Contro un senso di imbecillità

di Meri De Martino


Ricordo benissimo il giorno in cui mi incontrai per la prima volta con Gianni De Plato, Antonio Ramenghi e Sandra Zampa. Mi parlarono del progetto, che ancora non si chiamava Cantiere Bologna, e subito mi sentii pronta a raccogliere la sfida. 

Non un blog, non una rivista, non un quotidiano online, ma una comunità che si incontra e si confronta in un Cantiere di idee e di esperienze concrete con l’ambizione di tornare a riconoscersi, a riscoprirsi nell’altro. Con l’altro. Non si tratta di buone intenzioni, ma della reale esigenza di fornire a chi si riconosce in alcuni valori, quelli che proprio in questi giorni animano molte piazze del nostro paese, uno strumento concreto grazie al quale mettere in circolo il pensiero e rendere pubblica quella sana dialettica che troppo spesso è tenuta lontana dai comizi e dalle tribune politiche. 

Cantiere Bologna, perché da Bologna vogliamo cominciare. Da questo suo meraviglioso capitale umano fatto di volontariato e cittadinanza attiva. Tante sono le esperienze virtuose nate dal basso e proprio a loro vogliamo dare voce senza censure, senza filtri.

Se è vero che oggi la sinistra, anche dove governa, ha bisogno di ripensarsi e di ritrovare una sua identità realmente rispondente alle nuove sfide globali, è allora vero che tutti devono sentire la responsabilità di scendere in campo, dimenticandosi per un attimo delle proprie certezze e dei propri traguardi e aprendosi a un confronto sincero senza avere la certezza di dove questo porterà. Avere il coraggio di navigare in mare aperto senza una meta predeterminata e farlo pubblicamente, nella maniera più trasparente e coinvolgente possibile. 

Questo è lo spirito che ci guida e che dovrebbe guidare tutta la sinistra: uscire dall’autoreferenzialità, dal confronto di maniera (di cui, spesso, già si conoscono attori, protagonisti e risultati attesi), dalle buone intenzioni che durano il tempo di un applauso e tendere l’orecchio a quello che si muove nella società, spesso molto più avanti della politica e della macchina burocratica. È bene chiarirlo subito: qui non troverete uniformismo di pensiero, ma uno spazio pubblico in cui all’interno della stessa cornice valoriale le opinioni sulle questioni locali e territoriali che verranno affrontate potranno rivelarsi anche molto divergenti tra loro. Il cantiere è proprio questo: un luogo in divenire, un progetto ipotetico che prende forma grazie alla capacità degli uomini di trovare la giusta chiave per unire pezzi e strumenti diversi, di per sé privi di valore e significato, creando imprese straordinarie lì dove prima erano assenti. 

Un progetto così ambizioso per crescere non poteva che mettere radici nel territorio in cui è nato. Anche per questo ci occuperemo principalmente di Bologna, dei suoi cittadini e della sua politica istituzionale e civica. Facilitando il confronto virtuale, ma con la possibilità di trasformarlo anche in incontro reale, di presenza. Radici nel territorio con lo sguardo sempre rivolto al futuro, e, quindi, all’Europa, a tutti noi cittadini bolognesi ed europei. 

Ed è proprio per guardare al futuro che Antonio, Sandra e Gianni mi hanno fin da subito posto l’esigenza di avere un gruppo di giovani cui lasciare il timone un domani e su questo arriva, proprio da me, la prima opinione divergente. 

Da giovane quale anagraficamente sono (ma molti altri ormai lo sono più di me), ho sempre pensato che la gioventù non fosse una dote acquisita e persa per raggiunta età anagrafica. 

Giovane per me è colui che ogni giorno razionalizza il senso di imbecillità che gli altri vorrebbero dargli. È colui che, come scriveva Pasolini, mette in pratica una esercitazione puntigliosa e implacabile dell’intelligenza, dello spirito critico, senza capitolare nell’ingranaggio messo in moto da altri, dalla consuetudine, dalle formule stantie e comode solo a chi sa praticarle.

Questo ho visto nel progetto che Gianni, Sandra e Antonio mi presentarono e questo mi portò quel giorno ad accettare la sfida. Lo stesso motivo che mi spinge, oggi, a dare a tutti voi il benvenuto in un nuovo Cantiere. Un Cantiere dei giovani e per i giovani. Per coloro che di fronte a un senso di imbecillità dilagante si armano di spirito critico, di riflessione, del coraggio di porsi domande senza avere già in tasca delle risposte di comodo. 

Al gruppo di promotori che da mesi sta lavorando per porre le migliori basi per questo progetto va un grande e sincero ringraziamento. Un ringraziamento speciale va ad Antonio Ramenghi che ho avuto la fortuna di conoscere di persona e la sfortuna di incontrare troppo tardi. Senza di lui non avrei mai scritto queste poche righe.


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