Elezioni 2020, chi è il segretario nazionale del Pd?

Zingaretti lascia ai familiari di Berlinguer il compito di difendere la parte nobile della storia del Pci e tace anche sulle scadenze elettorali del 20 e del 21 settembre, così come non dicono nulla il segretario regionale e provinciale del Pd. Bonaccini sembra il solo ad esserci e e a dare la linea, come fosse già il segretario nazionale. Questo attivismo del presidente della Regione pone una questione tutta politica: è possibile ridare un’anima al Pd e rifondare la sinistra?

di Giovanni De Plato, psichiatra e scrittore


È toccato ai familiari di Enrico Berlinguer difendere quella parte nobile della storia del Pci e la statura politica di uno degli ultimi segretari del Novecento dal tentativo di negazione o di strumentalizzazione di quella grande tradizione. Non è che con la dedica congiunta di una Piazza del comune di Terracina (Latina) a Enrico Berlinguer e a Giorgio Almirante si possa azzerare lo scontro politico e la guerra militare tra chi ha combattuto la dittatura fascista e chi ha difeso le leggi razziali, la deportazione nei campi di concentramento, l’arresto e la uccisione dei sostenitori della libertà e della democrazia. Non si può cancellare con una dedica il fatto che il primo segretario del Pci, Antonio Gramsci, fu arrestato dai fascisti e lasciato morire in carcere.

Non toccava ai familiari di Berlinguer difendere la grandezza di quella memoria, ma agli eredi di quel partito che oggi inspiegabilmente tacciono. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, non ha finora espresso l’indignazione del suo partito per l’iniziativa dell’amministrazione di Terracina e non ha chiarito che quando si parla di riappacificazione esiste un limite che non può essere travalicato. Non si può andare oltre il riconoscimento democratico tra avversari politici e il rispetto tra forze contrapposte che si riconoscono nei principi della Costituzione. L’assenza della voce di Zingaretti è grave non solo per questa mancata difesa della storia comunista, ma per il silenzio odierno sulle scadenze elettorali che si terranno subito dopo l’estate.

Silenzio assecondato anche dal segretario regionale e provinciale di Bologna.  Il 20 e 21 settembre si voterà in Emilia-Romagna per il sindaco e il rinnovo del consiglio comunale in 14 Comuni. Una scadenza di non secondaria rilevanza, se si pensa che alcuni di essi sono dei grandi centri. Tra questi Imola, Faenza, Vignola, Comacchio e altri non meno importanti. La posta in gioco è la verifica della tenuta o meno dell’ottimo voto che ha permesso di sconfiggere la candidata della Lega e del centrodestra, e di rinnovare il mandato a Stefano Bonaccini, circa sei mesi fa.

Il 20 e 21 settembre si voterà, inoltre, in alcune importanti regioni e la posta in gioco della sinistra è la riconferma o meno dei presidenti regionali, come in Toscana, Campania, Puglia. E la possibilità di ritornare a essere maggioranza, come in Liguria e Veneto. Si dà per scontato ciò che scontato non sarebbe, che gli attuali presidenti, il ligure Toti e il veneto Zaia, del centrodestra siano sicuramente rieletti. La rinuncia a una politica di alternativa e la mancanza di coraggio a sfidare anche un avversario forte fanno capire che la sinistra non ha idee e mostra tutte le sue inadeguatezze. Ha smarrito la sua vocazione a essere forza di lotta per il governo della cosa pubblica a livello nazionale e locale.

Il 20 e 21 settembre si voterà, infine, in Italia per il referendum di riduzione dei parlamentari e dei senatori. Si dovrà decidere se tagliare 200 deputati e 115 senatori. Un pronunciamento popolare che avviene senza una proposta di riforma istituzionale ed elettorale. Manca più di un mese e i partiti del centro-sinistra sono andati in ferie e brillano per assenza d’indicazioni chiare e convincenti. Il solo presidente della regione Emilia-Romagna si fa carico, come si diceva una volta, di esserci e di dare la linea. Stefano Bonaccini di fatto parla e si pronuncia come se fosse già il segretario nazionale del Pd. Viene da dire meno male che c’è un dirigente come lui responsabile e coraggioso.

