Queste primarie non s’hanno da fare

Da mesi assistiamo a un balletto ipocrita. Ora c’è l’alibi del Covid per rinviarle. Si potrebbero fare on line ma quasi certamente salteranno. Vediamo perché. Libertà è davvero partecipazione?

di Massimo Gagliardi, giornalista


Posso dire? Che il Pd non voglia le primarie, s’è capito da tempo. Sono mesi che la parola “primarie” viene pronunciata a mezza bocca, quasi con timore da tutti i dirigenti e gli esponenti Pd che hanno esternato sui giornali. Alla domanda: ma lei è d’accordo nel fare le primarie, la riposta in genere è sempre una subordinata. E cioè: sarebbe meglio che il partito avesse un candidato unitario ma se proprio si insiste…

Un contorcimento generale (a parte Luca Rizzo Nervo) che ha aspettato prima la festa dell’Unità e poi le assemblee dei circoli, in attesa che arrivasse un alibi, un appiglio, un refolo qualsiasi per eliminarle. Quando il segretario del partito Luigi Tosiani ha detto pochi giorni fa “conto di avere un candidato unitario entro Natale”, il gioco sembrava fatto. Anche se a prezzo di un duro scontro interno. Ora è riesploso pure il Covid e quindi l’alibi è perfetto.

Del resto, anche se l’avevamo capito, ci eravamo quasi rassegnati, tanto siamo abituati alla gestione “democratica” del partito. Qualcuno però ci ha svegliati. Amelia Frascaroli l’altro giorno, su InCronaca, ha detto: le primarie vanno fatte, on line. E non è l’unica a dirlo. Oltre a Rizzo Nervo anche Sergio Lo Giudice e altri che non escono sui giornali.

Appunto. Perché, quando a Roma Carlo Calenda ha annunciato di candidarsi, il Pd ha proposto subito le primarie? L’ipocrisia è evidente. Con grande delusione dei più giovani che nel Pd credono ancora.

Si dice: ma ce li vedete voi tre assessori scannarsi alle primarie? Che scena sarebbe? Risposta: non penso proprio che ci andrebbero in tre. E se anche fosse, cosa vuol dire scannarsi? Le primarie sono un confronto politico. O no?

E se si candidasse anche Gian Luca Galletti? Non penso che un candidato come Matteo Lepore perderebbe. Anzi, forse sarebbe Galletti a non volersi esporre alla figuraccia. E se si candidasse Elisabetta Gualmini? Un sondaggio Youtrend l’ha data dietro (20 contro 26) a Lepore; ma ammettiamo pure che venisse spalleggiata da un voto organizzato. Ebbene: non sono queste le primarie? Se fossero fatte in presenza, non potrebbero essere ugualmente mobilitati gli amici degli amici? E un candidato come Lepore non potrebbe forse farlo a sua volta?

Le primarie SONO il rischio di perdere. Altrimenti si chiamerebbe voto bulgaro.

Di una cosa siamo certi: le primarie non si faranno. E il Pd dimostrerà di aver paura di se stesso e quindi di non aver rispetto per l’intelligenza dei suoi elettori. Allora però non parlateci più di primarie, di partecipazione, di democrazia. Mai più.

P.S. Cathy La Torre, prima candidata ufficiale a succedere a Merola, dove sei finita?


Un pensiero su “Queste primarie non s’hanno da fare

  1. Primarie ? Quali e per cosa? 1) applaudire unanimemente chi è sopravvissut* a ferali litigi interni al PD; 2) come.sopra, ma dopo proposta di coalizione fra sopravvissuti; .3) ogni gruppo che aspiri alla coalizione viene interrogato duramente sulle priorità sia a breve termine che di mandato e sulle ragionevoli alleanze. Scegliere e procedere. Se no, lasciar perdere

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