affitto, salari dignitosi sono richieste che non vengono da una parte sola, ma accomunano una fetta sempre più ampia e trasversale di cittadini. Pur consapevoli della portata limitata cui è costretta l’azione comunale, davanti a un governo nazionale che offre risposte inadeguate, quando non il silenzio o la criminalizzazione del dissenso, noi continuiamo a credere che l’unica cosa giusta da fare sia continuare a tentare di dare risposte a queste istanze, come abbiamo sempre cercato di fare
di Coalizione Civica per Bologna
Sabato a Bologna è stata una giornata difficile. Una giornata che non può essere letta isolatamente, fuori dal contesto più ampio di mobilitazioni e tensioni che in questi giorni attraversano il Paese e l’Europa, da Parigi a Tirana, da Milano a Torino. Nessun contesto è uguale all’altro eppure c’è qualcosa che esiste da prima di quella giornata e che le sopravvivrà: una domanda che in questa città cresce da anni e che riguarda il costo della vita, l’affitto, un salario che basti per vivere dignitosamente.
Sono domande che non vengono da una parte sola. Le fanno i liceali che venerdì e sabato sono scesi in piazza con i cartelli sul costo della vita e sulla mancanza di spazi. La fanno le famiglie che vengono sfrattate e si ritrovano senza una sistemazione mentre l’edilizia va a pieno regime e le case restano inaccessibili. La fanno i commercianti del centro, con Confcommercio che in questi giorni chiede politiche sugli affitti e Confesercenti che propone di intervenire sulle locazioni.
Quando giovani, lavoratrici, lavoratori e commercianti dicono la stessa cosa, non è un’emergenza di ordine pubblico. È una questione sociale.
C’è poi un dato che riguarda noi più di chiunque altro. Quattro delle cinque persone arrestate hanno meno di diciotto anni. Siamo capaci di chiederci dove stanno quei ragazzi il resto dell’anno, chi li incontra, quale scuola, quale spazio, quale adulto? Rispondere che vanno puniti è facile.
Fermarsi a condannare una violenza che non ci appartiene lo è altrettanto e lo stanno già facendo in molti, ma chiudersi in quel coro significa rifiutarsi di cercare risposte politiche.
Più difficile è ammettere che una generazione che non vota, non ha sigle, non ha nessuno che parli al posto suo, da anni ci sta intorno senza che nessuno la ascolti davvero. Se l’unico momento in cui ci accorgiamo di quei ragazzi è quando finiscono in Questura, il problema non è nato sabato pomeriggio.
Noi questa cosa la diciamo da anni e la stiamo provando ad affrontare con tutti gli strumenti che un Comune ha: il Piano per l’Abitare, il lavoro della rete delle città sull’abitare, le politiche sociali, gli interventi sui servizi, il contrasto alle disuguaglianze. Non basta e non basta per una ragione precisa. Un piano casa nazionale, salari dignitosi e una vera redistribuzione non si decidono a Palazzo d’Accursio: si decidono a Roma. Da Roma, su questo, la risposta, quando non è il silenzio, è il Daspo, la criminalizzazione del dissenso anche quando era pacifico, la sola repressione quando diventa violento.
Con episodi come quello occorso sabato sera in Piazza Dalla che necessitano chiarezza.
Servono soldi nelle tasche delle persone, un tetto sopra la testa, una vita dignitosa. Chi pensa che si possa continuare a non rispondere a questa domanda ha una sola alternativa da proporre: rimandarla indietro ogni volta che si presenta. Noi preferiamo prendercene carico.


Farsene carico è un intento lodevole, ma temo che il disagio (o la disperazione), che trova espressione in queste manifestazioni, abbia radici più profonde, da cui derivano domande facili (da tempo mi chiedevo, quando?), ma difficili risposte.
ma siamo poi sicuri che si voglia smascherare un sistema che in fondo garantisce la sussistenza necessaria ( un piatto di riso a testa)???…. nessun cappello e nessun cartello ad indicare chi siano. Già, chi e cosa siano in fondo il problema è questo!!! Nessun riferimento storico, nei termini di un improbabile portavoce che arrivi a contrattare il prezzo di quanto costa aderire ad un compromesso per l’ adesione ad un sistema che tende ad inglobare. Per adesso tanti galletti che si fanno portavoce di istanze lecite e legittime.Forse, l’ unica cosa augurabile per loro è rimanere in uno stato di purezza che porti pressione dal basso.Che a risponderci siano i Politici del tempo, quando inventando il lavoro precario, scardinarono l’ ascensore sociale…at salut companeros
Ma non siete per caso al governo di Bologna? Sembra che Coalizione Civica per Bologna sia all’opposizione
Gentilissimi di Coalizione Civica, sabato non e’ stata una giornata difficile ma difficilissima e terrorizzante per chi si trovava nei pressi della stazione durante la “rivolta” di qualche centinaio di giovani e giovanissimi. In tanti hanno perso il treno e altrettanti sono rimasti bloccati impauriti all’interno della stazione appena arrivati a Bologna. Fuori volava di tutto. Ancor piu’ difficile e’ poi stata la giornata per i circa 70 appartenenti alle forze dell’ordine che hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche. Si e’ subito aperto il dibattito, del quale temo non interessera’ nulla ai giovani sfascisti bolognesi e ai loro “colleghi” milanesi. In molte opinioni pero’ a mio modesto parere si coglie un comune denominatore che altro non fa che gettare benzina sul fuoco. Si insiste sui “giovani senza futuro”. Rifuggo da questa visione apocalittica perche’ a mio giudizio falsa. Il futuro per molti sara’ sicuramente incerto e difficile ma, come sempre e’ stato, esiste eccome. Alcuni lo conquisteranno ed altri no, come sempre. Insistere quindi sulla sua pressoche’ totale assenza mi sembra pericoloso perche’ induce a pensare che il tutto e subito e’ a portata di mano, anzi e’ un diritto. La differenza con il passato pero’ e’ sostanziale: un tempo si voleva espropriare il potere costituito oggi si distruggono arredi urbani e si rapinano in massa negozi senza neppure l’alibi ideologico dell’esproprio proletario.