L’abuso dei decreti legge è in atto da decenni, ma nessuno se ne lamentava

Prosegue il confronto a distanza tra lo psichiatra e il costituzionalista. “Maggioranza e opposizione si confrontano in televisione e sui social. Non in parlamento. E questo è un grave problema. Siamo guidati da pessimi attori e modeste comparse, non da politici e statisti”

di Roberto Bin, costituzionalista


Provo a rispondere alle osservazioni di Gianni De Plato, scusandomi del fatto che, come giurista, sto sempre molto attento alle parole, che per noi sono arnesi molto acuminati. Dice Gianni che le sue preoccupazioni sono queste: «Abusare dei decreti legge da parte del governo nazionale, in assenza di una legislazione sull’articolazione dei poteri centrali e locali nelle emergenze del paese, è un problema politico o no?»

Gli rispondo che a questo abuso stiamo assistendo da parecchi anni, e pare che la preoccupazione la sentissimo solo noi giuristi. Più le coalizioni erano deboli e frantumate (e quelle del centro sinistra lo sono state da quasi sempre), più il governo ha abusato del decreto legge, per imporre le sue decisioni al parlamento: e poi in parlamento abusa della “questione di fiducia” che strozza il dibattito parlamentare. Colpa del governo? Si, ma colpa anche del parlamento, che non ha la forza di opporsi: il parlamento è guidato dalla maggioranza politica, la stessa che sorregge il governo. Il centro-sinistra in questo ha le stesse colpe del centro-destra; il Governo Conte II non è diverso dal Conte I, dal Gentiloni, dal Renzi, dal Letta, dal Monti, dal Berlusconi ecc. Dovremmo opporci – come cittadini, perché come giuristi non abbiamo molto ascolto – e non lo facciamo.

Oggi c’è un abuso dei decreti-legge? No, anzi, sono usati proprio per quello per cui sono stati concepiti, per fronteggiare catastrofi e disgrazie imprevedibili. E invece in precedenza sono stati usati per qualsiasi cosa avesse voglia di fare il governo. Qualche volta il Presidente della Repubblica e qualche volta la Corte costituzionale hanno cercato di obiettare, ma con poca forza perché alla “gente” poco importa.

«Legiferare o emettere ordinanze per “necessità e urgenza“ in materia d’igiene e sanità pubblica, senza considerare gli aspetti di contesto generale, è un problema politico o no?». Certo che è un problema politico, potremo e dovremo discuterne passata l’emergenza. Le ordinanze le può emanare anche il sindaco o il presidente della regione, che anzi le devono emanare se le circostanze lo richiedono: circostanze di necessità e urgenza, ma durano il tempo limitato di quelle circostanze. Poi risponderanno del loro operato, nel senso che devono rispondere anche se non hanno provveduto in tempo a emanarle.

I decreti-legge sono controllati dal Presidente della repubblica e immediatamente presentati al parlamento: se non li vuole approvare, il governo potrà essere chiamato a rispondere dell’operato. I meccanismi sono ben progettati: del loro uso, buono o cattivo che sia, qualcuno può essere chiamato a rispondere; e anche del loro mancato uso, però. Dov’è il problema?

«Non convocare per mesi il parlamento è un problema politico o no?». Sì, è un problema enorme, ma Gianni sbaglia a pensare che la colpa sia del governo e dell’emergenza virus. Non spetta mai al governo convocare le camere, ma ai loro presidenti. Il fatto è che le camere è da mesi che fanno poco. Dal 1° gennaio a oggi il parlamento ha approvato 9 leggi, di cui 6 di conversione dei decreti-legge (l’ultimo è il primo decreto-legge per l’emergenza virus). Il parlamento è poco attivo, e non per colpa del governo: semmai della maggioranza; ma anche dell’opposizione che preferisce farsi vedere in televisione che in aula.

«La mancanza di confronto tra maggioranza e opposizione nelle sedi istituzionali è un problema politico o no?». Dipende. Maggioranza e opposizione si confrontano in televisione e sui social. Non in parlamento. E questo è un grande problema. Siamo guidati da pessimi attori e modeste comparse, non da politici e statisti. E questo è il problema più grande. E la colpa è anche di noi spettatori.

Basterà il virus a svegliarci?


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