Strage Bologna: “La stazione è un edificio che canta”

In tanti passano in sala d’aspetto e sul primo binario, qualcuno si sofferma, altri no ed è proprio per questo che possono servire dei rinforzi, per fare sì che la sala d’aspetto, intitolata a Torquato Secci primo presidente dell’Associazione, diventi una tappa di un museo diffuso

di Cinzia Venturoli, storica


In questo 2020, 40esimo anniversario della strage alla stazione di Bologna, sono avvenute due importanti fatti legati alla storia giudiziaria di quel massacro: il 9 gennaio 2020 è stato condannato in primo grado Gilberto Cavallini per complicità nella strage e l’11 febbraio 2020 sono stati notificati quattro avvisi di conclusione indagine nell’ambito dell’inchiesta sui finanziatori e sui mandanti della strage. Importanti risultati, anche se ottenuti a tanti anni di distanza, che mostrano come l’Associazione dei famigliari delle vittime, nata nel 1981 proprio per ottenere giustizia e verità, non si sia mai arresa o accontentata delle pur importanti sentenze di colpevolezza del 1995 e 2007.

I nuovi procedimenti si sono infatti aperti grazie a memorie presentate dai legali dell’associazione, memorie costruite grazie all’analisi delle digitalizzazioni di documenti e fonti processuali e non solo.

Credo che questi risultati si siano ottenuti anche grazie al lavoro che in tanti hanno fatto in questi anni per tenere annodato il filo della memoria facendo sì che il 2 agosto diventasse una data del nostro calendario civile e come tale ricordata durante una manifestazione che ripropone, così come si deve, un canone definito nel 1981; altrettanto importante è stato l’aver accompagnato la memoria alla conoscenza storica, essenziale  per combattere quel rumore di fondo di polemiche e abuso di parte che ancora qualcuno cerca di tenere ad alto volume per stravolgere, negare la conoscenza della strage.

Progetti di public history e un lavoro con le scuole, permessi fra l’altro da un impegno dell’Assemblea regionale, hanno accompagnato, sollecitato, messo sotto la luce dei riflettori una sempre più forte attenzione e necessità di educazione permanente alla cittadinanza attiva. In tutto ciò protagonista è la stazione in quanto ad un tempo luogo-evento, luogo rappresentazione e, per certi aspetti, è un monumento. Se, parafrasando Paul Valéry, possiamo affermare che esistano edifici muti, altri che parlano e altri, i più rari, che cantano allora la stazione di Bologna canta: è un coro a bocca chiusa e un brano che si ascolta ad alto volume al tempo stesso. Mormora, perché ad un passaggio frettoloso, così frequente in una stazione, i segni di memoria possono essere non visti, ma gli stessi segni, se osservati, divengono chiari e in grado di farsi ascoltare chiaramente. La sala d’aspetto è diventata uno dei punti fondamentali del progetto educare attraverso i luoghi iniziato nell’anno scolastico 2012/2013, quando ha coinvolto circa 900 studenti delle scuole di ogni ordine e grado della regione Emilia-Romagna ed è continuato per tutti gli anni successivi fino a coinvolgere oltre 3.700 studenti nell’anno scolastico 2018/2019. (Alcuni degli elaborati prodotti in questi anni dagli studenti sono visibili all’indirizzo http://mappedimemoria.it/a-scuola/le-buone-pratiche/)

In tanti passano in sala d’aspetto e sul primo binario, qualcuno si sofferma, altri no ed è proprio per questo che credo possano servire dei rinforzi, per fare sì che la sala d’aspetto, intitolata a Torquato Secci primo presidente dell’Associazione, diventi una tappa di un museo diffuso in cui poter dapprima entrare in empatia con il luogo, e con le vittime, e poi trovare strumenti di conoscenza.

Piccoli passi sono stati fatti, ad esempio grazie al lavoro degli studenti del Pier Crescenzi Pacinotti che hanno preparato una App per raccontare la strage ai viaggiatori, molti saranno da fare. Tutti assieme, cittadini, studiosi, giovani e anziani, istituzioni in un lavoro corale che ricordi l’impegno che la città mise quel 2 agosto per soccorrere, accogliere, aiutare, difendere la democrazia.

In occasione del 40esimo anniversario della strage del 2 Agosto 1980, Cantiere Bologna ha promosso un appello per un nuovo luogo della memoria nella stazione della città. Chi volesse aderire all’appello può farlo cliccando qui.


Un pensiero su “Strage Bologna: “La stazione è un edificio che canta”

  1. Sono bolognese…quell’ anno tragico avevo 14 anni…ricordo tutto come se fosse ieri! La ferita è ancora aperta…una violenza alla nostra bella città…e purtroppo, a distanza di 40 anni, i misteri sono ancora tanti!
    Sostengo calorosamente questa iniziativa…sono con voi!

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