Sul referendum nazionale Bonaccini indica di votare ‘Si’ e sollecita la riforma istituzionale ed elettorale. Sul voto regionale Bonaccini va a Firenze a sostenere la candidatura di Eugenio Giani del centro-sinistra a futuro presidente della Toscana. Sul voto nei 14 comuni emiliani Bonaccini fa anche da segretario regionale e inizia il suo tour elettorale senza andare in ferie partendo da Imola. Il sostegno al candidato Marco Panieri avviene sulla promessa di stabilizzare il Gran Premio di Formula 1, sulla critica alla presentazione di due liste del centro-sinistra e sul richiamo che il solo voto al Pd non è sufficiente a Panieri per vincere.

Questo propositivo attivismo a livello nazionale, regionale e locale del presidente della regione Emilia-Romagna pone una questione tutta politica: è possibile ridare un’anima al Pd e una forte presenza territoriale? È possibile rifondare la sinistra, rigenerando una capacità di aggregazione dei democratici, progressisti e socialisti su una piattaforma di governo credibile e sostenibile? Si ha l’impressione che il Pd non abbia voglia di aprire una seria riflessione su questi temi a partire dai comuni e dalle regioni. Riflessione che andava fatta già dopo le molte sconfitte elettorali. In particolare dopo molti comuni ceduti al centrodestra, fino alla perdita di Ferrara e di Forlì.

Indicativa di questa volontà a rimuovere e a non rinnovarsi è la persistenza del segretario regionale Paolo Calvano, ancora alla guida politica del Pd regionale nonostante le sconfitte accumulate nella sua gestione e la sua nomina ad assessore della giunta Bonaccini. A questo punto, con tutte queste contraddizioni e mancanze del Pd, è sperabile che davvero dei  giovani dirigenti riescano a fare il miracolo di costruire a ogni livello un’alleanza, senza trattino, di centrosinistra la più larga possibile, aperta al contributo di quei movimenti creativi della società, come le 6000Sardine, che permettano di risultare credibili e vincenti.

Photo credits: Francesco Pierantoni (CC BY 2.0)


3 pensieri su “Elezioni 2020, chi è il segretario nazionale del Pd?

  1. “Non toccava ai familiari di Berlinguer difendere la grandezza di quella memoria, ma agli eredi di quel partito che oggi inspiegabilmente tacciono….”
    Eppure il fatto, eclatante per il nome che entra in gioco, non è così eccezionale. A partire dalle stragi degli anni ’70, forte si è visto il protagonismo delle associazioni dei familiari delle vittime, come se si trattasse di affari privati. Partiti e movimenti si sono aggregati arrivando a mettere in piazza numeri commoventi di cittadini; ma è come se spettasse ai familiari (Milani per piazza della Loggia a Brescia, Seci e poi Bolognesi per la stazione di Bologna… la famiglia di Giulio Regeni) mantenere la memoria. Invece dovrebbe essere la collettività, istituzioni, stato, a prendere la guida delle operazioni di accertamento e, per quel che vale, di riparazione.
    Che sia successo anche con Enrico Berlinguer, può indignare ma non stupire. Invece ancora stupisce il ritrovarci cittadini di uno stato troppe volte estraneo ai valori espressi nella Costituzione. E ora il contagio pare essere passato ai partiti.

  2. Sul fatto che il Presidente Bonaccini dia indicazioni a votare SI al referendum confermativo sulla riduzione dei parlamentari e senatori io, personalmente, ma non solo io, non sono d’accordo. E’ comprensibile, ma non giustificabile, il silenzio assoluto del PD sull’argomento: hanno votato per 3 volte contro e solo l’ultima volta, per un puro e semplice accordo sottinteso con M5S hanno votato a favore, condizionando, stiamo bene attenti, il voto al fatto che si facesse la riforma elettorale in senso proporzionale con sbarramento al 5%, oltre ad altri non meno importanti condizionamenti. Nessuno dei quali è stato portato a termine. La riforma è una bufala e lo sanno tutti, una pura e semplice cialtronata del movimento ma non si ha il coraggio di dirlo. Fatta in queste condizioni è anche pericolosa per la stabilità della democrazia rappresentativa. Bisogna dire NO a questa truffa e Bonaccini e tutto il PD dovrebbero avere il coraggio di dirlo.

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