Una nuova voce per Bologna

di Giovanni De Plato, psichiatra


Da oggi l’informazione della Città Metropolitana di Bologna ha una voce in più sul web: è una voce di alternativa per aiutare a fare bene il bene comune. Nasce da un progetto ideato con Antonio Ramenghi, il formidabile giornalista che tra l’altro firmò a lungo, con prestigio e successo, le pagine del dorso bolognese di Repubblica, alla cui figura e alla cui memoria è dedicato questo foglio. Con affetto, con rispetto. 

Con Antonio scegliemmo di essere non una voce di singoli ma un coro di molti. Di tutti i democratici, i progressisti e i socialisti. Una voce che non vuole dare spazio e credibilità a chi fa della violenza un’arma politica, della falsità un’arma per ingannare, della forza un’arma per violentare, dell’illusione un’arma per mentire. Una voce di dialogo, di solidarietà, di costruzione per concorrere a edificare una società aperta, senza barriere, muri e confini. Vorremmo, dunque, che tutte le persone di buona volontà partecipassero al lavoro del nostro Cantiere, in particolare coloro che sanno ascoltare e rispondere alle persone con i loro bisogni e le loro attese. A partire da quelle ultime, che stanno ai margini o fuori dalla convivenza civile. 

La fatica di camminare fianco a fianco agli altri vorremmo che fosse sostenuta da un sogno. Quello di aprire il Cantiere, negli ovvi limiti iniziali di questo spazio ma con l’ambizione di allargarli, a quelli che vogliono fondare una sinistra del buon governo, una sinistra che non è mai nata nel nostro Paese, neanche a Bologna. Una forza democratica realmente europeista e riformatrice, capace di unire e dare speranze a chi disilluso si è ritirato nel privato; oppure ignorato si è affidato all’anti-politica, all’anti-sistema, all’anti-élite. A questo fine occorre costruire relazioni e legami tra cultura e politica, tra politica e società, tra società e persone. 

A Bologna occorre percorrere molta strada in questa direzione. In primis va riaffermata la legalità contro il condizionamento delle mafie e di tutte quelle consorterie e lobby che non rispettano la legalità e distruggono risorse umane e ambientali. “Cantiere Bologna” vorrebbe far uscire da dietro le quinte e mettere al centro del palco urbano gli attori veri della società, quelli che fanno della crisi un’occasione per innovare e creare nuove opportunità. La bulimia finanziaria dei pochi a livello globale si nutre della riduzione di beni, servizi e risorse dei tanti a livello locale. 

Non serve limitarsi all’amministrazione dell’esistente, come non serve disperarsi o lamentarsi. Dobbiamo riappropriarci di un pensiero e di un progetto europeo per riattivare l’ascensore sociale a livello delle singole realtà territoriali. Una nuova cultura dei limiti (il possibile) e un nuovo progetto dello sviluppo (sostenibile), delle opportunità (per tutti), dei lavori (gratificanti), dell’occupazione (piena) e della sicurezza (sociale). Il giornale web “Cantiere Bologna” vorrebbe che le esperienze positive delle associazioni, dei collettivi, dei volontari emergessero da un’esistenza carsica per rendersi visibili, parlare a chi non sa ascoltare (i partiti dei funzionari) e motivare chi non riesce più a crederci (gli astensionisti e gli scettici). Il pessimismo del solitario di sinistra non permette di costruire, lo sforzo dei molti può permettere di operare nel presente e di anticipare il domani. La crisi della democrazia, della politica e dei partiti ci porta a dire che ogni notte, per quanto lunga e tempestosa sia, permette d’intravvedere un risorgimento, di aspirare a un nuovo umanesimo. 

Forse carichiamo di troppe aspettative questo foglio web ma avvertiamo la necessità di rifondare la nostra identità culturale prima che politica, partendo da idee nuove e condivise, da un impegno collettivo per il bene generale, aspirando ad essere cittadini europei dell’Italia. L’accettazione, l’integrazione, la convivenza e la solidarietà vorremmo che fossero il tratto distintivo delle persone, in particolare dei democratici. La redazione di “Cantiere Bologna” per queste ragioni punta sui giovani: saranno loro i veri redattori di questo giornale e i promotori di una squadra di collaboratori, larga e competente. Saranno i nostri olimpionici, quelli in grado di gareggiare e di vincere le difficili sfide del terzo Millennio. Con questi intendimenti diciamo a chi ci legge che è possibile lottare a partire dalla Città Metropolitana per una comunità locale più giusta, più equa e più umana, per farne una reale città europea delle persone, delle imprese, dei saperi e delle arti. Su questi valori e questi principi saremo intransigenti, perché vogliamo parlare della nostra Bologna con analisi e proposte al fine di renderla più bella in ogni angolo e più amica per ogni abitante. 

Questo è il nostro progetto. Questo era il progetto di Antonio Ramenghi. Dateci una mano.


2 pensieri su “Una nuova voce per Bologna

  1. A Bologna un ottantenne può partecipare ai lavori di un cantiere solo come “umarell”, con le mani dietro la schiena. Ma se il cantiere fosse virtuale ….. nel senso di “cantiere a realtà aumentata”, magari riescono a partecipare anche i nonni.
    luigi bertuzzi

  2. Sono una cittadina di Bologna, la mia età anagrafica mi ha permesso di passare attraverso vari fasi storiche, partendo dal ’68 per arrivare ai giorni nostri, assistendo a grandi cambiamenti. Alla luce dei risultati delle ultime elezioni regionali e del grande e splendido movimento nato con le ‘sardine mi sono detta che occorre un cambiamento e io ne voglio fare parte per costruire una politica del PD inclusiva e partecipata, che lasci ai giovani certamente il ruolo di protagonisti principali perché loro è il futuro, ma sappia anche ascoltare. Sono felice di questa iniziativa: cantiere bologna e ho cercato lunedì di entrare in sala borsa ma come tanti non ce l’ho fatta. Spero ci saranno altre occasioni di coinvolgimento della BASE che un tempo trovava nelle sezioni la sede di attività e condivisione, mi candido come volontaria per far parte del cambiamento grazie e buon lavoro gloria savigni,

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